Scoop e carità pelosa

maggio 18, 2007

L’Espresso di questa settimana pubblica un’inchiesta di Alessandro Gilioli sul traffico di organi. Il giornalista si è recato in Nepal fingendosi bisognoso di un trapianto di rene. Ha trovato un donatore, un ragazzino di nome Deepak, disposto a vendergli un rene per 1000 euro, coi quali lasciare la schiavitù del telaio in una fabbrica di tappeti ed aprire un negozietto a Kathmandu.

Al suo rientro in Italia, Gilioli ha lanciato sul suo blog una colletta per raccogliere i 1000 euro. Donate, donate, donate (voi).

A me la colletta sta anche bene, ma in tutta questa vicenda c’è un’idea che mi molesta. 1000 euro è una cifra tutto sommato modesta per noi “grassi occidentali”. L’ho anche scritto sul blog di Gilioli: perché i 1000 euro non ce li mette anche l’Espresso, che pure sfrutta la storia di Deepak per vendere più copie?

Poi ci ho pensato meglio: perché i 1000 ero non ce li mette direttamente lo stesso Gilioli che, appena tornato in patria, come ha scritto sul suo blog, ha speso 300 euro per la motociclettina elettrica del figlio?

Gilioli fa il giornalista, guadagna bene, è un privilegiato: però non gliela fa a metterci 1000 euro dei suoi, quindi chiede aiuto ai lettori del suo blog. Meglio di niente, dirà qualcuno. Può darsi.

Però penso che se si vuole davvero aiutare qualcuno, non si fanno “scoop” sui giornali e non si lanciano collette (con cui fare anche bella figura): si aiuta e basta, privatamente, senza clamori. Conosco già l’obiezione: ma così si informa l’opinione pubblica sullo scandalo del traffico di organi nei paesi poveri. Sarà.

Se la colletta fosse servita per raccogliere 100.000 euro o un milione, per fare un ospedale o qualcosa di simile, avrei potuto capire. Ma 1000 euro. Davvero Gilioli non aveva 1000 euro da consegnare brevi manu al povero Deepak? Mah.

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16 Responses to “Scoop e carità pelosa”

  1. hronir Says:

    Lo scoop non serviva per aiutare “qualcuno”, ma “molti” grazie all’attenzione sul problema che un’inchiesta puo’ richiamare.
    Quella della colletta invece, sono pienamente d’accordo, ha innegabilmente l’aria di una trovata pubblicitaria di pessissimo gusto.

  2. aghost Says:

    a me gilioli pare sincero, forse però non si rende conto… poi sarebbe interessante sapere se la colletta l’ha fatta anche su L’Espresso o solo sul suo blog…

  3. BRUNO Says:

    Bravo Aghost…

    Lo stesso che ho pensato anch’ io…
    ( A dir la verità io avevo anche pensato, a suo tempo: “Ma perchè il riscatto di Mastrogiacomo non lo paga Repubblica, che è un giornale indipendente … )

    E ci sono due cose che mi danno particolarmente fastidio, se associate a questa “meschina” questua
    ( che, sono d’ accordo, sarebbe suonata meno “pelosa” se per giustificare ben diverso importo ):

    1) Il fatto che comunque Il Giornalista si sia avvalso, sfruttandola per i suoi fini, della buonafede del ragazzo, a quanto ammesso dallo stesso Gilioli nel post avvisato solo a posteriori, con una lettera, della finzione …
    ( 1000 Euro erano troppi per ricompensare l’ inganno, e la sua inconsapevole collaborazione ???
    Ma siamo alle solite: lo “sfruttamento” è solo un bel concetto per farci un articolo… )

    2) Il fatto che per trarne maggior profitto possibile, l’ articolo sia stato venduto anche a Mediaset …

    … Tutte considerazioni che la dicono lunga sull’ eticità della stampa, e sulle verità che da essa possiamo aspettarci …

    Bruno


  4. esatto. li metta lui o l’espresso.


  5. Io credo che la colletta serva a sensibilizzare l’opinione pubblica, che altrimenti avvertirebbe il problema sanabile, come al solito, da terzi e si sentirebbe deresponsabilizzata. Se si fa qualcosa per uno, poi si è disposti a fare la stessa cosa per molti. Certo che il gruppo espresso avrebbe la disponibilità per sanare molte piaghe e restituire dignità a molti individui, ma forse Giglioli ha ragione: il compito spetta (simbolicamente) alla comunità intera.

  6. aghost Says:

    brigida accetto la spiegazione, anche se continua a non convincermi fino in fondo :)

  7. Renzo Pesaresi Says:

    Non cerchiamo sempre degli alibi; o scatta qualcosa in noi oppure no.
    Io non ho avuto nessun dubbio sulla buona fede ma queste sono sensazioni personali dettate dall’istinto.
    Ognuno faccia e dica quello che crede.
    Saluti,
    Renzo.

  8. epaminonda Says:

    Una volta ho visto un servizio su un telegiornale (scusa se cilecco con la memoria, ma è stato forse più di un anno fa), dove si parlava di una partita di beneficienza tra i giovani di confindustria e non ricordo chi.
    Se questi avessero donato un milionesimo del loro reddito, non ci sarebbe stato bisogno della partita!
    Io so solo che la vera beneficienza è quella segreta. Sul vangelo c’è scritto “Non sappia la destra ciò che fa la mano sinistra”.

  9. aghost Says:

    anche sulle “partite” di calcio, o i concerti, ho paura che molti ne approfittano per farsi pubblicità

  10. Stella Says:

    Un giornalista è e deve fare il giornalista, non è un benefattore…Se riesce a fare bene il suo lavoro ed a comunicare le notizie in modo chiaro e positivo può fare molto di più che regalare 1000 euro ad un ragazzo bisognoso. Mille euro, volendo, li possiamo donare tutti ma ce ne guardiamo bene dal farlo. Facile giudicare gli altri standosene ben comodi seduti davanti al pc (con la pancia piena!!!)…

  11. Cristian Says:

    Ciò che più mi rattrista è sapere che ci sono persone disposte a privarsi della propria salute per una manciata di soldi. Questo per povertà.

  12. Aristofele Says:

    Le collette , le partite a scopo benefico e tutto il resto del “circo” , servono a pacificare e tacitare le coscienze.

    Ci netta la ns coscienza in un attimo , ci libera da quei pesi opprimenti che albergano sul nostro petto, senza tanta fatica e ci sentiamo subito meglio e più leggeri.

    Non guardiamo il problema ma ci concentriamo ipnotizzati e lobotomizzati sul dito che lo indica.

    Dobbiamo fare il nostro dovere di bravi e ubbidienti cittadini e solerti consumatori felici.

    Perciò non angosciatevi ed incupitevi con strani e tristi pensieri, non fatevi domande sul perchè e sul per come,….Dont Worry Be Happy !!!

  13. floriano Says:

    quell’articolo l’ho letto, a un certo punto lo “spacciatore di organi” chiedeva al giornalista di fargli pubblicità in italia..

    mi sa che l’ha fatta (e anche bene per chi lo ha letto)..

  14. Attento lettore Says:

    A Settembre o poco dopo uscirà per i tipi della RIZZOLI un libro di Alessandro Gilioli.

    Il lancio pubblicitario è cominiciato con l’articolo su l’Espresso, accompagnato da qualche passaggio in TV compiacenti.

    Il titolo sarà, o dovrebbe essere, “La Macelleria delle Indie”.

    C’è chi vende un rene per sopravvivere, c’è chi lo racconta per vendere.

    Profondo, malcelato, disgusto.

    1000 euro per Deepak, 5000 al mediatore e un libro da promuovere a basso costo, con denari altrui.

    Si chiama cinismo, nelle Indie e anche qui.

    Amen.

  15. aghost Says:

    si forse è cinismo, o forse no. Gilioli potrebbe dirti che lo fa per sollevare il velo su certi traffici. Io non lo conosco e non posso dire se sia sincero o no.

    Certo aver organizzato la colletta per 1000 euro, quano poteva darglieli direttamente lui vista l’esiguità della cifra, alimenta i sospetti peggiori :(

  16. Luca Rosso Says:

    Secondo me se io faccio beneficenza, non credo che gli altri si sensibilizzino a come faccio io beneficenza. Se invece si chiede una colletta pubblica, a parte la pubblicità personale che si ottiene, si pubblicizza pure il problema in sé, ovvero si costringe a confrontarsi. Per esempio se non ci fosse problema ambientale, non ci sarebbe nemmeno tanta pubblicità a riguardo ed il problema sarebbe ignorato da tanti anche se riguarda le proprie tasche. Diciamo che è una questione di sensibilità a mio avviso. Buon lavoro! ;-)


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