Italia, un paese da rottamare

dicembre 29, 2007

Stefano Quintarelli riporta i dati principali dell’ultima indagine di Ofcom, l’Authority indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito.

La notizia principale sarebbe che il telefono fisso in Italia è destinato a scomparire (eccapirai). La ragione mi pare ovvia: ben pochi ormai tollerano di farsi tagliaggiare da Telecom col canone di linea fissa. Ma anche il quadro generale del nostro paese  che esce dall’indagine è, come al solito, sconfortante: siamo sempre ultimi o quasi in Europa. Fanalino di coda, nelle cose che contano, come da tradizione.

Nel frattempo il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al decreto «milleproroghe» (sic), che comprende tra le altre norme un provvedimento per la rottamazione delle auto, comprese le Euro 2.  Il decreto approvato dal governo prevede l’estensione al 2008 degli incentivi alla rottamazione delle vetture più inquinanti. La misura riguarda il 26% del parco circolante (ventiseipercento!), per un totale di circa 9 milioni di auto su 35 milioni di parco circolante. Spunta anche la formula “2 per 1”, ovvero l‘incentivo demenziale di 1.200 euro per chi rottama due auto, anche Euro 2, e ne compra una sola (Euro 4 e 5).

Insomma siamo un paese da rottamare, e le “rottamazioni assistite” dal governo servono per tenere su, in qualche maniera, l’economia. Che non va, è ferma, ferma come un paracarro checché ne dica Prodi e il suo Governo.

L’altro giorno sentivo in radio un piccolo produttore dell’agroalimentare che si lamentava: diceva che se invece di sbattersi a fare buoni prodotti andasse in giro a spaccar vetrine, contribuirebbe ad aumenterebbe il PIL. Temo che avesse drammaticamente ragione.

Il Governo agisce in qualche modo alla stessa maniera: sfascia le auto, con la scusa che inquinano, tanto il conto alla fine lo pagheremo noi comunque. Per la gioia delle banche soprattutto, per la quali dovremo indebitarci per cambiare l’auto comprata solo pochi anni fa.

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9 Responses to “Italia, un paese da rottamare”


  1. non vederla sempre da questo punto di vista, a volte si tratta di aiuti, seppur minimi, ai consumatori.

  2. aghost Says:

    antonio, credo sia un tipo di “aiuto” a cui molti rinuncerebbero volentieri. Essere costretti a cambiare l’auto (perché alla fine ti costringono bloccando le auto più vecchie) significa soprattutto indebitarsi con le banche. Il vero aiuto ai consumatori sarebbe difendere il loro potere d’acquisto, non fargli fare altri debiti oltre a quelli che già hanno:)


  3. Ma siamo poi sicuri che queste auto vengano rottamate o, come mi ha detto un uccellino, vengono vendute nei paesi in via di sviluppo, andando comunque ad inquinare da un´altra parte?


  4. Mi son sempre chiesto:

    in Italia ci sono non mi ricordo quanti milioni di autoveicoli circolanti. Ogni famiglia ne ha minimo 2. Il mercato dovrebbe essere saturo, perché acquistare un’auto non è come acquistare un cellulare (c’è chi ne fa collezione). Son soldi. E allora – ingenuamente – riflettevo: ma chi le compra ancora? Non dovrebbero chiudere, queste aziende? Invece si scopre che la Fiat ad esempio, ha prodotto tra il 2000-2005 da 1.422 mila a 726 mila auto. C’è stato quindi un calo. Ovvio no? Ormai ce l’abbiamo tutti la macchina! Poi si legge su un resoconto stenografico della Camera di quest’anno che hanno intenzione di portare entro il 2010 la produzione automobilistica del gruppo FIAT da un milione 100 mila (ma non erano 726.000 fino al 2005?) a un milione 500 mila unità!

    Ma se ormai tutti quanti abbiamo già la macchina, come faranno a raggiungere quest’obiettivo? È questa la domanda alla quale non sapevo rispondere. Fino ad ora. Già, ora mi hai risposto tu: con la rottamazione dovuta all’euro! Certo! Che idea geniale.

    Eh, se non ci fossero questi governi assistenzialisti eh? Tanto paghiamo noi. Altro che taglieggiamenti con il canone Telecom!

    Ma imporre per legge le auto a metano sin da quando escono dalla fabbrica no eh? Eh, no, altrimenti 10 anni ti durerebbe una macchina…

  5. aghost Says:

    senza contare che produrre NUOVE AUTO costa un sacco di risorse!

  6. aghost Says:

    maurizio, è un sistema terrificante: ti ricordi le marmitte catalitiche? Alè tutti a cambiare marmitta. Ti ricordi la benzina “verde” ecologica? Si è poi capito che è velenosa e cancerogena come quella rossa. Allora, geniali, si sono inventati gli euro 0, 1, 2, 3, 4, 5 eccetera, coi quali ci obbigheranno, obtorto collo, a cambiare auto ogni 3-4 anni invece che ogni 10, cioè a far “girare l’economia”. La loro.


  7. Mi ricordo, mi ricordo. Io sono stufo di questo Paese dove siamo dei sudditi. Ci si indigna tanto con i Savoia, ma io francamente, con la Repubblica non vedo molta differenza. Sudditi eravamo e sudditi siamo rimasti. Ci stanno succhiando il sangue come delle sanguisughe.


  8. Gente incapace…che pensa solo alle loro tasche

  9. MFP Says:

    E’ tutto cosi’ Aghost… tuttoooooo… oggi come oggi le scelte “sostenibili” il piu’ delle volte vanno a diminuire il PIL, ed e’ il motivo principale per cui le scelte “sostenibili” non si fanno. Nessun politico vorrebbe andare in televisione a dire che ha diminuito il PIL… sarebbe una sorta di eutanasia politica. Le TLC in particolare sono finite… per lo meno sono finiti gli incassi miliardari… il mercato conta “una tantum” per le connessioni dati e basta. Dopodiche’ ci sono i cosiddetti servizi… che sono un’altra tantum, ammesso e non concesso che qualcuno li voglia pagare e considerando che la complessita’ di tali servizi potrebbe rendere presto sconveniente farne un business. Un po’ tutta la catena del valore che va dai produttori di tecnologia (es: Cisco), al providing (es: Telecom), e arriva all’industria dei contenuti da trasmettere, e’ in stallo pauroso. Radio, TV e gli altri media tradizionali perdono utenza a rotta di collo; e seppure comprimendo le liberta’ civili e digitali agendo su una classe dirigente pubblica debole e povera di spirito potranno mantenere lo status quo ancora per un po’, c’e’ un lento e inesorabile logorio legato al ricambio generazionale (i ragazzini a 6 anni sono assuefatti alla pubblicita’; dopodiche’ gradualmente diventano sempre meno recettvi ai messaggi pubblicitari… e piu’ sono invasivi i messaggi pubblicitari, prima i ragazzini smettono di essere il target perfetto per il marketing). Nell’advertising Google la fa da padrona… e’ semi-monopolista mondiale sul testo e puo’ facilmente diventarlo sul video. E ancora non esiste un modo “sostenibile” per monetizzare in Internet la produzione di opere d’autore (ie: monetizzare senza compromettere la creativita’ della specie, magari riuscendo anche ad invertire il ciclo negativo che attualmente fa calare il QI medio giorno dopo giorno). Senza contare che la nostra economia, e l’IT con particolare riguardo, e’ legata a stretto nodo al petrolio… se Hubbert ha ragione guardati il suo grafico, conta che nel 2007 abbiamo passato il flesso e calcola quanto tempo affinche’ il NASDAQ verra’ chiuso in fretta e furia. Se si affloscia il mercato TLC, si affloscia appresso tutto l’IT, la bolla del 2001 a confronto sara’ una luna di miele. Non e’ che Quintarelli si coltiva il suo blog tanto per sgranchirsi le dita sulla tastiera… temo sia profondamente preoccupato. Io stesso, se vai a rileggere i miei articoli TLC Revolution su PI di settembre 2006, vedrai che pur sapendo di essere impopolare suggerivo di intervenire immediatamente in un modo che poteva salvare Telecom… per lo meno fornirla di un paracadute che le avrebbe dato il modo di atterrare dolcemente e continuare subito a camminare… invece di sfracellarsi e tirarsi dietro tutto il paese… ma gli interessi che sono dietro Telecom non sono italiani, e non c’e’ bisogno di un’Italia di Serie A nello scacchiere… noi dobbiamo essere di Serie B… dobbiamo consumare, ingrassare il PIL, comprare la proprieta’ intellettuale estera e in particolare USA come fosse oro colato… la nostra creativita’ deve rimanere sotto stretta sorveglianza, siamo un popolo pericoloso in una Internet neutrale e senza copyright, dove la creativita’ la fa da padrona. Dopo 100 anni da quando il banco di sardegna ha ritirato le ultime monete d’oro, ancora non siamo riusciti a liberarci dal signoraggio; figurati se riusciamo a fare massa critica intorno all’unica cosa che permette di scardinare e risolvere tutte le altre cause (dal precariato, agli argomenti degli animalisti) ovvero garantirsi dei canali di comunicazione indipendenti e assicurarsi che le idee possano viaggiare senza gradino d’ingresso alcuno (es: denaro da pagare, drm che limitano l’uso dell’opera legittimamente acquistata).

    Aghost, la pressione sulla liberta’ della rete tra la paralisi della grande industria e la follia dei piccoli baronetti, sta aumentando a dismisura… spero che gli italiani rispondano con ancora maggiore decisione al prossimo appello di Beppe Grillo il 25 aprile, e senza ipocrisie da blogstar invidiose, o intellettuali naif… perche’ Beppone potra’ piacere oppure no, sara’ certamente impreciso sulle questioni piu’ strettamente tecniche (e per questo fa arricciare il naso agli intellettuali naif; pure quelli che sotto sotto riconoscono dietro la non perfetta aderenza delle proprie idee alle proposte del comico, una direzione per lo meno piu’ positiva di quelle intraprese da qualsiasi movimento piu’ strettamente politico passato, presente e *futuro*), ma al momento rappresenta il piu’ importante movimento popolare esistente in Italia… e senza polarizzazioni politiche… e senza velleita’ komehiniane… senza programmi unici dettati da un balcone… senza bandiere! Quest’ultima puo’ sembrare una fesseria ma e’ invece la cosa piu’ importante: e’ l’anti-NIMBY per eccellenza. Significa riconoscere la precarieta’ come un problema nazionale piuttosto che legato alla categoria degli accademici piuttosto che dei metalmeccanici piuttosto che di uomini o categorie di destra piuttosto che di sinistra. Significa riconoscere che c’e’ un problema culturale che include ma non si esaurisce con l’anzianita’ dei nostri rappresentanti, o l’inadeguatezza dei manager… significa riconoscere il fallimento dell’altro grande sistema socio-economico del secolo passato e iniziare FINALMENTE a guardare oltre nel concreto… prendere atto dell’esistenza di un sustainability gap crescente (le risorse disponibili diminuicono tanto quanto aumenta la quantita’ di risorse necessarie a evolvere la tecnica; sono cioe’ due curve esponenziali che divergono… piu’ va avanti meno avremo risorse per fare le cose necessarie…). E’ dura Aghost, grandi sfide ci aspettano.


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