I servizi on line aiutano a vivere meglio?

maggio 21, 2007

Questa sera per la prima volta ho provato a spedire una lettera prioritaria on line cone le Poste Italiane. Costo 0.95 euro, tempo impiegato: 20 minuti! (tramite connessione non adsl)

Probabilmente avrei fatto prima a stampare la lettera, imbustarla, prendere la macchina, salire al paese più vicino che dista 3 km e andare all’ufficio postale, se non fosse che alle 21.30 l’ufficio in questione è chiuso.

Spedire una lettera tramite il sito delle Poste Italiane è di una complicazione che ha dell’incredibile. Intanto non si capisce perché, una volta entrati e autenticati, per spedire la lettera bisogna ri-autenticarsi, e rimettere dentro tutti i dati della carta, anche se avete una sola carta Postepay.

Per spedire la lettera ci sono voluti almeno dieci passaggi, alcuni dei quali incomprensibili e sconclusionati la cui logica sfugge completamente, e col tasto “conferma” a sinistra invece che a destra come consuetudine consolidata ormai da anni. Prima di spedire si è obbligati a visionare la lettera intitolata LOLrouter (sic!) convertita in pdf, che però deve avere un formato strambo che il pc non riconosce, e per il quale bisogna scegliere a mano il programma con cui aprirlo (nel mio caso Foxit Reader).

E’ finita? No, per spedire la lettera è obbligatorio visionare un papiro di svariare pagine di condizioni contrattuali, in cui dovete obtorto collo cedere i vostri dati (per spedire una lettera!).

Superato anche quest’ultimo scoglio, si spera di poter mandare questa benedetta missiva on line ma ecco che, di nuovo, si richiede con cosa si vuole pagare: con la Postepay, che diamine! Troppo comodo, bisogna reinserire di nuovo i dati (ebbasta!).

Inserite i dati ed ecco una bella pagina di “errore generico”. (?), senza spiegazioni ulteriori. Si pigia il tasto “torna indietro”, l’unico possibile, ma non si torna indietro ma daccapo. “Gli è tutto da rifare”, direbbe Bartali. Si rifà la trafila ed ecco l’ultima novità finale: al momento di pagare si viene rimbalzati inspiegabilmente all’estratto conto (?). Presi da smarrimento si cerca di capire cosa diavolo sia successo e solo per caso si vede il tasto “paga” in fondo al listone movimenti. Ma perché metterlo lì in fondo? Mistero. Alla fine la lettera parte. Almeno credo.

Questo è l’esempio delle Poste, ma credo ce ne siano molti altri in cui i servizi on line, che in teoria dovrebbero aiutare a vivere meglio, ad evitare code agli sportelli e perdite di tempo, si rivelano incomprensibilmente complicati, noiosi, fastidiosi e, alla fine, inutili.

E per di più anche costosi. Ma com’è possibile che i servizi automatizzati on line che fanno risparmiare personale e quindi fior di quattrini all’azienda, diventino un ulteriore balzello per l’utente bue?

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14 Responses to “I servizi on line aiutano a vivere meglio?”

  1. db Says:

    …e soprattutto, visto che la tua esperienza sembra rispecchiare quella di un test-user, dove hanno nascosto l’indicazione beta version? ;)

    In ogni caso, i difetti e i malfunzionamenti che descrivi caratterizzano spesso (sigh) i portali di enti pubblici colossali, che dovrebbero dotarsi di servizi web più efficienti. Tutti realizzati con la filosofia su cui si è basata la realizzazione di italia.it? MAH

  2. aghost Says:

    Non so, ma anche certi privati non scherzano, le banche ad esempio… L’home banking per dire sarebbe comodo, ma te lo fanno pagare caro e poi pare che studino apposta il modo per farti passare la voglia. Siti lentissimi, farraginosi, complicati, tutt’altro che “amichevoli”… possibile sia così difficile fare servizi on line facili da usare? E non stiamo parlando dell’aziendina col titolare che fa tutto lui, ma di colossi economici…

  3. Francesco Says:

    L’home banking la banca me lo passa gratis (ma tocca pagare altro e pure caro!) ma il colmo e’ quando alcune operazioni costano piu’ care nel mondo digitale che nel mondo reale.

    Pagare una bolletta per esempio. Mi pare folle…

    f.

  4. aghost Says:

    si francesco davvero, servizi che fanno risparmaire soldi alle aziende costano di più che non andare allo sportello a far la coda! C’è da chiedersi quali spaventose inefficienze di sistema ci fanno pagare.

  5. Ferd Says:

    Be’, se avete visto Report domenica sera, qualche esempio di inefficienze di sistema e di risorse umane dovrebbe venirvi in mente…


  6. Il problema secondo me non è pubblico/privato, grande portale/sito del salumiere, ma di cultura e mentalità.
    Se chi fa il sito web non ha la più pallida idea di cos’è l’usabilità, puoi spendere anche 1 milione di euro ma il sito avrà i problemi che hai elencato.
    Questo perchè si è diffusa negli anni una mentalità anti-meritocratica nel senso che si preferisce dare il lavoro a chi si conosce piuttosto a chi ne abbia veramente le competenze.
    Questo non stimola quindi l’attenzione al cliente che spesso viene visto come un problema e non come un opportunità di guadagno, se riesco a fornirgli un serivizio soddisfacente ed economico.

    Antonio.


  7. uso spesso i servizi di poste e devo dire che sono piuttosto complicati. magari è perchè poste è sotto attacco phishing

  8. stargazer Says:

    Mentre tu impazzivi sulle Poste qui nel 3° mondo, quello civilizzato usa tranquillamente PayPal et similia e in 2 minuti fa tutto quello che deve fare. Non so se hai mai acquistato su Amazon… E’ talmente facile e comodo che corri il rischio di farti prendere la mano! La stessa Amazon ha dichiarato di non essere interessata ad aprire una filiale italiana per via dell’enorme ritardo tecnologico del nostro paese.

    Parli dell’home banking. A parte i costi, i portali fanno tutti tecnicamente schifo. E non solo. Io ho lavorato in un’azienda che produceva software per la sanità: dopo aver vinto le gare l’imperativo era di “fare ciccia” a scapito della qualità (che detto fra noi, non è mai una perdita di tempo, semmai il contrario). Il risultato lo vedete quando siete in coda ai CUP. That’s the italian way.

    Dici bene che i servizi automatizzati che permettono all’azienda di risparmiare dovrebbero costare meno. E’ per questo che mi ostino a non prendere il Telepass per l’autostrada: non solo licenziano il personale, ma ti costa pure di più!

    Tornando alla corrispondenza di una certa importanza non resta che – ove possibile – utilizzare la mail cifrata o firmata con PGP (meglio GPG). Purtroppo non ha valore legale, ma è ugualmente sicura.

  9. aghost Says:

    stargazer non ho capito, usi Paypal per spedire le lettere ? :)

    Riguardo al resto, un’altra perversione atroce sono le segreterie e le musichette quando uno telefona: una volta se il numero era occupato rispondva tu-tuu ed era morta lì, si richiamava poi. Ora per “non perdere la priorità acquisita” ti tengono al telefono mezzora, a pagamento, e Telecom ringrazia.

  10. Stefano Says:

    l’analisi del sito delle poste italiane è stato oggetto di un homework durante il corso di “ingegneria del software interattivo”. Stanno ancora lavorandoci dopo due anni. E’ un labirinto assurdo.

  11. Tommaso Says:

    Il problema è serio, solitamente funziona così:
    Chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non sa nemmeno insegnare, dirige. Chi non sa nemmeno dirigere, fa il politico.

    Ora qualcuno mi spiega perchè chi NON sa far un tubo, generalmente prende moooolto più di me di stipendio????

  12. aghost Says:

    stefano, c’è traccia da qualche parte di questo “homework” del corso di ingegneria del software interattivo?

  13. stargazer Says:

    @aghost

    Aahahahaha :D
    No no, però Paypal è comodo per inviare (e anche ricevere) pagamenti online. Che io sappia servizi italiani che si servano di Paypal non ne esistono, mentre nel resto del mondo lo usano tutti.

  14. aghost Says:

    update: Poste Italiane mi ha inviato la fattura in pdf di 0,90 euro! :D


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