Meno Stato e più mercato?

aprile 30, 2008

Il giornalista del Corriere Francesco Giavazzi si lamenta “dell’occasione perduta” nell’articolo Il liberismo e la speranza. Giavazzi è un alfiere del motto “meno Stato e più mercato“, dove i benefici della concorrenza e dell’apertura agli scambi, sono lo strumento per sbloccare un Paese nel quale la mobilità sociale si è arrestata e il futuro dei giovani è sempre più determinato dal loro censo, non dal loro impegno o dalle loro capacità:

“Il tentativo di convincere la sinistra che mercato, merito e concorrenza sono gli strumenti per sbloccare l’Italia—devo ammetterlo — è fallito. Con Prodi la sinistra ha perso un’occasione storica: anziché sbloccare la società ha essa pure offerto protezione. Ma chi ha protetto? Non chi temeva la globalizzazione — che infatti si è fatto proteggere dalla Lega—ma il sindacato, anzi i suoi leader. Temo ci vorrà qualche legislatura per riparare questo errore”.

Giavazzi fa il mea culpa e si chiede:

“Che cosa non abbiamo capito, dove abbiamo sbagliato? Alcuni ritengono che il problema nasca dall’errato accostamento di «concorrenza » e «mercato». Concorrenza significa regole: in assenza di regole non è detto che il mercato produca una società migliore di quella in cui vivremmo se venissimo affidati ad uno Stato benevolente. Affinché il mercato, la globalizzazione diventino popolari è necessario «governarli»”.

Belle parole ma che trovano scarso riscontro nella realtà. La gente ha paura del mercato, e direi con ragione. Tutto ciò che è stato privatizzato in Italia, come telefoni, poste, ferrovie, energia elettrica, ha prodotto fatalmente un unico risultato: l’aumento dei prezzi e la riduzione dei servizi.

Per la semplice ragione che l’interesse privato non è compatibile con quello pubblico, ma è anzi antitetico. La liberalizzazione ha prodotto il precariato e falciato ogni sicurezza specie nelle nuove generazioni. E il mercato internazionale ha scatenato fenomeni agghiaccianti di finanza selvaggia che ha avuto conseguenze drammatiche per milioni di risparmiatori in tutto il mondo. Giavazzi stesso cita l’esempio dei subprime e ammette che, se non fosse stato per l’intervento delle Banche Centrali, cioè lo Stato, le conseguenze avrebbero potuto essere molto peggiori.

Secondo il giornalista del Corriere il problema è che in realtà non c’è abbastanza concorrenza né mercato. E cita molti esempi di liberismo a parole, come quello di Berlusconi che accolla ai contribuenti, cioè allo Stato, il prestito ponte da 300 milioni per salvare Alitalia (per non parlare dell’ultima boutade della compagnia di bandiera comprata dalle Ferrovie dello Stato!).

La paura del mercato, anche se “percepita”, è pur sempre paura reale e non può essere ignorata con un’alzata di spalle. La gente non è stupida è ha capito benissimo che dalla globalizzazione, e da questo liberismo, ha tutto da perdere. O, per ben che vada, niente o pochissimo da guadagnare. Visti i precedenti, perché rischiare un salto nel buio? L’idea che qualcosa di ingovernabile come l’economia mondiale possa determinare la qualità delle nostre vite atterrisce qualsiasi persona di buon senso.

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8 Responses to “Meno Stato e più mercato?”

  1. ilcomizietto Says:

    “Libero” mercato ingovernabile per chi?

    Da leggere:

    http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=10899

    ilcomiziante

  2. stargazer Says:

    Concordo completamente, ma c’è un errore. Le Banche Centrali sono private, lo Stato non c’entra niente. E anche questa è una bella anomalia…

  3. Stefano Says:

    Sono pienamente d’accordo con quanto dici. Il “mercato” non può essere la risposta ai malfunzionamenti di un paese. il “mercato” è in netto contrasto con l’interesse pubblico. Affidare i servizi pubblici alle S.p.a. è pura follìa:
    servizi pubblici –> obiettivo –> pareggio di bilancio/servizi efficienti/costi popolari;
    servizi pubblici privatizzati –> obiettivo –> profitto.
    Un saluto e complimenti per il blog.
    Ciao,
    Stefano

  4. AlphaKappa Says:

    Penso che la sfiducia delle persone nel mercato derivi proprio dalla mancanza di regole o di controlli caratteristica dell’Italia. Pertanto si tende a confondere liberismo con “homo homini lupus” o “mors tua vita mea”. In Europa ci sono buoni esempi in cui mercato e concorrenza vanno a favore del cittadino; basti pensare – per non andare troppo lontano – alla situazione del mercato delle tlc o semplicemente di adsl e wimax negli altri paesi.

  5. aghost Says:

    stargazer hai ragione, tuttavia c’è questa situazione ambigua per la quale non si capisce bene il ruolo dello Stato nelle banche centrali…

  6. aghost Says:

    stefano quello che non capisco è come mai nessuno affermi una verità che a me sembra elementare: interesse pubblico e privato sono INCOMPATIBILI. Quindi un servizio pubblico gestito da un privato, ancor peggio in monopolio, è contro l’interesse dei cittadini. Gli esempi son fin troppi, dalle Ferrovie alle autostrade, dalle poste alle tlc…

  7. picchiatello Says:

    Dobbiamo sempre ricordare che lo Stato e’ il principale cliente dei privati in Italia e che gli uniche imprese che generano profitti sono quelle monopolistiche private o semi-private.
    Queste ultime di fatto sono esenti da qualsiasi controllo finanziario, qualitativo ect. a differenza dell’estero anche europeo , altra differenza e’ che il nostro paese e’ povero di risorse, l’unica dovrebbe essere il personale ed ultimamente non mi sembra che brilliamo …


  8. “l’interesse privato non è compatibile con quello pubblico, ma è anzi antitetico”

    Verissimo. Se poi aggiungiamo che spesso l’interesse privato agisce in regime di monopolio od oligopolio (vedi l’Italia)…

    Verissimo anche “homo homini lupus”. Soprattutto in Italia, dove i controllori… ehm… si girano dall’altra parte (quando non partecipano attivamente alla “gestione” della torta).


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