Par condicio anche per i blog?

novembre 19, 2007

Il polverone (si fa per dire) sollevato dalla vicenda Minciotti vs. 3 sul nuovo telefono Skypephone, introduce interessanti elementi di riflessione riguardo le dinamiche della comunicazione della blogosfera ma anche più in generale, non ultima la libertà di espressione.

Parecchi hanno dato addosso a Minciotti per le imprecisioni del suo primo post, in parte poi rettificato. Molti hanno scritto che avrebbe dovuto informarsi meglio prima di scrivere, il giornalista-blogger Alessandro Longo l’ha addirittura rimproverato di non aver chiesto chiarimenti all’ufficio stampa di 3! Ma scherziamo? Non esiste.

Il problema insomma non è la mancanza di chiarezza dei contratti telefonici (di TUTTI i gestori) ma quel che scrive un blogger. Si continua a fare una pericolosa, e sbagliata, equiparazione tra giornalismo e blogosfera.

Il giornalista ha l’obbligo (almeno in teoria) di controllare le fonti, il blogger no
. Perché no? Semplice, perché non è un professionista. Nessuno gli vieta di farlo beninteso, ma non può essere un “obbligo” generalizzato. Minciotti ha semplicemente riportato la sua esperienza di consumatore. Ma siamo talmente disabituati all’idea che una persona si possa esprimere liberamente, senza filtri, insomma come gli pare, che questa libertà improvvisa suscita sconcerto e reazioni sorprendenti.

L’ormai famoso Cavazzini, blogger e dipendente di 3, scrive in un commento sul blog di Federico Fasce:

“Da blogger, comunicatore e giornalista, credo di poter affermare tranquillamente che il post di federico scredita la blogosfera. I mercati sono conversazioni, sì, ma devono essere conversazioni vere con fatti veri e informazioni corrette.

Se così non è (e nel caso in questione non è stato), qualsiasi blogger si alza una mattina e si mette a diffamare liberamente un’azienda, raccontando cose su cui non c’è riscontro (la telefonata è potenzialmente inventabile, ne convieni?), dando informazioni completamente errate sul prodotto”.

Insomma anche secondo Cavazzini si fa strada l’idea che un blogger non può alzarsi una mattina e scrivere quel che gli pare, perché dovrebbe prima controllare accuratamente le fonti, informarsi, studiare, telefonare all’ufficio stampa dell’azienda per i necessari chiarimenti e magari ospitare una replica della controparte.

Ma tutto questo è semplicemente è assurdo: il blogger esprime liberamente quel che gli passa per la testa, e ciascuno è responsabile di ciò che scrive. La diffamazione è un reato perseguibile per legge, chi diffama ne paga le conseguenze, punto.

Da qui a sostenere che chi scrive sui blog non lo può fare se non si documenta a sufficienza, come vorrebbe magari l’azienda x o il personaggio y, ce ne corre. Facciamo un patentino per chi scrive sui blog? Istituiamo un Ordine professionale, come quello dei giornalisti? O invochiamo la par condicio anche per i blogger?

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9 Responses to “Par condicio anche per i blog?”

  1. AlphaKappa Says:

    Quanto scrivi era infatti quello che emergeva da gran parte dei commenti a corredo del post di Alessandro Longo.

    Temo che in Italia anche gli addetti ai lavori (non solo chi propone e fa leggi sciagurate, come l’ultimo ddl sull’editoria, ed è all’oscuro) tendano a confondere giornalismo e blog.

    Più in generale – ma non è questo il caso – l’esplosione del fenomeno dei blog e del 2.0 in Italia, ha colto di sorpresa chi non è abituato alle tecnologie, quando non proprio ostile (basti ricordare i casi recenti di Romagnoli o Vespa). In questo modo capita sempre più spesso di leggere interpretazioni “bislacche”, fatte da chi non conosce, e per questo non capisce, il “nuovo mondo” del web; interpretazioni che in sostanza sono fuori dalla logica e dai meccanismi con cui funziona il web, e pertanto prive di significato.

  2. stargazer Says:

    L’esempio dello Skyphone è illuminante di come la libertà di parola su internet possa fare grandi cose. Minciotti, da cittadino ha fatto la sua privata indagine e diffuso i suoi risultati. Poi è intervenuto Cavazzini e in rete c’è stato un dibattito. Risultato? Si è fatta chiarezza: Minciotti ha corretto le imprecisioni, l’operatore 3 ha migliorato la divulgazione della tariffa e insomma tutti ci hanno guadagnato.

    Non basta? Cosa c’è di sbagliato? O solo le associazione dei consumatori autorizzate (da chi? e con quale criterio?) hanno diritto di parola?

    C’è un grosso equivoco (voluto) sul blogging. Non è necessariamente giornalismo. E’ un cittadino che si esprime privatamente, assumendosi le responsabilità comunque già previste per legge. Solo che dà molto fastidio che il cittadino possa esprimersi liberamente, è questo il punto.


  3. […] oggi ho lasciato un commento sul blog di aghost, accorgendomi poi che una parte del commento aveva una pur minima dignità di essere promosso a […]

  4. frap1964 Says:

    Il giornalista ha l’obbligo di controllare le fonti?
    Mi è bastato il caso Italia.it (nel suo piccolo) per rendermi conto della marea di cavolate, imprecisioni e superficialità scritte dalla maggior parte delle testate, comprese quelle più quotate.
    Nello specifico 3 ha pagato i suoi precedenti e ben gli sta. ;-)

  5. Liuk Says:

    Quindi uno che informa deve prima sentire le rassicurazioni dell’azienda (e indubbiamente l’azienda non dirà mai che le cose non vanno male) e poi darne notizia?
    Cose da pazzi!

    E poi perché un’azienda dovrebbe temere i blog se ha la coscienza a posto?

    Alla fine questo è servito ancora di più a mettere in evidenza la quasi totale inutilità dei giornali. Che ad esempio non parlano mai male dei loro sponsor telefonici!

    Ma parla parla siamo sempre li e non cambia mai nulla!

  6. aghost Says:

    stargazer d’accordo al 100%!

    @frap: si il giornalismo serio dovrebbe controllare le fonti, ma di fatto è diventato impossibile, è tutto un copia e incolla dall’ansa o da altre fonti, la gran velocità ti permette di approfondire o verificare ben poco.

    @liuk d’accordo 100% :)


  7. Aghost: certi post che scrivi li condivido parola per parola. Sembra quasi che li abbia scritti io. ;-)
    Anche stargazer ha ragione, la potenza dei blog secondo me, noi la SOTTOVALUTIAMO parecchio. Usiamo un millesimo di questa potenza. Vedi il caso di Andrea D’Ambra (che ha scatenato il putiferio che ha permesso l’abolizione dei costi di ricarica, altro che Bersani). Vedi il caso del decreto Levi-imbavaglia-blog.

    Vero il discorso blog-giornalismo, vera la potena dei blog, vero tutto, ma io vorrei aggiungere una nota polemica. Mi consentite?

    Ecco: in Italia ci si lamenta sempre di tutto e di tutti. Poi – fate attenzione a questo passo – quando uno si sveglia e fa qualcosa per cambiare le cose…TUTTI ADDOSSO! Ma insomma!
    Vedi il caso Grillo. Ma perché invece di lamentarci, di inveire, non agiamo? Invece di essere contenti che uno si alza e fa qualcosa lo si critica?

  8. aghost Says:

    maurizio, hai ragione. Nel mio piccolissimo ho sperimentato cosa vuol dire portare avanti una inziativa contro i gestori: molti anni fa ormai io e altri ingaggiammo una battaglia contro telecom per avere la documentazione integrale delle telefonate (vincemmo a metà, avemmo la doc, integrale ma “mascherata” nelle ultime 3 cifre grazie all’ineffabile Rodotà e soci).

    In quell’occasione ho capito che nelle cose del mondo una piccola percentale tira la carretta, una piu grossa s’attacca e quella che rimane critica :)

    E’ normale, c’e un D’Ambra che si impegna e gli altri che si attaccano o criticano. Le persone come D’Ambra saranno sempre un’esigua minoranza


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