Ssshhh, dorme il Garante

gennaio 25, 2008

Ci sono voluti due anni perché il Garante si rendesse conto, in qualche maniera, che i gestori telefonici non rispettano la privacy dei clienti, conservando illecitamente i dati di connessione e navigazione in internet.

Telecom Italia ad esempio includeva “perfino le interrogazioni ai motori di ricerca effettuate dagli utenti”. Risale infatti al dicembre del 2005 la disposizione del Garante riguardo il trattamento dei dati delle connessioni internet, disposizione bellamente ignorata dai gestori. Lo spionaggio della connessione permette al gestore telefonico la schedatura della persona, di costruirne “il profilo” incrociando i suoi interessi sociali, culturali, economici e persino sessuali: molto, se non proprio tutto, può essere desunto da un’analisi dei log.

Ma non sono solo le connessioni ad essere spiate: nessuno sa ad esempio come sia trattata l‘enorme mole di dati delle telefonate della telefonia fissa di decine di milioni di utenti, una miniera d’oro di cui è lecito sospettare uno sfruttamento selvaggio che dura da decenni. Una vera pacchia per le società di marketing, che poi vendono questi dati lucrando miliardi. Telecom stessa lo fa direttamente, tramite il suo monopolio nel settore Seat-Pagine Gialle, che vende addirittura i dati on line a chiunque, con Giallo Data, nel cui sito fino a qualche tempo fa era scritto candidamente che i suoi dati erano incrociati com quelli dell’Istat, e non si capisce bene a che titolo.

Questa informazione piuttosto inquietante è stata fatta sparire, sostituita dalla dicitura “Liste lifestyle“, che in realtà comprende le metodologie di profilazione geodemografiche “Cluster” e “Kaleidos”, da cui spunta ancora Istat, l’Ente Nazionale di Statistica. Ricordo tuttavia che Istat è una società pubblica, e non è chiaro perché i dati delle rilevazioni statistiche per conto dello Stato, tipicamente i censimenti, siano incrociati (o ceduti?) ad aziende private.

Consodata, altra longa manus del gruppo Telecom, vanta 43 milioni di profili anagrafici (presumibilmente ricavati dalle utenze telefoniche), dai quali, anche tramite “analisi comportamentali”, si possono estrarre elenchi mirati per inviare pubblicità tramite posta tradizionale, via mail oppure via sms (?). Chi controlla tutto questo? Non lo sa nessuno. Lo scandalo del mega-spionaggio Telecom, scoperto di recente durante l’era Tronchetti, autorizza i sospetti peggiori.

Ora il Garante si sveglia, dopo due anni, per accorgersi che i gestori, delle sue belle disposizioni, semplicemente se ne fregano. Che succede allora, di fronte ad un illecito, ad un abuso grave dei gestori? In Italia sostanzialmente niente. Il Garante emette altre disposizioni, poi ripiomba in un sonno profondo di mesi o anni, fino al successivo risveglio. 

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2 Responses to “Ssshhh, dorme il Garante”


  1. […] la cosa è stata accolta con grande gioia dagli utenti e alcuni hanno espresso sospetti riguardo al trattamento che di questi dati facevano i […]


  2. […] Aghost commenta: ci sono voluti due anni perché il Garante si rendesse conto, in qualche maniera, che i gestori telefonici non rispettano la privacy dei clienti, conservando illecitamente i dati di connessione e navigazione in internet. Telecom Italia ad esempio includeva “perfino le interrogazioni ai motori di ricerca effettuate dagli utenti”. Risale infatti al dicembre del 2005 la disposizione del Garante riguardo il trattamento dei dati delle connessioni internet, disposizione bellamente ignorata dai gestori. […]


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