Democrazia dal basso: “La Battaglia delle Raccomandate” contro Telecom Italia

marzo 6, 2007


Nel lontano 1999 un gruppo di utenti (“Operazione trasparenza”), in collaborazione con l’associazione “Vittime della Sip” capeggiata dall’ingegner Bruno Filippi (bollette gonfiate) si mise in testa di dar battaglia a Telecom Italia.

L’oggetto del contendere era la mancanza della documentazione integrale del traffico telefonico, che Telecom rifiutava all’utente con pretesti vari. L’utente perciò non aveva diritto alla documentazione del traffico telefonico e relativi addebiti, che doveva comunque pagare, diciamo così “sulla fiducia”, non avendo alcuna reale possibilità di controllo.

All’epoca infatti la documentazione del traffico non era rilasciata normalmente come oggi, ma doveva essere richiesta contestando la bolletta. In seguito Telecom Italia, per impedire il controllo degli addebiti, si inventò il mascheramento delle ultime tre cifre con gli asterischi, con la scusa della privacy.

Questo trovata indecente di Telecom fu poi legalizzata da un decreto legge (171/98, ma guarda che strano) che rese il mascheramento delle bollette obbligatorio (!). In seguito alle proteste, Telecom decise di rilasciare, solo però su esplicita richiesta, una documentazione parziale, ovvero solo per quelle telefonate che eccedevano i 4 scatti. In questo modo però non erano documentate la maggior parte delle telefonate, nella fascia serale ad esempio tutte quella al di sotto dei 25 minuti “sparivano” dalla pseudo-documentazione.

Il decreto legge 171/98, pur contraddittorio e confuso, senza mai nominare la privacy stabiliva comunque che:

”Gli abbonati hanno diritto di ricevere in dettaglio, a richiesta e senza alcun aggravio di spesa, la dimostrazione degli elementi che compongono la fattura, relativi, in particolare, alla data e all’ora di inizio della conversazione, al numero selezionato, al tipo, alla località, alla durata e al numero di scatti addebitati per ciascuna conversazione. In ogni caso, nella documentazione fornita all’abbonato non sono evidenziate le ultime tre cifre del numero chiamato”.

Si noti la contraddizione demenziale dell’ultima riga, aggiunta probabilmente da qualche “manina”, che nega in sostanza quanto asserito in precedenza. Non si capisce infatti come possa essere seria una documentazione che è mascherata “in ogni caso” delle ultime tre cifre.

Fu organizzato un piccolo gruppo di lavoro e un sito operativo, nel quale gli utenti potevano trovare tutte le informazioni, coi testi di legge inclusi, e i moduli per far partire quella che poi è stata definita “la battaglia delle raccomandate”. Ogni utente cioè avrebbe spedito la sua raccomandata, pretendendo risposta scritta ai sensi di legge e protestando con gli organi preposti per l’assoluta mancanza di trasparenza e la violazione sistematica della legge da parte di Telecom Italia, che negava la documentazione del traffico agli utenti.

Partì il bombardamento con centinaia di raccomandate da parte di utenti sparsi in tutta Italia: a Telecom anzitutto, poi al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, agli Ispettorati territoriali del Ministero, a vari ministri (le Authority ancora non c’erano) a parlamentari. Attendemmo le risposte. Il muro di gomma di Telecom, che giustificò l’impossibilità di fornire la documentazione con non meglio precisati motivi tecnici, non ci sorprese.

Ci sorprese invece che i funzionari di alcuni ministeri rispondessero con le stesse scuse di Telecom (sorvolando elegantemente sulla violazione di legge), in altri casi addirittura raccontando sontuose balle, e cioè che il mascheramento era dovuto a una direttiva europea e che loro quindi non potevano farci niente.

Ci siamo ovviamente precipitati ad esaminare questa direttiva europea (98/10/CE) scoprendo con sgomento, anche con l’aiuto di alcuni giuristi, che questa non imponeva affatto il mascheramento. Partì allora una seconda ondata di raccomandate, contestando il fatto. Seguirono risposte interlocutorie da parte degli Ispettorati territoriali, sostenendo che si, avevamo ragione, ma Telecom aveva problemi tecnici da risolvere e che la stessa “aveva assicurato” (sic!) che sarebbero stati risolti quanto prima. Cioè gli Ispettorati di controllo del Ministero ci passavano paro paro le giustificazioni pretestuose di Telecom Italia che assicurava che avrebbe provveduto. Naturalmente, sui tempi non c’era nessuna certezza. Sei mesi, forse un anno, chissà.

Insomma Telecom Italia violava apertamente e sistematicamente una legge dello Stato da ben 2 anni, ma nessuno interveniva. Si aspettava semplicemente che facesse i propri comodi, accontentandosi di vaghe assicurazioni.

Partì una terza ondata di raccomandate, contestando la violazione di legge del monopolista. Finalmente si aprì un varco: tra tanti culi di pietra, alcuni funzionari, alcuni Ispettorati, ci diedero pienamente ragione e cominciarono a chiedere esplicitamente al Ministero una posizione chiara, non sapendo cosa rispondere alle centinaia di raccomandate di protesta che arrivavano in continuazione. Tra l’altro si rischiava il reato di omissione d’atti d’ufficio perché la violazione di legge di Telecom Italia a quel punto era stata segnalata adeguatamente e a chi di dovere.

Nel 2001 la diga iniziò a crollare: il Ministero finalmente intervenne (dopo due anni!) stabilendo una volta per tutte che “Telecom deve e non può esimersi dal fornire la documentazione integrale del traffico.

Telecom Italia, dopo altre resistenze per dilungare i tempi, dovette alla fine piegarsi ed adeguarsi alla legge. Oggi gli utenti italiani ricevono, grazie a quella piccola battaglia civile, la documentazione integrale del traffico telefonico.

Per il mascheramento delle ultime tre cifre invece non ci fu nulla da fare
. Contattammo anche l’europarlamentare M. Ebner, il quale fece una interrogazione alle UE. Questa stabilì che la legislazione era eccessivamente restrittiva e che il mascheramento doveva essere una scelta dell’utente e non un’imposizione, invitando nel contempo il legislatore italiano a provvedere alla modifica.

Naturalmente non si mosse foglia, grazie anche alla resistenza indecente di quello che all’epoca era il cosiddetto Garante della Privacy, Stefano Rodotà. Che impiegò, dopo svariati solleciti, 6 mesi (sei!) a rispondere, con delle fotocopie di suoi discorsi dell’anno precedente (!), a una lettera del Difensore Civico di Trento che avevamo interpellato.

Le esortazioni della UE a modificare la legge restarono ovviamente lettera morta. Il mascheramento demenziale della documentazione del traffico “per la privacy” resta quindi un’altra splendida anomalia italiana che non esiste negli altri paesi, neppure in quelli del cosiddetto terzo mondo.

Tutto questo per dire che, grazie alla rete, oggi è possibile, con molta buona volontà, tanto tempo da perdere e molta determinazione, intraprendere delle battaglie civili che una volta erano semplicemente impossibili. Oggi con internet si può.

La petizione del giovane Andrea D’ambra per l’abolizione dei costi di ricarica ce l’ha dimostrato. Ma ci ha anche dimostrato che bisogna darsi da fare in prima persona, perché se aspettiamo che qualcuno faccia le cose per noi, o che le Istituzioni dello Stato ci difendano, stiamo freschi.

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4 Responses to “Democrazia dal basso: “La Battaglia delle Raccomandate” contro Telecom Italia”

  1. Marco Says:

    Senza intento polemico, mi potrebbe spiegare in cosa il mascheramento delle 3 cifre limita i nostri diritti civili ?
    A prima vista, visto che sono un utente medio/disordinato/poco attento, il fatto che vengano mascherate le cifre fa si che se qualcuno (malvivente o meno) fruga nella mia spazzatura magari può sapere quanto pago ma non a chi telefono.

  2. aghost Says:

    ma scusi: secondo lei io non ho diritto a poter controllare l’esattezza degli addebiti, che dovrò comunque pagare, della MIA linea telefonica a me intgestata?

    Tre cifre mascherate significano 1000 combinazioni possibili, il che rende inidentificabili tutti i numeri riportati nella documentazione.

    Ma allora che documentazione è se non posso controllare nulla? E perché quest’idiozia dei numeri mascherati ce l’abbiamo solo noi in italia?

    Siamo i più furbi o i piu fessi?


  3. E’ per evitare che i vari operatori (quelli del call center, ad esempio) possano vedere informazioni sensibili dei clienti… per lo meno la scusa ufficiale mi pare questa… dico che è una scusa perchè credo sia facile nascondere le cifre sui terminali e mandarle solo ai macchinari che stampano e imbustano le bollette probabilmente in modo completamente automatizzato. Aghost, tu che seguisti questa storia da vicino, ma non c’era pure un qualche motivo economico per il quale a Telecom conveniva nascondere i numeri? (mi pare una cosa molto strana ma c’era… qualcosa tipo perchè i razzi vettori dello shuttle sono di diametro pari alla dimensione di due culi di cavallo… insomma, molto indiretta ma comunque esistente… nel caso dello shuttle indovini da solo?)

  4. aghost Says:

    michele, lo shuttle non so, ma la ragione principale mi pare chiara :)

    Meno trasparenza = meno possibilità di controllo, quindi meno contenzioso e + bollette gonfiate.

    Ho poi scoperto che la “mascherata” produce effetti grotteschi: per esempio nei piccoli paesi di provincia tutti i numeri telefonici dopo il prefisso iniziano con le tre stesse cifre:

    quindi la “documentazione” del traffico delle telefonate fatte nel proprio paese, ad esempio di andalo, risultano così:

    0461/585***
    0461/585***
    0461/585***
    0461/585***
    0461/585***
    0461/585***

    se non è una presa per il culo questa…. :(


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