Fastche?

maggio 30, 2009

valepaolo

Nell’ultimo anno mi hanno telefonato varie volte operatori Fastweb per propormi mirabolanti offerte. Ho sempre detto “no grazie”, perché non sottoscrivo mai nulla per telefono.

Per curiosità sono andato sul sito a vedere, dove occhieggia un’offerta apparentemente allettante, 16,08 euro/mese (telefono+internet+tv+digitale terrestre) invece di 45,80. Tra l’altro, qualcuno un giorno mi spiegherà il significato recondito di 0,8 e ,80, e soprattutto dov’è la fregatura di pagare 16 euro invece di 45).

Navigando tra le varie pagine ho resistito però solo 28 secondi: ho chiuso subito, già esausto, quando ho visto troppi “piani” e il solito miliardo di opzioni cervellotiche. E poi non sopporto lo spot con Valentino Rossi e il Cretino Basso.

Tuttavia l’idea di mandare affanculo Telecom, e magari anche Sky, l’ho sempre nel cuore: controllando sul sito di Fastweb però il servizio non risulta disponibile al mio numero, infatti appare la scritta:

“Gentile Cliente,
In base ai dati inseriti l’abitazione non è ancora raggiunta dalla rete FASTWEB”

Ma allora che telefonano a fare questi deficienti?

 Salvatore Sica nella sua abitazione di Rozzano (Milano) mostra la bolletta di 46 mila euro di traffico internet e telefono ricevuta da Telecom Italia. La bolletta e' intestata alla suocera Edda Noris. (Ansa)

Quando hanno letto la bolletta telefonica sono sbiancati: 46.046 euro per il bimestre agosto-settembre 2008.

La signora Edda Noris di Rozzano (Mi) ed il genero Salvatore Sica avevano comprato in un negozio Tim due cellulari da regalare ai nipoti (uno era un Blackberry) ed una terza scheda Sim da usare con una chiavetta Internet. L’ offerta era Alice mobile 100 ore e due Tim «Tutto compreso professional 45». Un abbonamento «multibusiness all inclusive» per il quale si aspettavano una spesa di 270 euro fissi a bimestre. Nel negozio gli avevano assicurato che, nel caso di sforamento del bonus, la spesa sarebbe stata di pochi euro in più.

Sul sito TIM l’abbonamento “tuttocompreso professional 45″ è così descritto: «L’offerta per tutto il tuo business, senza scatto alla risposta, semplice e trasparente, che consente di definire il budget mensile di spesa in anticipo». E si conclude dicendo: «È davvero Tutto Compreso!». Si può immaginare la sorpresa e lo sconcerto quando è arrivata la bolletta-mostro. Certi che non poteva trattarsi che di un errore, i due si sono precipitati a telefonare per chiedere chiarimenti. E invece è arrivata l’incredibile mazzata: nessun errore, la bolletta da pagare era proprio di 46.046 euro.

Nei giorni scorsi si è svolta l’udienza per il tentativo di conciliazione presso il Corecom, dove la TIM si è giustificata affermando che l’importo spaventoso era stato determinato da “un uso scorretto delle sim”. Nonostante ciò il gestore, convinto della buona fede dei suoi clienti, ha deciso di annullare la bolletta.

Ora voglio vedere con quale evidenza sarà riportata da giornali e tv questa scandalosa vicenda, che è l’ennesima dimostrazione di come la telefonia in Italia sia una giungla in cui i gestori tendono trappole e agguati di ogni sorta. Peraltro il triste primato della bolletta più cara del mondo non è neppure dei due incauti clienti TIM. Il record mondiale, a tutt’oggi ancora imbattuto, appartiene alla signora Margherita Costa di Torino: nel 1992 si vide recapitare da Telecom una bolletta da 127 milioni di lire.

Come si vede, da allora nulla è cambiato, il fenomeno delle bollette gonfiate impazza come prima e più di prima. Tra l’inerzia e l’ignavia di quelle istituzioni che dovrebbero difendere i cittadini e l’indifferenza dell’informazione.

L’Authority delle Comunicazioni starebbe studiando un “tariffometro” per permettere agli utenti di scegliere il piano tariffario più adatto ai propri consumi, per rendere insomma più chiare le tariffe. Si tratta in sostanza di una specie di bollino assegnato a quei servizi che offrono la comparazione dei piani tariffari e dei gestori.

Ma già la delibera dell’Auhtority è incomprensibile almeno quanto le tariffe che avrebbe la pretesa di chiarire:

“L’Autorità, allo scopo di agevolare i consumatori nel confronto contestuale, anche con modalità interattive, tra le condizioni economiche proposte da diversi operatori della telefonia, previa
consultazione con le associazioni dei consumatori e le imprese interessate, disciplina le modalità e i requisiti di accreditamento dei soggetti indipendenti titolari di motori di calcolo per la comparazione di prezzi che ne facciano richiesta”.

Figuriamoci. La verità è che sulle tariffe nessuno ci capisce più nulla, da quelle elettriche a quelle telefoniche è un colossale puttanaio in cui è impossibile districarsi.

Il tariffometro dell’Authority è l’ennesimo pannicello caldo che non risolverà un bel nulla. Questa storia della tipologia dei consumi poi mi pare un prestesto dei gestori per tosare pelo e contropelo l’utente. In un mondo globalizzato queste distinizioni non hanno più senso. E’ come se dal benzinaio non vi vendessero mai la benzina allo stesso prezzo, ma a seconda se usate l’auto in certe fasce orarie, di notte o di giorno, in città o in provincia, fuori regione o all’estero.

Qualcuno obietterà che il paragone con la benzina non è pertinente, ma quel qualcuno dovrebbe spiegare perché le tariffe telefoniche sono ormai pressoché incomprensibili e imparagonabili da una persona normale e mediamente istruita.

Una sola cosa è abbastanza sicura: qualunque sia il piano tariffario prescelto, si spende sempre più di quanto si era previsto.

Ancora una volta Telecom Italia ha rimediato una figura di palta a Mi Manda Raitre.

Il programma, condotto in modo eccellente da Andrea Vianello, per la prima volta dopo l’omertosa gestione Marrazzo affronta di petto le molte magagne del monopolista telefonico e lo fa senza mostrare troppi timori reverenziali.

Nella puntata dell’10 novembre scorso, il «bagno di sangue» è toccato ancora una volta al povero, si fa per dire, Dario D’Aleo, «responsabile regolatorio di Telecom Italia» e perfetto prototipo del burocrate monopolista spocchioso e arrogante.

Vestito con un gessato a righe stile Al Capone (ma si può?) si è esibito, col suo linguaggio involuto e ampolloso, nel consueto repertorio di mezze verità e balle spudorate, cioè minimizzando o negando i fatti oltre ogni decenza, davanti a decine di persone in studio inferocite per le bollette gonfiate.

La dimensione del fenomeno, come ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, è terrificante: le truffe telefoniche, di cui Telecom dovrebbe essere ritenuta quantomeno corresponsabile visto che lucra laute percentuali, riguardano milioni di utenti, con un giro mostruoso di «affari».

Secondo la stessa AGCOM (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) i soli dialer hanno fruttato ai gestori addirittura 200 milioni di euro. Se a ciò si aggiungono i servizi non richiesti, le bollette gonfiate da telefonate mai fatte, addebiti sbagliati e comunque non dovuti e chissà che altro, si arriva a cifre da capogiro.

Quello che appare davvero incredibile è che nessuno, e ci riferiamo alle istituzioni, dal Ministero delle Comunicazioni alle varie Authority, intervenga seriamente per stroncare questo fenomeno vergognoso che non ha eguali nei paesi civili.

Eppure le soluzioni per far cessare questi abusi sarebbero semplici, rapide e di buon senso:

1) inibire tutte le numerazioni speciali, che devono essere attivate solo su richiesta esplicita dell’abbonato;

2) obbligo della conferma scritta, dopo l’attivazione telefonica, per la sottoscrizione di servizi;

3) sanzioni salate per chi trasgredisce o commette abusi

Ma siccome il business è ricco, anzi straricco, nessuno muove un dito.

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