Le 7 cretinate del prof. Rodotà

marzo 18, 2007

Così come esitono “i professionisti dell’antimafia”, come diceva Sciascia, esistono anche i professionisti della privacy. Quella che ci complica la vita con norme demenziali, o che ci oscura le bollette col plauso del garante di turno. Campione di questa schiera di neo-burocrati è il prof. Stefano Rodotà, tristemente ricordato anche come “Garante della Telecom”.

Proprio lui infatti, a parole paladino dei diritti cittadini, scrisse nella legge sulla privacy una graziosa esenzione a Telecom Italia dal richiedere il consenso agli utenti telefonici sul trattamento dei dati sensibili, con la scusa indecente che gli elenchi erano “conoscibili da chiunque”. Ancora lui, difese a spada tratta la norma imbecille (altra anomalia tutta italiana) che maschera la documentazione del traffico telefonico, impedendo di fatto un serio controllo degli addebiti che l’abbonato deve comunque pagare, diciamo così “sulla fiducia”.

Ora il prof. Rodotà è intervenuto per l’ennesima volta su Internet, descrivendone “i sette vizi capitali”:

1) diseguaglianza;
2) sfruttamento commerciale e abusi informativi;
3) rischi per la privacy;
4) disintegrazione delle comunità;
5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia;
6) tirannia di chi controlla gli accessi;
7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.

Ma questi sono vizi capitali già ampiamente esistenti nella società attuale, che la rete non aggrava ma anzi allevia in qualche modo.

La summa del Rodotà pensiero credo si possa riassumere nella contrapposizione democrazia diretta contro democrazia rappresentativa: dove la prima è beninteso pericolosa e inopportuna, mentre la seconda è quella giusta e sempre auspicabile.

Ma chi è Rodotà? Chi l’ha mai voluto o votato? Quand’era Garante Rodotà prendeva 15.000 euro al mese, soldi nostri, per venire a farci le prediche sulla privacy, e che era buono e giusto che la Telecom ci oscurasse le bollette “per la nostra privacy”.

La democrazia rappresentativa che piace tanto a Rodotà sarà pure il sistema al quale non si è ancora trovato niente di meglio, come diceva Churchill, ma resta comunque una truffa.

Perché mai io, essere umano unico e inimitabile coi miei miliardi di cellule, dovrei farmi rappresentare da qualcuno che non ho mai conosciuto né incontrato di persona, e che ho visto qualche volta in televisione, magari a Porta a Porta?

Perché dovrei farmi rappresentare dal miliardario Berlusconi con sette ville in Sardegna, o dal boiardo democristiano Prodi, da un Mastella o da un Follini, tutta gente che non ho mai visto al di fuori dello schermo televisivo?

Le democrazie occidentali sono democrazie fasulle: la “grande democrazia americana” si è inventata letteralmente delle balle colossali per dichiarare guerra all’Iraq. La maggioranza degli inglesi, italiani, tedeschi o spagnoli, non erano per nulla d’accordo a mandare i soldati in Iraq, eppure i loro governi se ne sono fregati e i soldati ce li hanno mandati lo stesso.

La sovranità popolare è un principio astratto che poi all’atto pratico conta poco o nulla . I governanti fanno quello che gli pare, manipolando l’informazione secondo la bisogna.

C’e’ davvero qualcuno in Italia che si sente rappresentato dal centrosinistra o dal centrodestra?

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7 Responses to “Le 7 cretinate del prof. Rodotà”


  1. Guarda Aghost, condivido il discoso che fai sulla sovranità popolare, l’importanza della democrazia diretta, la malattia gravissima che ammorba gli attuali sistemi democratici… lo sai bene che lo condivido… sei uno dei pochi che ha letto la prima bozza garibaldina di meganetwork.org; però io non sottovaluterei così Rodotà.
    In generale devo dire che forse tra i personaggi noti, tra i giuristi della sua età, è quello che ha capito di più il fenomeno Internet (non ho detto che è a pari di un ragazzino di 10 anni che è NATO in internet, però lo ha capito abbastanza bene e con tutta la consapevolezza di un anziano, saggezza, che il bambino ancora non ha); da Garante ha fatto anche lui i suoi errori, però ha fatto (mi sembra per primo a livello europeo se non addirittura mondiale) una cosa enorme in positivo… perchè quella legge sulla privacy, pure magari con mille difetti, ci ha difeso da pericoli enormi. Se non ce ne rendiamo conto è proprio perchè non abbiamo subito quei pericoli. (se non ti fidi posso argomentare; ma ti prego evitami il tempo necessario a cercare fonti e dati!)

    In particolare riguardo a:

    5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia;

    Sono saltato anche io sulla sedia quando l’ho letto sul blog di Stefano Quintarelli qualche giorno fa. Ed ho lasciato un commento chiedendo lumi perchè sono anche io convinto che occorra una disintermediazione dalla politica, ci serve la democrazia diretta alla Beppe Grillo.

    Poi ci ho riflettuto un po’ sopra… pensa ad esempio alle dinamiche che portano ai linciaggi… o anche l’hype che creano i giornali intorno a vicende magari di poco o nessun conto che coinvolgono però personaggi noti (che poi sono i moderni linciaggi). Uno in cantina si sporca le mani col salnitro, poi va ad accendere la stufa a carbone e mescola salnitro e carbone, appena da fuoco puf puf, schioppetti dalle mani… il vicino di casa che non conosce la chimica lo vede dalla finestra e urla allo stregone demoniaco… in 30 minuti una folla inferocita butta giù la porta, lo trascina sul rogo e da fuoco. A tutti sembra cosa buona e giusta perchè nessuno sa cos’è la polvere da sparo. Ma quel poveraccio che già si era preso un colpo per le scintille aveva solo avuto la sfiga di toccare due dei tre componenti della polvere da sparo senza sciaccuarsi le mani… e la giustizia plebiscitaria l’ha messo al rogo. Accadeva nel medioevo. Oggi accade con altre cose (es: alcune tecniche di clonazione di cellule, che sarebbero estremamente utili a curare mali mortali, e sono lontane anni luce dalla tetra possibilità di pre-determinare colore di occhi dei feti o clonazione di intere top model a scopo sessuale; però la gente ne ha paura e viene manipolata per metterle al bando). Cioè, per fare scelte con ragion veduta occorre conoscienza e magari noi possiamo per passione approfondire queso e quello oltre la nostra professione, ma non possiamo sapere tutto! Ne conosciamo bene più di due tre cose oltre alla nostra professione. Come facciamo a decidere su cose che non conosciamo? Rischiamo di mettere al rogo persone o tecnologie o possibilità importanti… per paura becera… o perchè veniamo manipolati senza rendercene conto…

    In definitiva Rodotà a mio avviso non ha tutti i torti, anche se quell’ammonimento così stringato suona male anche a me. Perchè poi in fin dei conti basta trovare i giusti discriminanti: confini che delineano ciò che può essere deciso plebiscitariamente e ciò che invece deve essere deciso scientificamente.
    In generale direi che la migliore (nel senso “la migliore che vedo io così su due piedi poi magari sto dicendo una stronzata”) applicazione della democrazia diretta, quella che deve essere reimplementata SUBITO, è di chiudere il cerchio che è rimasto aperto a causa di quel vecchio chicken-egg problem: “chi controlla i controllori?”. Beh, oggi potremmo rispondere: NOI (controllati). Basterebbe infatti che venissero pubblicate TUTTE le informazioni della PA in Internet, in tempo reale e in un modo facilmente consultabile da chiunque, per far si che nessuno dei rappresentanti possa giocare con i bandi ad personam… con le gare con i parametri comunicati d’anticipo ai favoriti… etc… Tu non passeresti qualche ora a settimana a spulciarti i bilanci del tuo paesino? O a guardarti la riunione che c’è stata in giornata mentre eri al lavoro riguardo a qualcosa che ti interessa direttamente (es: i lavori sulla strada che conduce a casa tua)? O, che ne so, a guardare il sindaco che lavora nel suo ufficio per vedere se lavora o se si fa una valletta in orari di ufficio?

    ciao

    Mik

  2. aghost Says:

    michele, io non sono d’accordo. Rodotà è intelligente e colto, per carità, ma la “privacy” in italia è una farsa. Tu pensi davvero che le cose siano migliorate dopo la legge? Per la gente normale sono solo mille complicazioni in più, ma quelli che trafficavano coi nostri dati continuano a farlo come prima e piu di prima.

    Anzi la legge li hai in qualche modo legittimati. In Spagna il governo ha obbligato Telefònica a chiedere il consenso agli abbonati, Rodotà da noi ha messo l’esenzione nella legge, tagliata su misura per il duo Telecom-Seat Pagine Gialle!

    Il monopolio telecom-pagine gialle è forte come prima e piu di prima, nessuno sa come sono usati i nostri dati. E ne abbiamo conferma quando appena cambiato casa ci arriva la lettera della Rai che intima di pagare il canone, o la pubblicità mirata alle neomamme, e le telefonate spam sui cellulari o a casa.

    Chi controlla l’uso e l’abuso che si fa dei nostri dati? Nessuno. Telecom quand’era statale maneggiava le più grandi banche dati nazionali per conto dello stato, dalla sanità al fisco, dall’anagrafe alle pensioni. Passiamo le giornate a firmare liberatorie, ma mi piacerebbe conoscere qualcuno che abbia davvero la sensazione netta che la nostra privacy sia in qualche modo tutelata.

    Riguardo agli altri timori di rodotà, sono timori ridicoli: ma di quali “plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia” va cianciando quando i partiti dominano la tv pubblica e Berlusconi tutta la tv privata?


  3. Aghost, sono certo che c’è di cui lamentarsi per la legge sulla privacy, però non facciamo i fondamentalisti.
    Guarda ad esempio la battaglia condotta da Max Kava contro lo spam… se non ci fosse stata la legge a quest’ora avresti ancora la pubblicità sul cellulare! Inoltre quella legge ha portato ad una consapevolezza maggiore in tutta Europa… noi europei siamo molto più tutelati degli americani.

    Riguardo alle pratiche plebiscitarie, guarda ad esempio cosa è successo con il referendum sulla procreazione assistita.
    (a) le tecniche vietate nella legge del governo Berlusconi non solo sono innocue, ma estremamente utili, impossibili da vietare (perchè basta varcare il confine), e il divieto produce più danni di quanti ne facessero prima in assenza di regolamentazione; (b) occorreva creare una regolamentazione per garantire pratiche corrette nelle tante cliniche che sfruttavano quelle tecniche; (c) la scelta è questione estremamente intima (di medici e pazienti), io sceglierò una cosa, un cristiano un’altra. E invece niente… tutti soggiogati alla morale cattolica… e ricordiamoci che non ne siamo soggiogati perchè sono la maggioranza (i cattolici in Italia sono 9 milioni, su 60.. solo che la Chiesa, complice l’Istat, elimina da anni tutti i dati che possono far pensare il contrario!), ma solo perchè hanno sfruttato una imperfezione del sistema referendario.
    Se avessimo travasato la conoscenza della comunità scientifica direttamente nelle penne dei giuristi, a quest’ora la gente (quella che può) non sarebbe costretta ad andare a Barcellona; invece procedendo in modo plebiscitario … se ad una vecchietta gli dici che non deve andare a votare perchè se no gli clonano la figlia, quella un po’ per non dover fare le scale, un po’ per paura della clonazione, a votare non ci va. E mica bisogna arrivare alla vecchietta: tu hai votato? E come hai votato? Sei un esperto di cellule staminali? Passi le giornate dentro al laboratorio a guardare dentro al microscopio? Non so tu, ma io non ne so un tubo… io ho approfondito quel che potevo, ma poi in fondo in fondo mi sono fidato della Montalcini piuttosto che di Storace. Perfino la Bindi e tante donne dell’allora maggioranza di governo che aveva realizzato la legge, erano a favore dell’abrogazione! Indipendentemente da quanto io informatico possa riversare fiumi di tempo nel mio impegno civile, e possa ritenere che le scelte di coscienza devono essere strettamente personali (non morali), c’è poco da fare… sulle cellule staminali faccio una scelta di fede, non di ragione, perchè non posso fare altrimenti. E così uguale per quasi tutto il resto. E in questo il monito di Rodotà assume un senso. O meglio, non bisogna farne l’ennesimo mostro che si nasconde nell’ignoranza dilagante nei riguardi dell’IT, e dobbiamo andare verso la democrazia diretta, ma in ogni caso bisogna capire bene in quale ambiti è possibile agire “direttamente” e in quali ambiti è meglio “affidarsi ai rappresentanti”. Altrimenti mettiamo in campo un comportamento simmetrico, altrettanto fondamentalista, che non ha più valore di chi ha fatto la legge 40, o di chi ha fatto i filtri anti-pedofilia, o le tante altre cazzate dello scorso governo… cioè produciamo un nuovo governo che ne fa altrettante… e ‘sto giochetto non finisce piu’!


  4. Contribuisco al post, premettendo di non condividere il giudizio negativo sulla legge italiana per la protezione dei dati personali.

    Apprezzo la linea usuale del blog, ma non ritengo giusto pubblicare un giudizio negativo sulla legge, giudicata negli altri paesi comunitari un utile riferimento normativo, nè apprezzo l’estensione del giudizio a riguardo del Prof. Rodotà, un giurista affermato che ha avuto il merito di sviluppare un codice a valore deontologico.

    La tutela dei dati, specialmente di quelli più “personali”, i cosiddetti dati sensibili, é una garanzia della libertà: se si verificano delle violazioni, per finalità commerciali, ad opera ad esempio di provider di accessi, fornitori di servizi, fornitori di contenuti, queste debbono essere perseguite. E possono esserlo, grazie proprio all’impianto sviluppato per prima dall’Italia.

    Un valore considerevole della legge é testimoniato dalla sua lecita applicazione nell’ambito sanitario: é proprio per merito della legge sulla privacy che possono essere salvaguardati i diritti di milioni di persone.

    Intervenire criticamente su aspetti, comunque sgradevoli, di commercializzazione dei dati privati, é giusto. Trovo meno giusto generalizzare.

  5. aghost Says:

    claudio grazie dell’intervento, però rimango della mia idea :). Perché un conto sono i principi teorici, un conto è la realtà. E’ inutile avere una “bella legge” se poi resta inapplicata o non funziona. Sugli abusi: chi controlla? Nessuno. Quali sono le sanzioni? Ridicole.

    Quanto “all’insigne giurista”, qualcuno deve ancora spiegarmi perché, in nome della privacy, io non abbia diritto a controllare gli addebiti delle telefonate (coi numeri mascherati), che devo comcunque pagare.

    O perché Rodotà abbia concesso l’ESENZIONE a Telecom-Seat dal richiedere il consenso agli abbonati sul trattamento dei dati. Insomma Rodotà predica bene ma poi razzola assia male.

    Sono due casi concreti, sui quali ti inviterei a rispondere :)

  6. stargazer Says:

    Sono totalmente d’accordo con te, la democrazia dei paesi occidentali è solo una facciata che tenta goffamente di nascondere una malcelata oligarchia di poteri economici.

    Per quanto riguarda la legge italiana sulla privacy è una grande buffonata. Basti pensare che qualunque servizio venga richiesto a qualunque azienda, sei costretto a firmare una rinuncia di fatto alla tua privacy, altrimenti niente servizio…


  7. Aghost, mentre scrivo Rodotà è da Fazio (che tempo che fa) ed ha sparato in televisione una bordata impressionante: “la metaforà dell’uomo di vetro è una metafora NAZISTA”… Rodotà lascialo stare… non è perfetto… ma fa la parte sua!


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