Marchettone gigante a Porta a Porta martedì 16 dicembre 2009, con un’intera puntata dedicata al “cinepanettone” di De Sica & company. Sul sito del programma Rai così descrivono l’evento: “Ospiti della puntata i protagonisti dell’ultimo successo natalizio “Natale a Beverly Hills“.

A Porta a Porta hanno già deciso, nonostante il film debba ancora uscire nelle sale, che si tratta di un successo. Il successo preventivo insomma. Forse non sarebbe inutile chiedersi perché mai il cosiddetto servizio pubblico della Rai debba infliggere, agli abbonati obtorto collo, queste pubblicità spudorate pagate coi soldi dei contribuenti, spottoni di ore per la promozione delle solita boiata di Natale.

Sempre meglio del cetriolo

novembre 6, 2009

Ecco il nuovo video turistico dell’Italia di Enit, l’ente per il turismo nazionale. Sempre meglio del famoso “cetriolo” dello sfortunato portale-mostro italia.it, anche se, alla fine del filmato, spunta con sgomento un nuovo sito: www.italiamuchmore.com. Ma perché? Non bastava quello ufficiale per cui sono già state buttate montagne di soldi?

La cosa più incredibile è che il bottone “approfondisci” rimanda al sito dell’Enit – Agenzia Nazionale del Turismo: non c’è neppure un link al sito ufficiale di italia.it! Ma la Brambilla lo sa?

Insomma ciascuno procede per conto suo, ignorando ciò che fa l’altro, ma continuando a succhiare contributi e finanziamenti.

wud

Questa è l’ultima volta che compro roba De Longhi. Già mi ero pentito dopo l’acquisto di un condizionatore “Pinguino”, ora ci sono ricascato con un umidificatore, modello UH 800 E.

Già la sigla fa girare le scatole: ma è così difficile mettere delle sigle più semplici e magari intelleggibili? Tra l’altro sul sito ufficiale De Longhi il mio modello non c’è. Eppure l’ho comprato l’altro giorno, non dieci anni fa. C’è il modello UH 660 E, UH 650 M, VH 200, VH 100, ma l’UH 800 E no. E non chiedetemi il significato delle sigle.

L’oggetto ha un’estetica gradevole ma, come al solito, è sull’usabilità che casca l’asino. La tanica è capiente, 6,5 litri, ma è scomodissima da riempire: è una specie di “uovo” che bisogna staccare dalla base, per riempirlo bisogna rovesciarlo e svitare un tappo sul fondo. L’uovo è piuttosto grande, quindi non ci sta nel solito lavandino, perciò  bisogna attrezzarsi con una caraffa o un annaffiatoio, badando bene a non rovesciare l’uovo perché, essendo sferico, non sta in piedi da solo.

Riempito d’acqua l’uovo, si rimette il tappo e lo si ri-capovolge (occhio che se avete avvitato male il tappo rischiate di allagare la stanza). Lo si risistema quindi sulla base infilando i suoi quattro piedini nei rispettivi fori. Mi immagino una persona anziana maneggiare un uovo scivoloso da 6 chili e mezzo, col rischio concreto di farlo cadere e romperlo.

Domanda: era così difficile fare un’apertura direttamente sull’apparecchio per un banale rabbocco? La stessa solfa della tanica rovesciabile c’era anche sul condizionatore Pinguino, con l’aggravante che la tanica in quel caso pesava 15 o 20 kg, roba da ernia al disco! Mi immagino ancora la vecchina trascinare la tanica sul pavimento e poi fare sollevamento pesi.

Passiamo ai comandi dell’umidificatore: c’è un serie di bottoni e un display che indica (o dovrebbe indicare, come vedremo in seguito) la percentuale di umidità della stanza, oltre a poter impostare l’umidità desiderata. I comandi  sono sul lato inferiore dell’apparecchio: siccome gli umidificatori di solito si mettono sul pavimento, bisogna buttarsi per terra per leggere i bottoni a 2 cm dal pavimento. Altra domanda: era così insensato mettere i comandi sul lato superiore, così almeno ci si inginocchiava e basta?

Non è finita: appena acceso l’apparecchio, “l’umidostato“, come lo chiamano loro,  segnava 55%. Dopo una nottata di funzionamento era sceso a 45%! Ma come, non doveva umidifcare la stanza? Delle due l’una: o l’umidostato non funziona, o l’apparecchio deumidifica invece di umidificare. Se l’umidostato non funziona come dovrebbe, sottostimando la percentuale di umidità effettiva, se ne deduce  che l’apparecchio NON si spegnerà quando ha raggiunto l’umidità impostata, oppure si spegnerà per gli affari suoi, senza alcuna relazione con la vera umidità dell’ambiente. Insomma è impossibile sapere quant’è realmente l’umidità dell’aria nella stanza e, di conseguenza, anche regolarla.

Il disastro di usabilità si conclude col libretto di istruzioni in 13 lingue, scritto dal solito delinquente, incluse le indispensabili pagine in greco, svedese e ugro-finnico. L’approssimazione e la sciatteria con cui sono scritte le istruzioni completano il quadro: i vari pezzi sono contrassegnati da lettere invece che da numeri, più semplici da ricordare. Così al posto del più banale, e intuitivo, “+” e “-” per regolare l’umidità, abbiamo due bottoni indicati con  “p” e “q” (!). Ma perché?

Sulla  pagina delle caratteristiche tecniche c’è una serie di asterischi: significa che la funzione c’è o non c’è? Un “sì” e un “no” era troppo banale?  Nella riga della potenza assorbita, infine, un dato piuttosto importante circa i consumi,  c’è la scritta “vedi targha caratteristiche” (testuale), senza alcun cenno però di dove sia questa “targha”. Forse è sul fondello dell’apparecchio, ma se è già in funzione bisognerebbe spegnerlo, aspettare che si raffreddi e svuotarlo per poter guardare se c’è l’etichetta. Non si poteva mettere il dato direttamente su libretto di istruzioni?

Dulcis in fundo, esiste un centro telefonico di assistenza  pagamento, la DLS service, di cui però non sono indicati né i giorni né gli orari di funzionamento. Insomma secondo De Longhi dovrei telefonare e spendere altri soldi per segnalare che il loro apparecchio è difettoso.

Pubblicità progresso

ottobre 12, 2009

Chissà perché pubblicità simili non le vediamo mai in Italia, da noi si preferisce esaltare il “da 0 a 100 km/h in sec…”

Odor di bufala

ottobre 11, 2009

Chris Cardello, sciatore americano, è travolto da una valanga durante una vacanza a Haines in Alaska. La videocamera che aveva sul casco riprende tutto. Viene estratto vivo dai compagni dopo 4 lunghissimi minuti sotto la neve. Il video sta facendo il giro della rete e la notizia è stata rilanciata da tv e giornali, anche dal Corriere. Peccato che il video risalga al 2008, e quindi è una notizia vecchia come il cucco. Ma c’è di più. Personalmente ho seri dubbi sull’autenticità del documento, che è stato pubblicato dalla Black Diamond, azienda che commercializza indumenti per lo sport e anche i giubbotti antivalanga “Avalung”. Il video è stato rilanciato in rete ora, all’inizio della stagione invernale, e questo induce ulteriori sospetti.

Ma è osservando meglio le immagini del filmato che si scoprono altri elementi che rafforzano la tesi che si tratti di una abile messinscena:

1) il travolto è sotto la neve adagiato sulla schiena, cioé nella posizione migliore per essere “scoperto”, con telecamerina funzionante che inquadra i soccorritori con un suggestivo controluce

2) l’obiettivo non è sporco di neve, come sembrerebbe logico durante un travolgimento da valanga, ma bello pulito in modo che la ripresa sia subito perfetta fin dalla prima “palata” nella neve. Tra l’altro c’è una dissolvenza sospetta proprio in quel momento fatidico (sarebbe stato imbarazzante vedere il soccorritore che, per prima cosa, spolvera l’obiettivo)

3) l’inquadratura non si muove mentre i soccorritori scavano a lungo; la cosa sembra piuttosto singolare poiché, di solito, la prima operazione è far respirare il travolto e pare improbabile che i soccorritori non gli facciano muovere la testa neppure di un millimetro. Nell’audio si sente il travolto piangere o singhiozzare in modo convulso, ma l’inquadratura rimane immobile.

Un web discutibile

settembre 30, 2009

wiki

Google una ne fa e cento ne pensa. L’ultima trovata diabolica è il sidewiki, uno strumento che fa parte della nuova toolbar di Google. Col sidewiki qualsiasi pagina web diventa commentabile da chiunque. Una colonnina appare sulla sinistra del web, coi commenti dei visitatori. Una specie di twitter appiccicato al web anziché alle persone.

Questa funzione è possibile per tutti coloro che hanno un profilo su Google, il che, se da una parte apre scenari inquietanti sull’utilizzo dei nostri dati, dall’altra offre uno strumento interessante e forse rivoluzionario.

Pensiamo ad esempio alla possibilità, da parte dei lettori, di commentare il sito e le notizie di Repubblica o del Corriere, o di qualsiasi altro giornale o sito web. Non è una straordinaria possibilità, per i giornalisti, di poter tastare il polso ai lettori “in diretta”?

L’aspetto meno piacevole della faccenda è che il gestore del sito non ha alcun controllo sui contenuti del sidewiki, poiché questo è gestito da un server di Google. Ma forse il pericolo maggiore di questo nuovo strumento è che attirerà gli spammer come le mosche sul miele.

Sembra incredibile eppure c’è qualcuno che ha fondato un comitato per il Premio Nobel a Silvio Berlusconi. Ma per cosa, si chiederà qualche incauto? Per la pace, dicono i suoi sostenitori, per il suo “indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”.

In molti hanno creduto ad uno scherzo, neppure troppo originale vista la caratura del personaggio. Un Nobel a Berlusconi non indigna, fa ridere. E invece pare sia tutto vero. Oltre al sito ufficiale è nato anche un gruppo su Facebook.

In rete già circolano gli “inni” in stile Ceaucescu: il corale “Silvio forever“,  poi uno in versione lirica “La pace può” cantato da un simil-Bocelli, mentre un altro è uno pseudo gospel intitolato “Silvio c’è“.

Ascoltate e agghiacciate!

Call center

settembre 7, 2009

call

Prima di mandare affanculo l’operatore “stronzo” del call center, fermatevi un secondo. Lui guadagna 21 centesimi di euro per 1 minuto di telefonata, se si prolunga a 2 minuti guadagna 42 centesimi, se arriva a 2 minuti e 40 secondi guadagna 60 centesimi.

Oltre i 2 minuti e 40 non guadagna nulla, nel senso che il guadagno resta sempre fermo a 60 centesimi. Ecco perché a 2 minuti e 40 secondi della telefonata di solito si viene liquidati sbrigativamente o cade la linea. Si lavora insomma per 6 euro lordi l’ora (circa 4 euro netti l’ora), peggio degli schiavi. Tutti odiamo i call center, in cui veniamo rimbalzati incomprensibilmente da una voce registrata all’altra, in estenuanti attese prima di riuscire a poter parlare con un essere umano, al quale arriviamo già coi nervi a fior di pelle.

I lavoratori dei call center sono quasi tutti co.co.pro, cioé lavorano “a progetto”.  Un lavoro di 3 o 6 mesi, rinnovabili alla scadenza se non hai rotto troppo i coglioni. Ma che progetto è rispondere alle telefonate? E’ un lavoro e basta. Un lavoro tra l’altro che scontenta tutti, il lavoratore e anche il cliente. C’è da chiedersi come si sia arrivati a queste tragiche forme di perversione.

Su questo triste e grottesco precariato, il bravissimo Ascanio Celestini ha dedicato uno dei suoi divertenti monologhi (video).

La Woodstock dei peti

settembre 1, 2009

allevi

Giovanni Allevi racconta a Radiomontecarlo “tutte le sue emozioni” alla vigilia del grande concerto del 1 settembre all’Arena di Verona. E promette (o minaccia, a seconda dei casi): “Sarà la Woodstock della musica classica!”.

Onestamente, penso che Allevi abbia stufato: invece di accontentarsi dell’immeritato successo, il nostro Clayderman dei poveri da alcuni anni ormai sbraca con dichiarazioni ridicole e megalomani.

Arriva la G11

agosto 20, 2009

http://www.ubergizmo.com/photos/2009/8/canon-g11.jpg
Novità in casa Canon, sta per arrivare la Powershot G11. Da una parte è deprecabile questa frenesia a sfornare nuovi modelli, (la G9 è ancora in vendita e la G10 è uscita quest’anno!), dall’altra è con piacere che si segnalano due novità. Una è la riduzione dei megapixel, dai 14 e rotti si torna a 10 mp (quindi qualità dell’immagine prevedibilmente migliore): finisce perciò, almeno per il momento, questa assurda gara a “chi ce l’ha più lungo”, con risoluzione esagerate spremute da sensori piccolissimi.

L’altra è il ritorno del display orientabile, inspiegabilmente eliminato nei modelli precedenti più recenti, una scelta demenziale che aveva fatto storcere il naso a parecchi possessori delle gloriose G3, G4 etc, me compreso.

Proprio pochi mesi fa, dovendo cambiare la G3, ho dovuto passare alla Canon SX1 invece che alla G10, proprio per il display orientabile, troppo comodo per fare macro, foto di fiori, inquadrature dal basso. Certo se riuscivano a schiaffarci i video hd come per la SX1 era meglio, invece ci si deve accontentare della risoluzione a 640×480. Giusto per incasinare, ancora una volta e grazie a scelte di marketing insondabili, la scelta tra ventimila modelli con differenze tutto sommato minime.

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