Siamo tutti giornalisti (o quasi)

luglio 25, 2007

L’unica differenza è lo stipendio e, si spera, una preparazione culturale decente. Detto questo, i blogger non sono meno degni di esprimere opinoni.

Rileggo in proposito l’autocritica della stampa americana riguardo il senatore Trent Lott, potentissimo leader parlamentare del partito repubblicano che aveva rilasciato incaute dichiarazioni razziste durante una festa di compleanno, poi costretto alle dimissioni proprio dai blogger:

Washington Post: “La stampa sbadigliava, online la situazione era diversa. Se non vi eravate accorti del caso politico più importante di questi tempi, è perché quasi tutti i giornali l’hanno ignorato”.

Time: “I giornali hanno commentato solo dopo alcuni giorni: ma intanto i blogger stavano protestando su Internet”.

John Podhoretz, New York Times:
“Non c’è niente di più bello che guardare un nuovo mezzo di comunicazione maturare davanti ai nostri occhi. I blog hanno guidato la campagna contro Lott e le sue impressionanti lodi del segregazionismo. Se Lott si dimetterà, cosa auspicabile, bisognerà riconoscere questo risultato alla blogosfera”

Il 90% delle notizie di politica estera sono gestite da non più di 3 o 4 grandi agenzie di stampa. Gran parte delle notizie italiane sono gestite e diffuse dall’ANSA. I giornali, i media, non fanno altro che rimasticare queste notizie create da altri, in un gigantesco “copia e incolla” che offre una visione molto parziale della realtà. Le “fonti” sono talmente remote che diventano, di fatto, incontrollabili.

Questo spiega certe bufale che poi si propagano sui media, anche importanti, come vere e proprie epidemie. Le presunte armi di distruzione di massa di Saddam, inventate dal governo americano come pretesto per invadere l’Iraq, è un magnifico esempio di manipolazione dell’informazione mondiale.

Chi governa le notizie è condizionato dai poteri forti così come i giornali sono condizionati non dal lettore, ma dagli inserzionisti che hanno il potere più importante, quello economico.

La televisione ci mostra una piccolissima parte della realtà: ed è una realtà che i politici e chi gestisce il potere cerca di controllare e manipolare perché risponda meglio a determinati interessi. Grazie ai media si creano ad arte problemi e paure per orientare meglio l’opinione pubblica. Ecco perché si finanzia a pioggia il digitale terrestre e non la diffusione della banda larga.

Il blogger, piaccia o meno, è una voce libera che risponde unicamente a sé stesso. Per questo fa paura e per questo viene continuamente dileggiato.

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One Response to “Siamo tutti giornalisti (o quasi)”

  1. stargazer Says:

    Internet terrorizza i poteri costituiti perché è ancora libero. E’ solo per questo motivo che, con le scuse più varie e di buonsenso posticcio, ogni giorno cercano di farlo diventare una mera tv interattiva.


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