Dalla Cina con furore

novembre 28, 2007

Due micro-storie sentite in giro sul boom economico cinese.

1) Un rappresentante di macchine tessili italiane viene chiamato in Cina per fare assistenza a due macchine vendute l’anno precedente. Quanto entra in fabbrica resta sbalordito: in un capannone ci sono duecento macchine assolutamente indentiche a quelle vendute l’anno prima. Solo con molta fatica riesce ad individuare quelle originali fabbricate in Italia.

2) Un conferenziere italiano parla dal settore tessile in Italia. Alla fine della conferenza viene avvicinato da un tizio cinese, sulla cinquantina, scamiciato, che si dice interessato ad avviare una partenrship con aziende italiane. Il conferenziere, con molta circospezione, gli dice “Molto bene ma, scusi, lei cosa fa esattamente?”. Quell’altro assai modestamente, quasi timidamente, risponde di essere il titolare di un’azienda tessile in Cina, con 170.000  dipendenti (centosettantamila!). Per dire, la Fiat ne ha poco più di 40.000…

I cinesi ci faranno il culo nero a tutti :)

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12 Responses to “Dalla Cina con furore”

  1. Liuk Says:

    E’ pur vero che sono gli stessi italiani (ed immagino non solo) a trasferire il lavoro in Cina dove la manodopera è molto più conveniente. Però d’altro canto i loro prodotti (vedi la moda) non diminuiscono certo di prezzo, anzi. Questo vuol dire che il risparmio si traduce in un guadagno soltanto per i titolari che producono a molto meno ma rivendono a molto di più. Il guadagno quindi è solo loro!

    Poi certamente lo Stato fa la sua parte con posti di lavoro cari per tutti. E come risolvono loro? Alleandosi con la Cina!!! A me c’è qualcosa che sfugge!

    Tanto tanto, potrei capire un’alleato come l’India che sforna ottimi elementi in abito ingegneristico e che potrebbe andare a rivitalizzare un campo che in Italia è in calo, in quanto non si investe + in questo settore. Ma se ti allei con chi fa le tue stesse cose (vedi abbigliamento e cibo), allora sei “de coccio”!


  2. Liuk, sfatiamo questa nomea dei cinesi-solo-copioni. Da qualche anno c’è la controtendenza. Ora loro fanno *anche* innovazione (a differenza di noi). Avete letto della MagLev Wind Turbine?

    http://www.mauriziosilvestri.com/?p=313

    Sapete che gli USA stanno studiando le università cinesi (mentre prima era il contrario) perché i loro sistemi sono all’avanguardia?
    Hai ragione aghost: ci faranno il culo nero a tutti.

  3. Liuk Says:

    I cinesi non sono solo copioni, ma lo sono per la maggior parte. Ora a loro va bene perché sono in sviluppo (peggio di come stavano non poteva essere) ma arriveranno ad un punto in cui i cittadini pretenderanno di più, più benessere e più soldi e allora li saranno dolori.
    E’ indubbio che nonostante tutto qualche buona idea ne nasca, soprattutto in una popolazione così numerosa (ne nascono anche in Italia nonostante si cerchi in ogni modo di fermare il progresso e la ricerca).
    E’ probabile che i cinesi ci facciano un bel culo nero, sia perché non hanno nulla da perdere, sia perché gli occhi di tutto il mondo sono puntati li, e quindi anche gli interessi finanziari. Il problema è che nei Paesi “civilizzati” si dorme!

  4. roberto Says:

    “Per dire, la Fiat ne ha poco più di 40.000…”

    facile costruire imprese enormi in cina.. basta schiavizzare gli operai come solo là fanno..o per caso un operaio in cina ha lo stesso stipendio di uno italiano o tedevo rapportato al costo della vita? ovvio che ci fanno il culo, le regole le hanno cambiate loro.. sfruttando i poveri. e noi invece di proteggerci li seguiamo pure..
    inoltre siamo sicuri che lì debbano sottostare a norme per la salvaguardia dell’ambiente? Sarà pure progresso il loro, ma pure gli atleti di tutto il mondo per le prossime olimpiadi hanno paura di andare a pechino..hanno paura di rimanerci secchi a correre a pieni polmoni nello smog..

  5. Alberto Says:

    Beh…scherzandoci su direi che al massimo ci faranno il culo giallo!
    E non dimentichiamo cosa disse Montezemolo ad un convegno di confindustria di un paio di mesi fa…
    La Cina è il futuro…
    Ed è dietro la porta…
    Siamo noi forse che non siamo pronti ad accettare queste “innovazioni”…
    Vediamo in loro solo il marcio(chissà perchè,mi chiedo io!), non riusciamo ad accettare che esista qualcuno migliore di noi italiani a fare lo stesso lavoro, per di più sottopagati!
    E pensare che giornalmente acquistiamo prodotti per il 90%(Esagero?) Made cina!
    Beh…
    In fondo l’involtino primavera(Vegetariano)non è così male!
    :-)

  6. aghost Says:

    roberto ovviamente sottolinea il nocciolo della questione. Il problema è che la cina può contare su una forza lavoro spaventosa e, sopratutto, su un costo del lavoro ridicolo. Li’ gli operai non hanno nessuna garanzia dei lavoratori europei e occidentali, non di rado lavorano 7 giorni su 7, e perfino i bambini. E’ evidente che in queste condizioni sul mercato loro ci stracciano. Ma è giusto?

    E giusto che sul mercato si competa ad armi impari? La cosa terrficante è che non “tiriamo su” loro sul campo dei diritti del lavoratori, ma andiamo giù noi.

    Le condizioni del lavoro cioè sono livellate verso il basso non verso l’alto.

  7. christian Says:

    Saremo assimilati e cloneranno anche tutti i nostri monumenti e la nostra cucina. A quel punto non serviremo piu’ a nulla. :)

  8. pcav Says:

    Mah, a me un secolo di dominazione USA mi e’ risultato gia’ abbastanza indigesto, se poi mi devo sorbire anche la dominazione cinese, siamo a posto.

  9. MFP Says:

    Sul fronte dei beni materiali non c’e’ speranza… alcuni prodotti si possono sostituire con dei polimeri riciclabili (un prof in UK da qualche anno sta lavorando su una macchina da mettere in salotto; ti servono due forchette e te le fa, quando hai finito le rimetti dentro e ricicla buona parte del materiale)… ma altri c’e’ poco da fare…
    Non e’ solo una questione del costo dei diritti dei lavoratori (costo che noi sosteniamo e loro no), e’ che sono taaaaaaantiiiiii! Nelle economia di scala la dimensione fa la differenza…

    Ed e’ per questo che bisogna puntare sui beni immateriali… dove pero’ ancora non si e’ capito come monetizzare una qualsivoglia idea se vengono rimossi tutti i freni che oggi ci rallentano (non solo il copyright, ma anche i brevetti sono un freno alla produzione di cultura). E fino a che non si e’ capito questo c’e’ il rischio che sul fronte della normativa che regolamenta i beni immateriali rimanga tutto cosi’ com’e’.
    Se non facciamo circolare la cultura nel modo piu’ rapido possibile, non riusciamo a stimolare la diversita’… l’unica cosa cioe’ che potrebbe permettere, non dico in ginocchio, ma almeno di mettere i cinesi quantomeno ad un tavolino per fare braccio di ferro… di mantenere cioe’ una qualche forma di equilibrio tra le loro dimensioni e i nostri diritti.

  10. aghost Says:

    fai il protezionista? :D

  11. picchiatello Says:

    Diciamo che da un punto di vista “industriale” i cinesi ci hanno gia’ fatto il culo nero….alcune imprese che erano riuscite a resistere a due guerre mondiali hanno beatamente chiuso i battenti ed ora commercializzano materiale cinese. La partita e’ oramai chiusa si salverà da quel lato solo qualche artigiano. Quel che piu’ trovo “pericoloso” nel commercio cinese e’ la loro capacità di saturazione del mercato a tutti i “costi” mirano a essere monopolisti in ogni settore. Tanto e’ per un paese come il nostro che fa del denaro l’unica “realizzazione” di benessere la Cina nopn potrà mai essere battuta.

  12. MFP Says:

    No, perche’? Io ho parlato di equilibrio, non di dominio. Attualmente non rimaniamo schiacciati perche’ esistono delle barriere di potenziale che mantengono una qualche forma di equilibrio (es: quando la Cina non era nel WTO, non potendo inviare qui i suoi prodotti, noi eravamo “protetti” da una barriera normativa); ma sono barriere destinate a cadere in fretta… e poi?
    Se non troviamo un altro modo di mantenere un equilibrio, forza contrattuale ai tavoli internazionali (non e’ cosa piccola; prova in questo periodo a comprare acciaio e titanio sulle piazze internazionali; i cinesi possono permettersi di comprare tutto e alla meta’ del prezzo che viene fatto a noi), ritroverai i tuoi nipotini a fare tutti i giorni la ginnastica mattutina in piazza con la voce di Mao che esce dagli altoparlanti.
    Il loro numero, le loro dimensioni, e quindi la loro capacita’ di produrre a costi piu’ bassi, di approvvigionarsi di materie prime a livello internazionale, sono un dato di fatto ineliminabile (vuoi fargli guerra con la speranza di decimarli? Per ogni soldato nostro ce ne sono 50 loro). E in qualche modo bisogna prendere atto di questa cosa e gestirla.

    I sistemi socio-economici tradizionali producono si economie di scala tanto forti quanto e’ il numero di persone aderenti al sistema, ma tendono anche ad appiattire la diversita’ tra le persone. Non e’ un caso che qui da noi le aree del cervello dove “si produce la creativita’” si stanno spegnendo. Piu’ verticalizzi, piu’ standardizzi, piu’ conformi (grazie TV! Sarcastico ovviamente), meno liberta’, meno diversita’, meno creativita’, meno innovazione. Li’ stanno procedendo spediti verso l’appiattimento totale… noi lo abbiamo fatto a partire (almeno) dalla rivoluzione industriale, ma finche’ abbiamo un vantaggio in termini di tempo (loro, eliminate le grandi citta’, sono ancora culturalmente arretrati), possiamo cambiare… un sistema socio-economico piu’ libertario e basato su presupposti economici diversi rispetto a quello attuale (ie: capability approach, abbondanza al posto della scarsita’, etc) e’ l’unico modo per sopravvivere.
    Non e’ protezionismo, ma e’ andare a sfruttare le nostre possibilita’ naturali. Qui in Europa siamo 25 nazioni diverse con 25 culture quasi interamente diverse; una quantita’ di diversita’ che, se sfruttata adeguatamente, puo’ fare la differenza con quelle comunita’ che hanno un vantaggio numerico.


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