Professori sù la testa

gennaio 15, 2008

Nel 1931 Mussolini impose ai professori il giuramento di fedeltà al regime fascista. Solo dodici professori, in tutta Italia, rifiutarono, perdendo la cattedra e la libertà. I loro nomi: Ernesto Bonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra.

Ricordo il fatto perché, tra tante non buone notizie di oggi, fa piacere leggere che un buon numero di professori dell’Università “La Sapienza” si è opposto alla visita di Papa Ratzinger in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Il fatto ha ovviamente scatenato i mastini dell’ortodossia cattolica, che hanno gridato, ridicolmente, alla censura.

Difende la scelte dei 67 colleghi firmatari di un appello, Piergiorgio Odifreddi, matematico e saggista: “Sono più che d’accordo con l’appello degli scienziati al rettore. La Chiesa ha tutto il diritto di prendere posizione, ma l’invito del Papa all’università, addirittura all’inaugurazione dell’anno accademico, è una provocazione“.

Parere che condivide pienamente un’altra laica convinta, Emma Bonino: “Nessuno vuole imbavagliare il Papa o togliergli la parola. L’unico che ha la parola, mattina e sera, è appunto il Papa, con i suoi seguaci, e la morale cattolica“.

Siamo nel 2008, forse sarebbe ora che le ingerenze della Chiesa, rottame ideologico-religioso che obnubila le coscienze da duemila anni, avessero fine.

Tutta la polemica è partita da una bella lettera aperta del professor Marcello Cini, indirizzata il 14 novembre del 2007 al rettore Renato Guarini, e pubblicata sul Manifesto, che riporto integralmente: 

Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell’agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell’inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell’università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell’università La Sapienza – ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico – non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l’obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico – rappresentato per tutti dall’esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica – non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull’incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università – da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c’è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell’ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta – cito testualmente – dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall’accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah – attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all’imprevedibile irrazionalità del secondo – che sarebbe a sua volta all’origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali – conclude infatti il papa – con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche.

Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l’ex capo del Sant’uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l’espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l’esclusività della mediazione fra l’umano e il divino. Un’appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l’integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l’appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo – condotto tra l’altro attraverso una maldestra negazione dell’evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell’avversario – di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell’evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l’Anno Accademico dell’Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come simbolo dell’autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini

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22 Responses to “Professori sù la testa”


  1. le barricate le preferirei sui pacs, testamento biologico, procreazione assistita, etc.

  2. aghost Says:

    la bella notizia della rivolta dei professori della Sapienza si conclude con un’altra bella notizia: Papa Ratzinger ha annullato la visita :))))

  3. roberto Says:

    Sono felice del fatto che il Papa abbia annullato la visita alLa Sapienza, ma sono anche dubbioso. I ragazzi e i professori a questo punto hanno fatto il suo gioco, adesso ratzinger è il poverino di turno, i media tradizionali tutti a dare addosso alla decadenza della scuola italiana (sembra che, se cacciano via il più alto esponente della chiesa che ha ostacolato le teorie di Galileo e la sua persona, è un conto mentre se la scuola italiana va a pezzi per professori ignoranti e mancanza di strutture e fondi adeguate allora è tutto un’altro paio di maniche). E come già scritto nel post si parla di censura e di mancanza di libertà di parola.
    Era solo un NO, un’opposizione al sudditismo nei confronti della chiesa da parte di ragazzi e professori. Avrebbe potuto benissimo andare a dire quello che doveva dire, ma non l’ha fatto perchè i suoi scagnozzi gli han suggerito di non farlo.
    Mi domando che sarebbe successo se avessero protestato durante il suo discorso in università. Poliziotti in tenuta antisommossa? Minaccia di terrorismo?

  4. aghost Says:

    saggiamente in vaticano hanno ritenuto di annullare la visita. Vi immaginate il Papa contestato in mondovisione ? :)))

  5. spiritofstluis Says:

    beh adesso i “laici” si son mostrati per quello che sono.
    Solo anticlericali, solo poca cosa…

  6. newyorker Says:

    sono laico e di sinistra ma non condivido e mi dissocio da quanto è successo

  7. Logan71 Says:

    Se fosse stato invitato il Dalai Lama, avrebbero protestato allo stesso modo?

  8. Stefano Says:

    mi vergogno di essere italiano se lo siete voi!
    il totalitarismo e l’antidemocrazia avanzano…
    guarda che commenti che fate… ma vi rendete conto?

  9. Stefano Says:

    che schifezza di professori…. sono più saggi i contadini di questo manipolo di illiberali!

  10. ilpadano.com Says:

    Contro Ratzinger
    in campo la scienza.
    Anzi, la scemenza
    di Giulio Ferrari

    C’è pure quel Maiani, a cui Prodi ha appena messo sotto il sedere la politicizzatissima poltrona di presidente del Cnr, nella lista di 67 sedicenti scienziati che hanno da dire la loro sulla presenza del Papa alla cerimonia d’inaugurazione della baldanzosa università romana “La Sapienza”. Dal manipolo di grilli parlanti, le agenzie estraggono i nomi, oltre che del succitato Maiani, anche di tali Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Costelli e di certo Frova, che sarebbe autore con l’altrettanto prestigiosa studiosa Mariapiera Marenzana, entrambi imprescindibili esperti del paranormale, di un libro su Galileo Galilei. Insomma tutta gente universalmente conosciuta in Polonia, come si suol dire.

    EINSTEIN DEI POVERI. Anche perché come “scienziati” non risulta che abbiano mai scoperto o inventato alcunché, neppure una pietanza per usare le parole d’una vecchia canzone di Roberto Vecchioni. Eppure costoro si sono sentiti moralmente obbligati a farsi avanti per avallare con la loro autorevolezza la lettera inviata alla stampa da Marcello Cini, insegnante in pensione di Fisica Teorica della “Sapienza” che ha novant’anni e li dimostra, eccome. Così, nel loro documento, dopo aver definito “sconcertante inziativa” la visita del Papa all’università, gli Einstein dei poveri dicono di non capire come mai “un rappresentante di uno Stato estero debba inaugurare un’università statale, e non è nemmeno chiaro perché chiamare il rappresentante di una sola confessione religiosa a un evento in cui sono rappresentate più confessioni”.

    SCHELETRO NELL’ARMADIO. Argomentazioni d’un tale spessore scientifico che anche il più ebete militante pannelliano, di quelli che nutrono la loro mente con la logorrea di Radio Radicale e le cialtronate di Ron Hubbard, sarebbe riuscito a mettere assieme. Ma la scienza non teme confronti e contro Benedetto XVI gli “scienziati” affondano il colpo, esibendo il classico scheletro nell’armadio: “Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger – denunciano i saputelli – ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: all’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla scienza dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Orrore. Per questa frase blasfema, al Papa va precluso l’ingresso alla Sapienza, dicono i custodi del tempio laico. Il fatto è che chi già possiede la scienza, come i brillanti sottoscrittori del messaggio antipapale, non può permettersi il lusso di disporre anche della cultura. Nel nostro piccolo, anzi nel nostro niente, cercheremo di dar loro una mano. Vediamo. Il processo a Galileo, disse Ratzinger, fu giusto. In effetti, contrariamente a quello che forse pensano i nostri uomini di scienza, l’astronomo non finì al rogo: venne condannato, pro forma, all’ergastolo. Sentenza immediatamente commutata in un periodo di arresti domiciliari.

    EPPUR SI MUOVE. Persino la pena “espiatoria”, cioè la recita di un consistente numero di rosari, fu mitigata consentendo che se ne facesse in buona parte carico una parente del reo, suora di clausura. Il tribunale dell’Inquisizione, in un’epoca dove nessuna giurisdizione andava troppo per il sottile, appare dunque giusto, cioè mite. Ma, come rilevò l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, si dimostrò anche “molto più fedele alla scienza dello stesso Galileo”. Com’è noto, la querelle nasce dalle parole della Bibbia, con Giosuè che chiede al sole di fermarsi per poter continuare a combattere prima che calasse la sera. Ergo, è il nostro astro che si muove, mentre la terra sta ferma: questa interpretazione letterale dei testi sacri era peraltro conforme al sapere del tempo, cioè alle verità scientifiche universalmente sancite dagli studiosi. La Chiesa interviene sulle questioni che non rappresentano verità di fede poggiando anche sul sapere umano; nel caso in questione, era precisamente la conoscenza dell’epoca a fuorviare nella lettura della Bibbia.

    MAIANI DELL’EPOCA. Per gli studiosi, infatti, non c’era alcun dubbio che fosse il sole a girare attorno alla terra. E siccome quella era la verità ragionevole ed accademica, chi sosteneva il contrario certo nascondeva un altro scopo: magari quello di gettare l’ombra della menzogna sulle parole dei testi sacri, per come erano lette e interpretate alla luce del sapere di allora. La Santa Inquisizione, insomma, agì con il conforto dei Maiani dell’epoca, anche se allora non c’era il Cnr. Oggi vediamo un’altra categoria di uomini di scienza altrettanto politicamente corretta e allineata al pensiero dominante: quella che vorrebbe processare un Papa colto e dotto per le sue parole storicamente ineccepibili. E dai loro toni si capisce che, se fossero al loro posto, non userebbero la prudenza e la clemenza di quei benevoli inquisitori.

    14.01.2008

  11. aghost Says:

    il “padano” fa un’operazione retorica vecchia come il cucco: quando non si può attaccare il ragionamento si attacca il ragionatore (ciri ha 90 eccetera).

    Miseria.

  12. Stefano Says:

    Bravo aghost, bell’autogol! è proprio quello che fai tu e gli amici tuoi: attacchi il papa per i suoi ragionamenti dimostrando l’intolleranza e la paura delle idee, poi te ne fai altri dicendo:
    “Siamo nel 2008, forse sarebbe ora che le ingerenze della Chiesa, rottame ideologico-religioso che obnubila le coscienze da duemila anni, avessero fine” Innanzitutto vorrei dire che i valori e le idee cristiane non sono come un paio di scarpe che passano di moda, e poi ti vorrei far notare quanto da cafone altrui ti permetti di offendere con falsità gratuite la fede cattolica!
    tana per aghost

  13. MFP Says:

    Attaccare il Papa?

    Aghost, la gente e’ impazzita. Ma che razza di visitatori hai ultimamente? Non te posso lascia’ 2 settimane da solo che ti aggrediscono cosi’ perche’ esprimi la tua opinione?

    Il Papa fa politica che non puo’ fare – solo il segretario di stato vaticano puo’ mettere bocca nelle faccende pubbliche italiane – e chi difende l’alveo costituzionale da rigurgiti di pochezza culturale che arrivano dal pastore tedesco b16 e’ percepito come un attacco alla liberta’ di espressione… assurdo… hanno proprio perso la bussola. Quello che sta mettendo a repentaglio la convivenza civile violando i patti con lo stato italiano e’ il Papa… i professori e gli studenti stanno difendendo proprio quella cosa che permette la liberta’ di culto… la laicità dello stato. Se lo stato non fosse laico, nessuna religione a parte quella dominante sarebbe possibile. Toh… i cattolici sono quella dominante… toh… forse i fondamentalisti sono proprio loro… toh… la chiesa cattolica e’ il partito politico con più presenze (e tempo) in televisione, stacca addirittura er Berlusca e i suoi galoppini pagati dallo stato che a ogni notizia rilevante gli telefonano per chiedergli come trattare la notizia (vedi vicenda Sacca’)… mica ci avevo fatto caso. Toh… siamo un paese abitato da fondamentalisti schizo-pedoterrosatanisti! PORK! SI SALVI CHI PUO’!

  14. aghost Says:

    effettivamente il coro quasi unanime in favore del Papa fa impressione: siamo un paese cattolico-talebano

  15. Stefano Says:

    impazziti sarete voi!
    intolleranti oscurantisti e antidemocratici che non siete altro!
    una cosa così grave non è accettabile! mancanza di libertà di parola in una università PUBBLICA ostaggio di una parte becera e prepotente che voi vergognosamente difendete! gli impazziti siete voi,
    fatevi un bell’esame di coscienza e vergognatevi te aghost e gli amici tuoi!

    ps non merita commento cattolici-talebani per quanto è idiota

  16. aghost Says:

    come volevasi dimostrare :))))

  17. Stefano Says:

    si esatto, hai dimostrato chi sei!

  18. MFP Says:

    Stefano, ma non ti incazzare… se mi sono sbagliato sono felice di rendermene conto, come sempre. Dimmi, non e’ forse vero che i cattolici sono la religione dominante nel paese e che quindi citare voltaire e’ un pochino paradossale?
    Non e’ forse vero che i cattolici sono la comunità religiosa con più presenza in televisione? (addirittura sopra qualsiasi partito politico, addirittura quello dell’uomo che controlla direttamente 3 reti, indirettamente altre 3 reti, e il 95% della raccolta pubblicitaria)
    Non e’ forse vero che la laicità dello stato e’ di fondamentale importanza proprio per garantire la liberta’ di culto anche a quei 2 mormoni in tutto che vivono sulle colline appenniniche abruzzesi?

    Perche’ se non e’ vero… apriti cielo… mi piacerebbe rendermene conto per gridare allo scandalo insieme a te!

  19. Stefano Says:

    X MFP
    è evidente che stai sviando dal nocciolo della questione, mi dispiace ma non mi freghi: è stata negata la possibilità di parola in una struttura pubblica per colpa di una parte intollerante e becera!
    la questione è solo questa, il resto sono solo chiacchere, c’è poco da arrampicarsi sugli specchi!

  20. Bruno Says:

    non è stata negata la possibilità di parlare al papa, è questi che ha preferito non presentarsi per sottrarsi alle inevitabili contestazioni.
    i mass media stanno facendo il loro dovere nello sfruttare l’ignoranza della gente per far passare il papa per vittima

    Invece di parlare di filosofia, l’uomo acculturato che è il papa potrebbe spiegarci, in una università come all’angelus, come mai le antenne di radio vaticano non sarebbero responsabili (secondo il vaticano) dell’aumento dei morti per tumori nei 4 km intorno alle antenne…
    se avesse voluto parlarci invece che di Galileo forse non sarebbe stato contestato

  21. Stefano Says:

    x bruno
    togli dagli occhi il prosciutto! 67 professori o pseudotali si sono arrogati il diritto di adoperarsi per togliere la possibilità di parola in una struttura pubblica!
    tu parli di antenne… sempre arrampicato sugli specchi stai, cercando di sviare da quello che è successo.
    Sarebbe più furbo per voi che non stimate il papa stendere un velo pietoso su quanto successo invece di cercare di difendere l’indifendibile!

    p.s. poi vorrei sapere quanti di voi hanno mai letto un discorso ufficiale del papa e quanti parlano per sentito dire ( dai media )

  22. b. Says:

    non lo posto per intero, perché è un po’ lungo… ma ho trovato molto utile questa riflessione “trasversale”:

    http://www.corriere.it/editoriali/08_gennaio_20/magris_d0329b1e-c72f-11dc-8899-0003ba99c667.shtml


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