Anni fa stavo nella Patagonia argentina e parlavo con un emigrato italiano che era diventato un grande proprietario terriero (là le fazendas, le fattorie, hanno intorno estensioni pazzesche per noi europei).

Mi stavo interessando per comprare un piccolo appezzamento (un’idea folle, lo so) in quel paradiso a ridosso delle Ande. Alla mia domanda “ma si può costuire?” seguì una risata omerica: “Qui non è mica come in Italia” ribatté il tizio “sulla tua terra puoi fare quel che ti pare”.

Ci sono rimasto male. Ho pensato all’Italia dove ti fanno impazzire per tirar su un muretto, non parliamo di tirar su una casa, che tra l’altro costa ormai cifre assolutamente folli.

Ora la notizia è che Ikea si è messa a costruire case, vendute col marchio Boklok: case prefabbricate beninteso, che stanno andando a ruba in Inghilterra dove Ikea ha cominciato ad esportare.

Bell’idea ho pensato. Poi ho sentito il prezzo, 150.000 euro. Ecché cavolo, mi son detto: pazienza gli svedesi, ma quanto guadagnano gli inglesi?

20 Responses to “Le case Ikea vanno a ruba”

  1. realtebo Says:

    da paura, e io che con 50 mila di 15 di spese varie ho comprato casa (72 mq di 25 di garage e suppellettili varie) !?

    Cmq è vero, se non esistessero stupide leggi sull’edilizia ognuno avrebbe la sua casa, pagherebbe l’ICI e saremmo tutti contenti.

  2. epaminonda Says:

    @realtebo
    Forse sarà che l’Italia è sovraffollata? Pensateci bene, non è che siamo troppi? Vedete qua: http://www.oilcrash.com/italia/italia_a.htm.
    Se pensiamo che la Patagonia è il triplo dell’Italia (non so le cifre precise) e ha una popolazione molto bassa, costruire le case è ecologicamente sostenibile. Qua in Italia costruiamo addirittura sul Vesuvio!

  3. aghost Says:

    che siamo in troppi è fuori di dubbio, poi c’e’ una legislazione pazzesca per cui è impensabile, per esempio, costruirsi una casa da soli. In Canada, dove ho viaggiato, è una cosa normalissima.

    Anche in italia nel dopoguerra del resto, molte famiglie si sono fatte le casa nei ritagli di tempo.

  4. Cristian Says:

    Se vuoi casa oggi, devi tassativamente passare per il tramite di una banca: si chiama mutuo.

    Costruirsi la casa da se? Ma voi siete matti! Con la miriade di variabili cui tenere conto e la burocrazia incalzante, ti passa la voglia ancora prima di abbozzare uno schizzo di progetto su un semplice foglio di block notes.

    Ma le case Ikea sono tassabili ai fini ICI? In teoria sono case mobili. Oppure ho capito male?

  5. Michele Favara Pedarsi Says:

    Comunque ieri a Report quella storia a lieto fine dell’autocostruzione non era male… economicamente conviene, bisogna farsi il mazzo per 2-3 anni per costruire di notte, i week-end e le feste… però alla fine la casa si tira su. Con quel metodo bastano:
    - un terreno;
    - la metà/un terzo dei soldi necessari a comprare casa bella e fatta;
    - una ONG che ti aiuta a prezzi modici con le questioni burocratiche e strettamente tecniche (un geometra, un ingegnere, un capo cantiere che viene ad assicurarsi di tanto in tanto che non ti crollerà il solaio in testa)
    - e qualcuno che ha esperienza nell’edilizia (un carpentiere o un muratore; insomma, qualcuno che sa dove mettere le mani… se no i muri vengono sbilenchi e gli intonaci alla Gaudì)
    - e qualche socio ragionevole…

    E poi vuoi mettere il gusto di poter sorridere a 44 denti davanti al costruttore locale che da 20 anni manovra le giunte comunali per deturpare il paesaggio? Soddisfazione civile allo stato puro… meglio che firmare 100 petizioni…

  6. aghost Says:

    no non sono case mobili, sono prefabbricate. Comunque nella puntata di report di domenica scorsa hanno mostrato una cosa piuttosto singolare: dei tizi che si sono messi insieme e hanno costruito la casa da sè grazie, credo, all’aiuto dell’ente pubblico riguardo la direzione dei lavori e il rispetto delle varie norme sull’edilizia. Questi tizi in questo modo sono riusciti a costruirsi la casa risparmiando un bel po’ di soldi

  7. Cristian Says:

    Non ricordo quando le lessi nè che nome avevano dato a questo fenomeno, ma tempo fa andava di moda lavorare per un’impresa alla costruzione della propria casa.
    A lavoro finito la casa era tua.
    Le condizioni economiche e di rapporto lavorativo non le ricordo. Sorry.

  8. enrico Says:

    e ci sono anche le case in paglia autocostruite… mai sentite?

  9. aghost Says:

    veramente no…

  10. enrico Says:

    guardate un po’

    http://www.laboa.org/

    bella storia, eh…?

  11. aghost Says:

    @enrico: figata!!! :)))

  12. francesco Says:

    Le case dell’IKEA di cui si parla nel tuo post non sono kit per l’autocostruzione. Insomma non è lo stesso concetto del mobile che compri imballato e poi ti monti con un manuale.
    In Scandinavia è stato via via messo a punto il sistema costruttivo che è basato su dei pannelli in legno a sandwich prodotti industrialmente e poi montati in sito in un tempo brevissimo. L’impresa che ha dato il know how edilizio è una delle maggiori in Svezia e si chiama Skanska. Il marchio creato da Ikea è BOKLOK e viene distribuito in Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia su licenza a sei subappaltatori. Ne parlano come se fosse una specia di edilizia popolare e la domanda supera nettamente l’offerta tanto che si va per estrazione (?!). In gran Bretagna sono un po’ ai primordi e le case comunque sembrano anche a me piuttosto costose. Dello sviluppo immobiliare si occupa una società inglese.
    I paesi dove l’housing industriale è piuttosto avanti sono invece il Giappone (massimo della flessibilità della forma dell’edificio, prezzi abbastanza alti) ma anche Stati Uniti e Canada (prezzi bassi e qualità bassa).

    L’autocostruzione è tuttaltro discorso. In Italia inizia a muovere i primi passi. Non è un’idea sbagliata in linea di principio ma se uno ha appena una minima esperienza di cantiere si rende conto che superà le capacità dei più sorattutto quando si mette le mani sugli impianti tecnologici. Forse la struttura la tiri su ma poi hai bisogno di aiuto da degli specialisti. Le case di oggi non sono più quelle degli anni passati.

    Francesco

    Ciao,

  13. aghost Says:

    grazie francesco per l’intervento. Certo hai ragione le case Ikea (tra l’altro piuttosto care, mi pare) non sono quelle che ti porti a casa e ti monti da solo, ma sfruttano il concetto del prefabbricato.

    Del resto l’autocostruzione in Italia è resa praticamente impossibile da una selva legislativa inestricabile per un semplice cittadino che voglia costruirsi la casa da sè.

  14. Mistero Ikea « aghost Says:

    [...] qualche strana e misteriosa ragione, un mio vecchio post su IKEA (marzo 2007) è tornato a galla ed è, da circa 1 mese, costantemente in testa ai post più letti [...]

  15. RoyRockers Says:

    Che forse un po tutti vorrebbero andare ad abitare in Patagonia ??
    Non ci pensate nemmeno ! il nostro Caro Benetton se l’è comprata quasi tutta a quattro soldi, e l’ha già recintata.

  16. Mario Says:

    Dov’è il problema nel costruirsi una casa da soli? Perché sostenete che sia impossibile? Io conosco diverse persone che, disponendo delle competenze, si sono costruiti case. Non si può fare quello che si pare, ma mi pare ovvio: o siete tutti concordi che i piani regolatori non servano a nulla? O provereste forse soddisfazione nel passeggiare per il Parco d’Abruzzo e ritrovarvi montagne di residence e villette costruite nel nome del “odio-la-burocrazia”?

  17. andrea Says:

    Francamente 150.000€ non mi sembrano tanti per una villetta. A Milano con una cifra simile trovi un monolocale in un ghetto, da ristrutturare.

  18. radu Says:

    in romania costa 300 euro il projeto fatto poi ti serve l’autorizatione e fai da te.basta che dichiari la cosa quando chiedi l’autorizatione.senza terra costa 50000 la casa

  19. I miei “top ten” « aghost Says:

    [...] Le case Ikea vanno a ruba [...]

  20. Casetta nel verde « aghost Says:

    [...] una casetta nel verde, magari col prato sul tetto come le case norvegesi? Bene signori, dopo le case prefabbricate IKEA ecco quelle della ditta inglese  Ecospacestudios: ecologiche, prefabbricate e, dicono, [...]

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