Digitaldivideche?

gennaio 26, 2008

E’ bella la rete: alle volte per vie del tutto traverse si arriva a scoprire cose molto interessanti. Ho preso un commento da Dario Bonacina, in altro post sulla scomparsa dei televisori a tubo catodico, che mi segnalava il sito governativo www.comunicazioni.it.

Ci sono andato e la mia attenzione è stata attirata dalla notizia in bella evidenza “Accordo con Telecom Italia contro il digital divide“. Già il titolo mi è suonato storto: come si possono fare accordi contro il digital divide proprio col principale responsabile di questa penosa situazione?

Sono andato a leggere e ho scoperto che c’è di mezzo Infratel, società pubblica tramite la quale è stato fatto un accordo a tre, Infratel, il Ministero e Telecom Italia. Che sarà mai questo accordo? Temo di saperlo: quattrini pubblici, suppongo. Cerco Infratel su Google, trovo il sito ma è “under construction“! Cerco ancora: saltano fuori notizie del 2004 (!), epoca Gasparri per capirci, in cui si magnificava la fine del digital divide grazie a Infratel. Fantastico: ma dopo quattro anni non sono neppure riusciti a costruirsi un sito?

Cerco ancora: Infratel fa parte di Sviluppo Italia, quella di Italia, il mega portale da 60 milioni di euro indecorosamente chiuso alla chetichella pochi giorni fa. Mi si sono drizzati i peli sulla schiena…
 

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13 Responses to “Digitaldivideche?”

  1. aghost Says:

    update: probabilmente il sito infratel.it non è quello di infratel italia spa, che dovrebbe essere http://www.infratelitalia.it che però rimanda ad un pagina interna di Sviluppo Italia. La sostanza non mi pare che cambi, anzi è pure peggio: hanno solo il dominio ma non la pagina html… :)

    update2: Sviluppo Italia è l’Agenzia Nazionale per lo sviluppo di impresa e l’attrazione di investimenti. La sua missione è promuovere, accelerare e diffondere lo sviluppo produttivo e imprenditoriale per rafforzare la competitività del Paese. Per contribuire allo sviluppo di settori produttivi e reti infrastrutturali prioritarie per la competitività del sistema Paese, Sviluppo Italia ha costituito Italia Turismo, Italia Navigando, Rete Autostrade Mediterranee, Infratel Italia, Innovazione Italia, Italiaevolution e Sviluppo Italia Aree Produttive, società funzionali in grado di individuare, attrarre e gestire risorse nell’ambito dell’attuazione di progetti speciali.

    Ocio: dice “Attrarre e gestire risorse”…

  2. frap1964 Says:

    La Infratel è la classica società di scopo, così come lo è stata Innovazione Italia per il portale italia.it.
    Solo che Innovazione Italia rispondeva all’ allora Ministero dell’Innovazione e Infratel al Ministero delle Comunicazioni.
    Ora basta fare una ricerca su http://ted.europe.eu per scoprire che dal 2005 la società ha gestito due gare europee per la realizzazione di infrastrutture a banda larga e wireless per un valore di circa 130 milioni di euro.

    Gara 2005:
    Breve descrizione:
    L’appalto ha per oggetto la progettazione esecutiva e la successiva realizzazione di infrastrutture costituite da impianti in fibra ottica per una rete a banda larga, comprensiva della fornitura e posa in opera del relativo cavo in fibra ottica e della successiva manutenzione dell’infrastruttura. Sono previsti i seguenti lotti: Lotto 1: Sicilia; Lotto 2: Puglia; Lotto 3: Campania; Lotto 4: Calabria; Lotto 5: Basilicata; Lotto 6: Sardegna; Lotto 7: Abruzzo e Molise.
    Valore totale stima:
    126.970.000,00 EUR IVA esclusa, di cui 3.766.059,00 EUR per oneri della sicurezza, non soggetti a ribasso, secondo la ripartizione per ciascun lotto.

    Gara 2006:
    Breve descrizione:
    Accordo Quadro per la fornitura in opera di sistemi ed impianti di trasmissione wireless e ottici per la realizzazione nella regione Basilicata di una rete di telecomunicazioni a larga banda, comprensiva di adeguamenti progettuali, manutenzione, nonché della fornitura in opera del sistema di supervisione e gestione.
    Valore:
    4.125.308,00 EUR. IVA esclusa.

    Telecom non risulta direttamente tra le imprese aggiudicatarie di nessuna delle due gare, ma può essere che qualcuna di queste imprese (che sono varie e diverse) faccia parte del gruppo.

    Lo scopo principale di questo tipo di società (di scopo) consiste nel giustificare il pagamento di stipendi vari per AD e, generalmente, una pletora di consiglieri di amministrazione. Un vizietto che in epoca berlusconiana ha avuto largo seguito in Sviluppo Italia e che il prode Prodi aveva promesso di sanare con un vasto piano di rientro (dagli esiti però ignoti).


  3. soldi buttati e gestiti da incompetenti, non credo ci sia nulla da aggiungere

  4. MFP Says:

    …e Sviluppo Italia e’ quella che una volta si chiamava IG, Imprenditorialità Giovanile… per oltre al turismo cioe’ (come ne parlo’ Report), riceve anche tutti i fondi per l’imprenditorialità giovanile, femminile, etc. e IG e’ quella che fallì per una frode madornale ai danni dello stato…

    P.s.: con la finanziaria 2007 ha cambiato di nuovo nome “Agenzia Nazionale per l’attrazione investimenti e lo sviluppo di impresa” ed e’ Ente Governativo…


  5. Il cambio di nome è l’unica attività che riesce bene, forse perchè non ci vuole poi molto. E’ un po’ come una mano di cerone prima di andare in onda: sotto sotto c’è decrepitezza.

  6. MFP Says:

    ah certo… cambiando nome e’ più difficile rendersi conto che IG SI e ora ANAI-qualchecosa… sono la stessa cloaca. Così ci saranno quei cittadini che di volta in volta hanno capito che quella societa’ non fa nulla di buono e serve soltanto a deviare i fondi europei verso le tasche di amministratori pubblici… pero’ il 33% ha avuto a che fare con IG, il 33% con SI e il 33% con AgenziaNazionalePer… così ci vuole il triplo del tempo prima che maturi l’idea che non importa chi sia a metterci mano, perche’ ci stanno comunque prendendo per il culo.

  7. db Says:

    Ok, hanno fatto un accordo. Ma a cosa porterà, realmente?
    Aghost, tu sottolinei giustamente “come si possono fare accordi contro il digital divide col principale responsabile di questa penosa situazione?”.
    E’ un po’ come venire a patti con un rapitore che tiene in ostaggio qualcuno… Ma come scrivevo un mesetto fa (http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2145683) ci sarebbe da capire ora in cosa si tradurrà, in concreto, questa collaborazione, che tempi si daranno i partner, e soprattutto quali condizioni 8anche economiche) saranno poste per il conseguimento degli obiettivi.


  8. Forse è che hanno pensato che le Infratel fossero delle ciabatine da usare quando si sta al pc

  9. aghost Says:

    oscar, semmai quando si sta al telefono :)

  10. aghost Says:

    db, io credo che l’accordo sia sostanzialmente uno solo: quattrini. Quattrini dello Stato al monopolista privato per mettere qualche pezza. Del resto che altro tipo di accordo potrebbero fare? Ma non mi pare proprio una cosa seria

  11. aghost Says:

    frap, leggendo le gare che hai riportato potrei intepretare: “tu Stato con la scusa di combattere il digital divide mi dai un bel po di quattrini e io telecom mi metto la fibra ottica e riammnoderno le mie infrastrutture coi quattrini pubblici. Come foglia di fico per coprire il tutto, facciamo finta di mettere il wifi da qualche parte”.

  12. picchiatello Says:

    Diciamo che ricorda tanto l’IRI…..
    Non vorrei mai che questo genere di accordi fosse proprio per cercare di rallentare le società comunali o private che effettivamente cominciano a portare nelle zone disagiate il wireless a basso prezzo.

  13. MFP Says:

    aghost, true… infatti il monopolista – privato – non vuole mettere soldi propri (dopo averne rubati taaaaaaaaaaanti svuotando la società di quasi tutto ciò che aveva un valore reale)… se ne parlava tempo fa… ricordi l’appello di Quintarelli “Fibra che ride”? Ricordi la questione della remunerazione delle reti (che non si sostengono!)?

    Potrebbe benissimo essere il metodo prescelto per far arrivare a TI i soldi pubblici necessari a rimodernizzare la rete… per altro con fibra fino all’armadio di strada/cantina invece che fino a casa (ie: si fa un lavoro che dura 2 anni e poi bisogna ricominciare da capo… altri soldi pubblici… altro pil… altri appalti… altri inciuci… tempo perso… distanza dalle best pratice aumentata… un danno inestimabile).


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