Sordi e ciechi

febbraio 29, 2008

Il giornalista Mario Tedeschini Lalli scrive del putiferio scatenatosi sul “New York Times” dopo lo scoop di una presunta relazione del candidato repubblicano John McCain con una lobbista.

L’articolo in questione è stato contestato da più parti, giornalisti e lettori, in quanto alludeva alla relazione senza fornire prove adeguate. Sulla vicenda è intervenuto (attenzione, ora iniziano i raffronti con l’Italietta nostra) il “public editor“, cioè una specie di garante dei lettori, che ha criticato duramente il direttore del NYT, Bill Keller, e l’impostazione fuorviante di quell’articolo.

Il public editor, precisa Lalli, “è un giornalista assunto presso il giornale per un periodo non rinnovabile di due anni come rappresentante dei lettori nei confronti della redazione. Può svolgere inchieste interne sulla base di eventuali richieste dei lettori o per propria iniziativa e riferirne la domenica sul giornale senza alcuna autorizzazione preventiva. Insomma un “giornalista terzo” che ha il compito di chiarire ed eventualmente giudicare le controversie etiche e professionali suscitate dal giornale stesso. Non ha alcun potere sanzionatorio, solo il potere “morale” della eventuale critica in pubblico“.

In Italia il public editor è una figura mitologica, semplicemente non esiste. Si rammenta qualcosa di simile solo a “La Repubblica”, che parecchi anni fa aveva dato risalto alla nomina di Piero Ottone, “garante dei lettori” del quale però non si ricorda, a memoria d’uomo, nessun intervento di qualunque genere.

Qui non interessa discutere dell’articolo su McCain che ha suscitato lo scandalo, ma della reazione del giornale. Il NYT non ha ignorato il problema dell’articolo contestato ma ha aperto un confronto pubblico coi lettori, nel quale cronisti e capiredattori responsabili dell’inchiesta rispondono dettagliatamente sul sito alle critiche. Riuscite a immaginare qualcosa del genere nel nostro paese?

Qui da noi siamo ridotti a fare le petizioni pubbliche su internet a Bruno Vespa che sputtana i blogger nel suo “Porta a Porta”. Petizioni che cadono puntualmente nel vuoto. I nostri media mainstream sono in gran parte sordi e ciechi, non solo nei confronti dei blogger (capirai) ma soprattutto nei confronti di lettori e telespettatori. Del resto, perché non dovrebbero? Tanto campano comunque con “l’editore di riferimento” (cit. Vespa) e di finanziamento pubblico.

Ma questo sistema nefasto per l’informazione è destinato, prima o poi, ad essere spazzato via: il vecchio sistema mediatico “da uno a molti”, in un mondo in cui grazie a internet tutti pubblicano tutto, non può durare a lungo.

La stampa, come l’abbiamo intesa finora, è già al lumicino, per non parlare della tv. Se il giornalismo vuole sopravvivere, essere credibile, non ha che una sola strada: cambiare radicalmente, smettere la spocchia ed aprirsi al confronto quotidiano coi lettori. Come sta facendo il NYT. E come forse faremo anche noi, col solito decennio di ritardo.

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2 Responses to “Sordi e ciechi”

  1. Liuk Says:

    Non ho mai particolarmente amato gli USA e i suoi modi di fare, tuttavia noi ci “incetrioliamo” sempre, loro invece hanno ancora voglia e potere di scandalizzarsi se le cose non vanno!

  2. aghost Says:

    neppure io vado pazzo per gli USA, ma su certe cose loro sono avanti anni luce. Noi siamo un paese medievale


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