Giornalismo all’italiana

giugno 5, 2007

Scrive il giornalista Travaglio commentando la puntata di «Annozero» sulla pedofilia dei preti:

“Il giornalista irlandese Colm O’Gorman lo incalzava implacabile, ma senza mai intaccarne la pacata sicurezza che viene da 2000 anni di storia della Chiesa. E questo sebbene la traduzione dei suoi «lei non mi ha risposto», «ma questo non è vero» suonasse in studio troppo vibrante. Anch’io sulle prime mi sono scoperto a pensare che forse Colm esagerava, forse era troppo aggressivo. Poi ho pensato: ma al suo paese fanno tutti, o quasi tutti, così. In ogni vera democrazia i giornalisti sono quasi tutti come lui e quasi nessuno come Vespa. O sono aggressivi, o non sono. E quando si trovano dinanzi un potente, lo torchiano. Il che spiega perché in Italia i politici vanno tanto spesso e volentieri in tv e all’estero molto meno: da noi, salvo eccezioni, non si fanno domande”.

Questa parole mi sono tornate in mente guardando stasera «Ballarò» di Giovanni Floris: dopo l’introduzione “comica” sempre più bolsa di Crozza, che ormai non fa più ridere nessuno, ecco le stesse facce di sempre: il solito Rutelli, il solito Casini, la solita compagnia cantante con Feltri o Padellaro come giornalisti esterni, tutti a recitare la solita parte. Con l‘intervento di Berlusconi e la sua solita telefonata fiume, mi sono cascate definitivamente le braccia. Orami i politici vanno in televisione perfino col telefono, però stando a casa loro. Manca solo che i programmi si facciano direttamente dal salotto del politico di turno.

Cambiano gli attori ma la recita del teatrino  è sempre la stessa: che ci sia il duo Bersani-Tremonti, D’Alema-Brunetta, Letta-Castelli o che so io. Anche Floris, che all’inzio sembrava promettere bene, si è definitivamente vespizzato: è ancora un pelo meno soporifero di Vespa ma anche a Ballarò tutto appare ormai scontato, a cominciare dalle domande prima ancora delle risposte.

Questo è purtroppo il giornalismo di “approfondimento” politico in Italia che va per la maggiore, specie quello televisivo, sia pure con qualche rara eccezione. Basta però che arrivi qualcuno dall’estero per farci provare un sussulto: però, questo giornalista irlandese, com’è aggressivo. Aggressivo? No, fa semplicemente il suo mestiere. Allora si capisce perché i politici li dobbiamo vedere tutti i giorni in tv a farsi una propaganda sfacciata. E si capisce anche la nausea.

Come dice Travaglio:

“A furia di ricevere ordini dai politici, molti giornalisti han finito con l’abituarsi all’idea che è giusto e normale così. E convivono con la censura. L’altra sera, quando il camerata Fini ha annunciato in diretta a «Ballarò» la soppressione di «Annozero», il semiconduttore non gli ha neppure chiesto a che titolo parlasse, chi fosse lui per deciderlo, come si permettesse. Ha semplicemente tirato avanti, per antica abitudine”.

L’articolo di Travaglio su L’Unità del 2 giugno 2007

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9 Responses to “Giornalismo all’italiana”

  1. Luca Rosso Says:

    Continuo a chiedermi una cosa: come si può fare per rinnovare lo stato (marcio) delle cose?

  2. AndrEA Says:

    ma da quando travaglio ha l’autorità di giudicare il giornalismo? credo che in questa feccia sia il primo sguazzare felice

  3. aghost Says:

    andrea, a me non pare che Travaglio abbia torto, e difatti è stato a lungo epurato e, se non era per Santoro, stava ancora “al confino”

  4. Luca Rosso Says:

    Su che parametri si giudica il giornalismo?

  5. aghost Says:

    luca non credo esistano parametri, o meglio esistono e noi navighiamo in posizioni vergognose nelle classifiche internazionali.

    I MIEI parametri sono molto semplici: vorrei che i giornalisti facessero ai potenti le domande che vorrei fargli io, solo che non le fanno quasi mai :)

    Ti basta? :)

  6. Luca Rosso Says:

    :-) io per crescere cercavo una opinione diversa dalla mia… :-P …non come certi giornalisti che si adeguano alle idee del “potente” (come lo indichi tu) di turno…


  7. Ho letto “la scomparsa dei fatti” di Travaglio: un saggio sul servilismo giornalistico in italia. Il problema del rapporto tra giornalismo e potere è cruciale, mai abbastanza ponderato.

    Giornalista non è soltanto colui che riporta la notizia (in modo inevitabilmente soggettivo, nonostante i principi di verità, pertinenza e continenza), ma è anche colui che vigila sulla realtà e sui poteri forti (stampa compresa).

    Floris appartiene alla schiera dei giornalisti brillanti, ma prudenti… ma coi politici che abbiamo non è che possiamo fargliene un torto troppo grande, purtroppo.


  8. dei giornalisti,ne ho conosciuti molti,con la mia vicenda,da subito un gran polverone a senso unico,poi quando i potenti sono riusciti a svignarsela,anche con noi ,con me hanno cambiato tono!
    http://www.diariodiunesattore.blogspot.com


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