Si stava meglio quando si stava peggio

agosto 3, 2007

Su Repubblica un articolo sul caro mattone conferma in qualche modo una mia vecchia teoria: e cioé che le nuove generazioni stanno (molto) peggio delle vecchie. Oggi è tutto più difficile.

Ho davanti a me l’esempio della mia famiglia, una tipica famiglia cresciuta nel dopoguerra: mio padre, modesto impiegato regionale, mamma casalinga, due figli. Col suo lavoro sicuro di impiegato (mica a progetto come adesso!) ha fatto vivere dignitosamente la famiglia: la lambretta, la 500, uno spazioso appartamento in affitto poi diventato di proprietà (l’appartamento era “a riscatto” in un condominio costruito dall’ente regione per i dipendenti); con qualche risparmio ha comprato anche la seconda casa in montagna per le vacanze.

Oggi? Se non si lavora in due è durissima vivere: se non si ha la fortuna di avere la casa in proprietà (magari lasciata dai genitori) arrivare alla fine del mese diventa un autentico incubo. La precarietà del lavoro delle nuove generazioni non permette alcun progetto di vita, si vive alla giornata, o per sei mesi alla volta, quando va bene, secondo il lavoro che passa il convento.

Oggi si pretende la flessibilità del lavoratore all’interno di un sistema ultra-rigido. Dentro il quale non si può far nulla se non si ha uno stipendio fisso e solide “garanzie”: comprare un’auto a rate, andare in affitto, e non parliamo di comprar casa. Secondo l’articolo di Repubblica, beati i padri. Con tre anni di stipendio, quelli che guadagnavano bene, si potevano permettere di comprare casa. Chi aveva un reddito medio doveva mettere in fila cinque anni di buste paga per raggiungere lo stesso traguardo. E gli anni salivano a nove per chi guadagnava ancora meno. Era il 1965.

Chi ha un reddito medio basso (18.300 euro netti) oggi deve mettere in conto 21,4 anni di stipendi (contro i 9 del ’65), ma anche gli altri non se la passano bene. Con 34mila e 600 euro ci vogliono quasi dieci anni di buste paga (ce ne volevano 5,1). E anche i “benestanti” oggi devono lavorare sei anni di più dei loro padri per mettere su casa (9 contro 3 anni del ’65). Non è un caso se i mutui, che un tempo in media duravano vent’anni, oggi arrivano anche a quaranta.

Il costo della casa è una tremenda palla al piede per il paese: negli USA milioni di persone si spostano ogni anno per cercare condizioni di vita migliori. In Italia la gente non può spostarsi perché l’affitto si mangia praticamente quasi tutto lo stipendio. E se si compra casa, si  è incatentati al luogo dove la si è comprata e al mutuo con la banca: nessuno si sposta più.

La casa di proprietà, che si gabella come se fosse una ricchezza degli italiani, è in realtà una condanna quando diventa una scelta obbligata. 

Technorati Tags: ,

Powered by ScribeFire.

Annunci

25 Responses to “Si stava meglio quando si stava peggio”

  1. Warp9 Says:

    Arriveremo a fare come i giapponesi: case sempre più piccole a causa dei metri quadri con prezzi da capogiro e mutui generazionali (inizi tu e finisce tuo figlio).

    Però permettimi di dissentire su una cosa: la casa di proprietà.
    Sarà anche una palla al piede, ma restituisce una delle poche sicurezze che ci sono al giorno d’oggi: un tetto tuo sotto la testa.
    E non è poco… :)

  2. aghost Says:

    warp certamente, ma se è una libera scelta. Pensa a quanta gente magari vorrebbe provare a spostarsi, per cercare nuove opportunità, pagando un affitto che ne so, 300 euro al mese. Sarebbero in tanti invogliati a provare. Ma quando te ne chiedono, se lo trovi, 800-1000 e tu guadagni 1200? Si blocca tutto, uno rimane a casa dei genitori o comunque vicino a mammà.

  3. darmix Says:

    io dissento parzialmente, non sulle cifre, naturalmente, ma sul discorso globale, lo abbiamo recentemente affrontato anche sul blog del prof. Fuggetta (si parlava di chi si sente povero oggi con 1300 euro), secondo me c’entrano anche gli stimoli e le percezioni attuali (lo vogliamo chiamare consumismo?…), non solo i costi maggiori. La generazione del dopoguerra, faceva molti più figli (3 o 4 in media, tutti i bambini mettevano i vestiti dei fratelli maggiori etc etc), hanno fatto le case, come dici tu anche per i figli spesso, hanno affrontato (io sono meridionale) lo sradicamento, prima in svizzera e germania, poi al “nord”, in situazioni di “vera” miseria… e loro che sono stati degli eroi allora?

  4. frap1964 Says:

    I prezzi delle case non hanno più niente a che vedere con i costi reali di costruzione. I valori sono totalmente gonfiati (e di parecchie volte) da un mercato immobiliare che serve solo a foraggiare migliaia e migliaia di agenzie immobiliari. Nonchè i vari Ricucci, Coppola ed altri vari furbetti da quartierino.
    Inoltre il costo alto conviene alle banche che lucrano alla grande sui mutui immobiliari.
    I numeri che snoccioli mi paiono inoltre parecchio ottimistici, quanto a metter su casa…

    Se guardo alla mia famiglia (medio-borghese, padre militare), la casa è stata comprata con il TFR + mutuo decennale al momento della pensione.

    Invece il mio TFR servirà (ma forse) a garantirmi una pensione nemmeno decente, mentre oggi (e ancora per parecchi anni) dovrò garantire con il mio lavoro pensioni calcolate secondo un sistema economico-finanziario che non sta in piedi (e che non stava in piedi nemmeno vent’anni fa). Tra scaloni, scalini ed altre idiozie similari; e col pieno consenso di un sindacato farsa che invece dei lavoratori difende ormai soltanto i pensionati.
    Tutto questo in nome di un “diritto acquisito” da molti, un diritto che a me, cittadino di una generazione di serie B, non spetta e non spetterà mai.

  5. aghost Says:

    frap solo una precisazione: le cifre che snocciolo non sono mie ma dell’articolo di repubblica citato. Comunque mi sembrano cifre credibili. Una volta si campava decentemente con un solo stipendio, di un impiego modesto. Ora è quasi un sogno

  6. Warp9 Says:

    @aghost: d’accordissimo.
    Oramai quando dici di stare cercando un appartamento a 350 euro al mese ti guardano come se venissi da Marte.

  7. aghost Says:

    io non so da voi ma qua in trentino è una follia. In città e neppure nei paesi limitrofi non trovi piu un buco decoroso per meno di 500 euro. E in citta un monolocale viaggia a 800


  8. can all´ostia d´en aghost, ma alora te sei de Trent? pensa che qua a Bolzan noialtri ve invidiemo perchè da voi le case le costa poco..

  9. superbisco Says:

    Aghost, vedo che leggiamo gli stessi articoli e siamo entrambi attenti agli stessi argomenti (forse è per questo che ti seguo)

    Purtroppo il caro mattone è dovuto ad una serie di fattori non semplicemente inquadrabili.

    – investimenti dall’estero
    – tassi bassissimi UE
    – crollo della new economy
    – inadeguatezza degli stipendi

  10. aghost Says:

    si di trento oscar :) (ma perché parli veneto?)

    Guarda che a trento non so se costano tanto di meno che a bolzano :(

  11. aghost Says:

    qui da noi poi c’e’ una stortura indecente, con l’ente pubblico che droga il mercato immobiliare anziché calmierarlo :(
    a tutto questo aggiungi che trento è una città universitaria e siamo a posto :(

  12. aghost Says:

    superbisco, io vorrei capire quanto incide l’affitto nell’economia famigliare, e quanto incide nelle famiglie della UE. Vogliamo scommttere che da noi siamo in testa alla classifica di quelli messi peggio?

  13. Riccardo Campaci Says:

    Io ho una percezioni più limitata nel tempo, però mi pare che il maggior peggioramente si sia avuto negli ultimi dieci anni, soprattutto in concomitanza con il passaggio all’euro.

    Prima dell’avvento dell’euro, uno stipendio da 2 milioni di lire era un buon stipendio.
    Ora gli equivalenti 1000 euro sono a malapena sufficienti a tirare a fine mese.

  14. aghost Says:

    riccardo senza dubbio, l’euro è stato una mazzata sul potere di acquisto degli italaiani… una mazzata tremenda

  15. superbisco Says:

    Concordo al 100% con Riccardo. Quello che mi rode è che alla fine non si è mai saputo ufficialmente perché c’è stata questa assurda impennata dei prezzi.

    Per quanto mi riguarda avrei preferito un cambio a 1 euro = 2200 lire.
    In questo modo, quello che costava 2 mila lire veniva 1 euro, con una maggiorazione automatica ma limitata.

    Invece così, ciò che costava 2000 lire non poteva essere messo a 1 euro, perché sarebbe stata una perdita. Quindi è diventata 1,2 euro, che però era brutto dare questi “spicci”. Tac! 1 euro e mezzo.

    Poi mettici che tutti hanno ragionato così e alla fine gli stessi commercianti hanno alzato fino a fare 2000 lire = 2 euro

  16. francesco Says:

    Ciao a tutti,

    senza tornare al fascismo (“si stava meglio quando si stava peggio” è un motto del Duce), diciamocelo… vorremmo tornare almeno agli orrendi anni ’80.
    Azzardo qualche ipotesi sulle principali cause del malessere attuale:
    1. La questione “euro” e, ancora prima, il trattato di Maastricht che tutti percepiamo ma non riusciamo completamente a capire che è centrale la perdita della sovranità monetaria passata dalla Banca d’Italia alla BCE. Consiglio il libro “€uroschiavi” di Marco Della Luna e Antonio Miclavez, è uscita da pochi giorni la 3a edizione. Per me è stato uno shock leggerlo.
    2. Corollario del punto precedente, lo strapotere delle banche private sull’economia dei privati e delle imprese: lavoriamo sempre più per pagare debiti da interesse a causa della rarefazione monetaria creata artificialmente dal sistema finanziario. Questo è un tratto comune a quasi tutti i paesi occidentali.
    3. La strada seguita negli ultimi anni in economia e politica (ripetuta come un mantra – «liberalizzazioni, flessibilità, competizione, privatizzazioni») è sbagliata. (punto) Politiche dei governi di destra o sinistra sono equivalenti anzi i vari Prodi, D’Alema, Veltroni e compagnia sono, dietro un aspetto bonario i più feroci neoliberisti.
    4. Il settore immobiliare in sè non c’entra molto anche se gli standard richiesti sono molto più elevati di un tempo e quindi anche i costi di costruzine sono più alti (vi parla un tecnico).
    5. L’Italia di oggi sta ancora vivendo tutto sommato bene per effetto di quanto è stato accumulato dalle passate generazioni. Consiglio “Una repubblica basata ssulle rendite” di Geminello Alvi.
    6. Se l’italiano medio non si sveglia andiamo verso un destino piuttosto buio. In effetti medito di emigrare in un altro paese… non so voi

    ci sarebbe altro ma mi fermo qui.

    Francesco

  17. Andrea Says:

    In relazione all’interessante elenco di punti di Francesco, aggiungerei una semplice considerazione su cosa nascondono certe frasi “sintetiche” che spesso sentiamo dire.

    I media dicono che ci sono grandi risorse nelle famiglie italiane che, se fossero investite, darebbero grande rilancio all’economia italiana.

    Sembra una frase condivisibile.. non si capisce cosa vuole dire ma ci sono tutte le parole chiave.. risorse famiglia rilancio economia..

    In pratica il risparmio italiano e’ congelato nella casa, gli italiani sono in prevalenza abitanti in casa di proprieta’ e sono in prevalenza anziani.

    Questo il tesoro da rimettere in circolazione, secondo Loro.

    Le famiglie non ce la fanno a campare con lo stipendio, con la pensione, allora si indebitano, si vendono la casa, magari solo la nuda proprieta’ (e tengono l’usufrutto..) per tirare fuori dei soldi (le risorse..) e magari aiutare i figli i decollare; che decollo, poi? sopravvivenza..

    Ed ecco rilanciata l’economia, che pero’ cosi’ instaura un processo di impoverimento generale (anche solo psicologico..) di precarieta’ (quali ammortizzatori sociali ci sono.. cosa si costruisce di stabile?) e di lento declino.

    Buffo.. no?

    Ciao

  18. Riccardo Campaci Says:

    Uno dei concetti che in passato mi colpì è che noi apparteniamo alla “quarta generazione”.

    La prima si è fatta il mazzo e ha seminato; la seconda ha raccolto i risultati (i soldi) e la terza se li è goduti.

    Noi siamo la quarta, la generazione delle “pezze al culo” (parlo per me che ho 29 anni).

    Mi incuriosisce €uroschiavi… se lo trovo lo rubo… :-)

  19. aghost Says:

    ottima osservazione andrea, hai proprio colto l’essenza del problema. Una larghissima parte del paese è letteralmente impantanata nella mera sopravvivenza.

    Fanno ridere quelli a governo o in confindustria che dicono un giorno si e uno no “la ripresa dovrebbe arrivare a settembre” o “in primvera” sempre sperando che sia l’econonmia USA o quella dela germania a provocare un qualche refolo in cui infilarci anche noi e annunciare, trionfalmente, una crescita dello +0,2.

    Il paese è fermo, da decenni ormai, l’euro è stata una batosta epocale che ha dimezzato il potere di acquisto. La gente non ha piu una lira. Spende tutto quello che guadagna e anche di piu.

  20. Logan71 Says:

    Forse vado in controtendenza, ma sono d’accordo con quello che diceva darmix: la povertà è molto sentita ma non è maggiore di quella dei nostri genitori.

    La mia famiglia proviene dal mondo contadino, uscita dalla guerra mondiale con le pezze al culo e la fame.
    È vero che una volta si viveva in modo diverso, e anche passarsi i vestiti da fratello maggiore a fratello minore era una cosa abbastanza normale.
    I sacrifici venivano vissuti in modo diverso.
    Sicuramente c’erano più possibilità di inventarsi un lavoro per sopravvivere.

    Ora è verissimo e sacrosanto che le case e le macchine hanno prezzi allucinanti, ma molte altre cose non hanno subito aumenti così incredibili. Nei supermercati si trova ancora ciò che serve a prezzi decenti. Ovviamente non bisogna fermarsi al primo centro commerciale che si trova.
    Per quanto riguarda televisori, frigoriferi, computer, videoregistratori/DVD/ecc, i prezzi sono molto inferiori a quelli di 10-15 anni fa.

    Purtroppo c’è una gran smania da parte di molti di voler avere tutto (o quasi). Cellulari dell’ultima generazione che fanno di tutto, soprattutto quello che non serve. La fidanzata di un mio amico, che lavora in una catena di articoli per la casa, dice che sono tanti quelli che si infognano in prestiti che durano anni per potersi comprare un televisore LCD, che non mi risulta essere fondamentale per la sopravvivenza di nessuno.

    Se poi mi guardo attorno, vedo moltiplicarsi i SUV e altre macchine di fascia medio-alta.
    I ristoranti sono sempre pienissimi ovunque, nonostante (qui sì) i prezzi siano quasi raddoppiati.
    Durante il periodo delle vacanze le autostrade sono sempre strapiene, segno che, evidentemente, per andare al mare a spendere (almeno) 150 euro al giorno per 3 persone, i soldi ci sono.

    Comprare casa e farsi una vita è sicuramente più dura di una volta, visto che in 10 anni gli stipendi sono raddioppiati, ma il costo delle case è quintuplicato.
    Però credo che buona parte delle risorse delle famiglie, oggigiorno, vada sputtanato in boiate.
    (Non so voi, ma io in autobus vedo un mucchio di ragazzini con appresso un paio di cellulari da 200 euro l’uno… per esempio…)

  21. Stella Says:

    Non è che oggi si vuole la botte piena e la moglie ubriaca? Nel ’60 il vino, prima di berlo, lo allungavano con l’acqua…per farlo durare di più.

  22. Luca Rosso Says:

    Scusate ma non sono d’accordo con l’analisi sull’euro in parte: oggi ti costa un euro quello che una volta costava mille lire. Per quanto riguarda il prezzo delle case, ricordo che la corsa al mattone è cominciata quando è scoppiata la bolla speculativa della net economy o quasi subito dopo, nello stesso periodo in cui c’è stato l’11 settembre. Le amministrazioni locali non frenano questa corsa ed aumento del valore delle case in quanto le tasse sono proporzionali a tale valore. Il mondo in sostanza è sempre in mano a chi la sa più lunga e riesce ad avere una visione d’insieme più ampia, oltre a chi si informa meglio e sa parlare con il maggior numero di persone riuscendo a estrapolare dati oggettivi.
    Parallelamente il miglioramento delle tecnologie ha portato ad una diminuzione dei prezzi grazie anche ad consolidamento dei processi produttivi. Ma l’euro non c’entra nulla, c’entra la possibilità di fare investimenti e di poter studiare ed sviluppare la conoscenza e la sua applicazione.
    Parallelamente a questi processi, fa da padrone anche il sistema per cui l’apparire ha drogato il cervello delle persone facendogli fare massa (che fa il pari con cortocircuito). Si vive più a lungo ed il sesso è di molto pubblicizzato. La competizione, che è quella che abbassa i prezzi ma non solo nei meccanismi economici applicati solo ai negozi, scaturiva un tempo dalla necessità di riprodursi o anche solo accoppiarsi o dal problema del morire di fame. Al giorno d’oggi questo problema passa in secondo piano in quanto i recettori a tali stimoli leggono dall’ambiente il segnale che accoppiarsi non è un problema, che si vive più a lungo e dunque sopravvivere non è un problema e così via. La competizione viene a scemare e tutti si indebitano senza collegare il cervello. Credo che le guerre siano una sorta di sistema che retroaziona questi meccanismi: le persone muoiono un po’ di più, non c’è tempo di affliggere cartelli pubblicitari, le persone si svegliano per evitare dolori fisici che al giorno d’oggi si alleviano con le droghe (proprio come i bambini del terzo mondo fanno sniffando colla nelle discariche a cielo aperto).
    Tutto questo secondo me. Buon lavoro ;-)

  23. flyover Says:

    Siamo più poveri, dorse si, ma il nostro standard di vita, la qualità e la speranza sono centuplicate.
    Nel dopo guerra mezza italia non superava la 5a elementare e cominciava a lavorare a 11 anni. Per dorza che il sistema pensionistico funziona, l’economia di sussistenza gira, si ma ca55o metà del mondo non nè sapeva leggere nè scrivere. In un sistema capitalistico la ricchezza è proporzionale a tanti fattori, tra cui il lavoro.
    Fidatevi che se papà e mamma di oggi mettessero a alvorare i figli a 11 anni e si togliessero spese di università, libri, moda, computer, frigorifero e tele satellitare, macchina benzina turbo, sarebbe tutto più facile.
    La ricchezza è minore, sia reale che percepita, ma stiamo decisamente meglio. Se solo non divorassimo tutto e non vedessimo il mondo come scontato.

  24. Alessio Says:

    “se papà e mamma di oggi mettessero a alvorare i figli a 11 anni e si togliessero spese di università, libri, moda, computer, frigorifero e tele satellitare, macchina benzina turbo” avremmo dei faraoni a comandare, persino peggio della classe dirigente attuale…

  25. Marco Siino Says:

    Complimenti, condivido in pieno le tue idee, infatti l’essenza del mio blog è proprio questa: la vita Oggi, qui in italia sopratutto.

    Io lavoro come programmatore informatico e prendo, indovina un po’, 800 euro al mese di stipendio (messo in regola), ovvero 11200 euro all’anno compresa la tredicesima e la quattordicesima. In un mio post ho fatto una piccola “analisi” in quali condizioni uno come me potrebbe andare a vivere da solo con uno stipendio simile. Considerando che l’affitto di un bilocale costa almeno 550-600 euro qui da me.

    Purtroppo va sempre peggio, e credo che potrà andare solo a peggiorare…sarò pessimista, ma ogni giorno vedo cose che non fanno proprio sperare ad un miglioramento… proprio negli ultimi giorni vediamo come i prezzi della benzina vanno alle stelle, e come il costo della farina è aumentato del 30% (correggetemi se sbaglio).


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: