Trasparenza demenziale

aprile 30, 2008

Trovo grottesca la decisione dell’Agenzia delle Entrate di pubblicare i redditi di tutti gli italiani, e ancor più grottesca, anzi demenziale, la sua giustificazione: lo si sarebbe fatto per una necessità di “trasparenza”.

Ma cosa c’entra la trasparenza? Nei confonti di chi? Non esiste alcuna ragione di pubblica necessità o giustificazione per una intrusione così sproporzionata nella riservatezza dei cittadini. Il motivo quale sarebbe? Quello forse di spingere i cittadini a spiare i vicini e denunciarli alle autorità qualora il reddito non corrispondesse al tenore di vita? Ma questa è follia, è un delirio da regime totalitario.

Perché non pubblicare allora anche l’estratto conto bancario? Le cartelle sanitarie? I dati anagrafici o la corrispondenza privata? Ma siamo impazziti? Bene ha fatto in questo caso il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, a bloccare tutto, sperando che poi non ci ripensi. Tuttavia le allucinanti dichiarazioni di Rodotà, suo predecessore, non sono molto rassicuranti in questo senso.

Una cosa comunque è sicura: la privacy in Italia non è una cosa seria. Da una parte si mascherano per legge le bollette telefoniche con gli asterischi agli stessi intestatari della linea, “per la privacy” (ma di chi?), dall’altra l’Agenzia delle Entrate si sente in diritto di scaraventare in piazza, senza chiedere niente a nessuno, le dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini italiani. Ma il dato fiscale è un dato personale, e riguarda strettamente il rapporto privato tra lo Stato e il cittadino in quanto contribuente. Cosa c’entra la pubblicazione urbi et orbi?

Se il Garante accerterà questa pesante e rozza violazione della privacy di milioni di italiani, qualcuno pagherà mai per quest’ultima balordaggine del Governo Prodi?

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33 Responses to “Trasparenza demenziale”

  1. Antonio Says:

    Io trovo grottesca la scarsa conoscenza del diritto da parte degli italiani. Io posso e potevo andare all’Ufficio del Comune quando mi pareve e senza motivo e chiedere quanto prende il mio vicino o quanto prende Berlusconi. L’Agenzia delle Entrate ha solo attuato una facoltà in più che la legge gli dà: quello di metterlo via internet. Leggetevi l’art. 69 del dpr 600 del 1970 e l’art. 66 bis del dpr 633 del 1972.
    Tra l’altro la dichiarazione dei redditi non è un dato sensibile e quindi è soggetto al diritto di accesso di cui alla l. 241/90. E poi chi ha il piacere di spiegarmi che cavolo di sensibilità ha la “busta paga”?
    Quando la smetterete di parlare di “aria fritta”? Internet incomincia a diventare il regno dei “tuttologi”!!!!

  2. frap1964 Says:

    Scusa perchè lo dici ai blogger e non all’attuale Garante della privacy che sulla questione si era già espresso a ottobre 2007 ?

    …Più precisamente, negli elenchi di cui al comma 4 del citato art. 69 è previsto che siano indicati i nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi e dei soggetti che esercitano imprese commerciali, arti e professioni. Con apposito decreto del Ministro delle finanze (ora, provvedimento dell’Agenzia delle entrate), sono stabiliti annualmente i termini e le modalità per la formazione di tali elenchi.

    Nei più recenti provvedimenti dell’Agenzia delle entrate attuativi dell’art. 69 (provvedimento del 29 settembre del 2004, relativo agli anni d’imposta 2001 e 2002, provvedimento del 29 luglio 2005, relativo all’anno di imposta 2003, e, da ultimo, provvedimento 20 settembre 2006, relativo all’anno di imposta 2004), l’Agenzia ha deciso di inserire negli elenchi i nominativi dei contribuenti con la sola indicazione della categoria prevalente di reddito e l’attività eventualmente esercitata, senza riportare (come invece era avvenuto per i periodi di imposta precedenti) anche i redditi dichiarati.

    Ciò detto, sappi che il diritto di accesso ad atti amministrativi sancito dalla l. 241/90 e successive modificazioni prevede la necessità di dover dimostrare il “legittimo interesse” alla presa visione di un determinato atto pubblico. Non è così semplice (a meno che non si tratti di questioni di natura ambientale, nel qual caso, per direttiva europea, non è necessario fornire motivazione).

    Per conferma puoi magari domandare ai 1500 italiani che hanno chiesto al governo Prodi di prendere visione degli atti di gara del portale italia.it e per tutta risposta si son sentiti dire “picche” perchè “il generico ed indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell’azione amministrativa (…) non è una posizione giuridicamente tutelata”.

    Fatte le debite proporzioni… vedi un po’ tu.

  3. frap1964 Says:

    E se così non fosse, come ti spieghi diversamente l’immediata intimazione a sospenderne la consultazione online ed il download da parte di Pizzetti?

  4. aghost Says:

    antonio, il fatto che qualcosa possa essere consentito per legge non significa necessariamente che sia cosa ottima a prescindere. Tutti sappiamo benissimo che ci sono tantissime leggi scritte coi piedi.

    Ho fatto l’esempio delle bollette mascherate per legge, una cosa veramente demenziale oltreché vessatoria nei confronti di milioni di utenti, ai quali in questo caso era negato il diritto elementare alla trasparenza degli addebiti.

    Parli poi di scarsa conoscenza del diritto di noi utenti, ma forse sarebbe più giusto che tu rivolgessi questa accusa al Garante o all’Agenzia delle Entrate, visto che danno un’interpretazione diversa delle leggi. Insomma si mettessero d’accordo almeno tra di loro…

    Faccio infine osservare che in USA, UK e Germania i redditi dei cittadini, da noi sbandierati su internet, sono considerati un dato personale protetto dalla legge sulla privacy. Sveglia, perché noi italiani dobbiamo sempre essere all’avanguardia nelle balordaggini?

  5. aghost Says:

    frap, ribadisco quanto scritto: saranno affari miei quanto guadagno o no? Perché non pubblicare allora anche gli estratti conto dei conti correnti?

    Ma cosa c’entra in questo caso la trasparenza? E soprattutto, nei confronti di chi? Del mio vicino? E’ ridicolo…

    Mi è venuto in mente anzi che la pubblicazione dei redditi potrebbe essere una specie di vendetta del centrosinistra che ha perso le elezioni: non ci avete votato? E noi vi pubblichiamo i redditi, così imparate… :)


  6. Adesso che ho scoperto che la Canalis non la dà via per soldi, però, eviterò di buttare via il mio tempo.
    Grazie Visco

  7. Antonio Says:

    @fra1964
    Quello che tu citi per il diritto di accesso va coordinato con le singole disposizioni di legge. E le disposizioni che io ti ho indicato ti dicono chiaramente che “chiunque” può andare a vedersi i redditi di chi gli pare! Il principio nel diritto è una cosa, la regola concreta è un’altra.

  8. Liuk Says:

    Da tutta questa faccenda si ricave che:

    1) La rivacy è la più grande cazzata, seconda solo al terrorismo!

    2) Al di là che sia giusto o meno pubblicare questi dati… perché la sinistra l’ha fatto soltanto dopo le elezioni?

    3) Gli italiani sono un popolo di gossippari! (traduzione: i cazzi loro non se li fanno proprio!)

  9. frap1964 Says:

    @aghost
    Il mio commento era rivolto ad Antonio, non certamente a te… :))
    Il Garante già aveva chiarito sei mesi fa che il quadro normativo attuale NON è sufficiente per pubblicare su Internet quei dati, tanto che l’agenzia delle entrate, negli ultimi anni, ha sempre pubblicato quei dati SENZA il dettaglio degli importi come lo stesso Garante scrive.

    @Antonio
    I provvedimenti che citi, e che cita anche il Garante, sono precedenti alla legge L. 241/90 che ha subito poi varie modifiche, l’ultima delle quali nel 2005 per recepire la direttiva comunitaria sui provvedimenti di natura ambientale (per i quali non serve motivazione all’atto della richiesta).
    Per tutti gli altri atti valgono le norme della legge, peraltro del tutto generiche, che vanno pure integrate da tutti i pareri della Commissione di accesso ai documenti, istituita dalla legge stessa.
    Ci sono volumi di questi pareri (peraltro leggibili sul sito del governo). Il principio generale sancito, anche in virtù delle ulteriori modifiche introdotte nel 2005 (che non si occupa solo della direttiva comunitaria) è quello già chiarito. Vale il principio generale per cui il cittadino deve dimostrare alla PA un suo “legittimo interesse” a prendere visione di un atto pubblico, quale esso sia. E se tale legittimo interesse esiste o meno lo decidono, nell’ordine:
    – la PA in primis
    – la Commissione di accesso ai documenti in sede di ricorso
    – il TAR in sede di ricorso
    – il Consiglio di Stato in sede di ricorso
    Quindi dal momento di una richiesta al momento in cui è possibile visionare un documento può passare anche qualche annetto, secondo come gli gira “al momento” alla PA.
    Vale per tutti gli atti pubblici (escluse ovviamente liste di pubblica consultazione): è così.

    Il download di quei dati, così come è stato consentito, apre invece la possibilità per chiunque di crearsi un archivio personale e profilare le persone, il che è ovviamente molto diverso dal consentire una consultazione cartacea (comunque da motivare) in Comune. Non a caso il Garante ha chiesto la sospensiva.

  10. Medusa Says:

    Era inevitabile che questi dati finissero nelle reti P2P, inevitabile.
    Mi rattrista veramente tanto il fatto che nessuno abbia pensato a che danni potesse recare la pubblicazione di dati così riservati.
    Mi sciolgo di fronte a cotanta insipidità di rispetto e a questo svilimento e della dignità del cittadino.
    Intrusioni di questa entità nel privato sono da condannare in maniera incisiva.
    Medusa

  11. MFP Says:

    Aghost, ok sul discorso delle bollette… ok che a te non piace Rodotà… ma queste cose non centrano nulla con la questione della pubblicazione dei redditi. I redditi erano già pubblici; pubblicandoli su Internet cambiano tre cose:
    1) al comune devi lasciare traccia che tu Mario Rossi hai consultato i redditi; su internet no.
    2) andare al comune e’ più impegnativo che aprire il web… magari con il cellulare direttamente mentre parli con quello di cui stai controllando il reddito.
    3) le aziende che vendono i servizi che mettono questi dati a disposizione per via telematica non hanno più un prodotto da vendere… o, detto con altre parole: non solo chi ha i soldi per pagare un servizio a pagamento potrà farsi i cazzetti degli altri.

    Credo cioè che estendere la visibilità dei redditi a chiunque non sia una banca, un rapitore, un assicurazione e altre categorie che non hanno mai avuto il benchè minimo problema ad avere questi dati, sia una garanzia per tutti. E della migliore specie, perchè è una garanzia distribuita.


  12. Per dirla alla Fantozzi, per me – questa cosa della privacy – è una cagata pazzesca!
    Primo: la legge sulla privacy non tutela un bel niente, visto che qualsiasi cosa tu voglia fare, DEVI dare il consenso al trattamento dei dati (pena impossibilità di erogare il servizio)
    Secondo: fosse per me renderei pubblici ANCHE i conti correnti (vedi come si stanano gli evasori)
    Terzo: la legge del 1970 già rende pubblici i redditi (come già detto)
    Quarto: in Finlandia e Svezia i redditi sono pubblici (perciò non tutti i paesi si comportano come Inghilterra e Germania)
    La privacy è ben altra cosa: la mia casa, il mio computer, le mie abitudini sessuali, quali siti visito, quali oggetti compro, dove vado in vacanza etc…
    I miei dati fiscali? Li leggessero tutti, no problem.

  13. aghost Says:

    esatto mfp, prima ci dovevi mettere la faccia, la pubblicazione indiscriminata su internet è tutt’altra faccenda. E comunque continuo a non capire perché quello che guadagno non possono essere fatti miei.

    La realtà, come dice maurizio, è che la privacy è ‘na stronzata, che funziona a fasi alterne, secondo l’interesse di questo o di quello. La tua privacy non vale una mazza di fronte ai grandi interessi, ad esempio, delle aziende, che ne fanno da sempre carne di porco.

    Per non parlare dello Stato, il cui stato di invasività ha raggiunto livelli orwelliani, arrivando perfino a ficcarti le mani in tasca, come col prelievo forzoso dai conti correnti di Amato.

  14. frap1964 Says:

    Il “famoso” art 69. del dpr 600/1973 recita testualmente:

    “Gli elenchi sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i comuni interessati.”

    Chiunque capisce che il web non è esattamente un ufficio e che non vi può essere sulla rete alcuna limitazione temporale una volta che certi dati siano stati pubblicati.
    E’ evidente che nel primo caso esiste un tipo di tutela dei dati che è ben diverso dal secondo.
    Come giustamente fa notare il Codacons.
    Che ora chiede un risarcimento di 520 euro per ciascun contribuente (son 38mln, totale 20 mld di euro).
    Quindi o il Garante farà la figura del fesso, stabilendo che “ok, vabbé, come non detto, si può fare…” oppure voglio proprio vedere da dove salteranno fuori i 20mld di euro per risarcire i danni.
    Magari li porteremo in deduzione dal reddito il prossimo anno e sarà l’occasione per Silvio per poter rimandare la riforma dell’IRPEF (la sinistra ci ha lasciato un buco di 20 miliardi!) ;)

  15. Herr Doktor Says:

    sarebbe fantastico se dovessero fare una manovra finanziaria per risarcirci del fatto che i nostri redditi sono finiti su internet e che sui giornali le classifiche dei redditi dei noti e meno noti impazzano …
    A proposito chi sta leggendo questi giornali e consultando questi zzozzissimi siti internet ;-)
    ‘notte

  16. arwen_h Says:

    una cosa odiosa…
    perche’ invece non rendono pubblici chiari evidenti i bilanci delle aziende, con tutte le loro manfrine e i giochi che combinano, cosi’ magari si evitano casini (per i piccoli risparmiatori) come cirio, parmalat, bond argentini ecc.
    a me di quanto guadagna anna falchi o bonolis proprio non me ne frega niente, e neanche di quanto dichiara il mio vicino.
    semmai quegli elenchi dovrebbero essere trasparenti per chi iscrive4 il figlio all’universita’ e beneficia dei bonus, o di chi ti va avanti quando prenoti il posto al bimbo in asilo e ti scavalca gente col SUV e 4 appartamenti solo perche’ intestano tutto ai nonni..

  17. frap1964 Says:

    Libero ha annunciato che metterà in vendita un DVD con l’intero database. Nel frattempo su Libero Mercato ha cominciato a pubblicare pagine e pagine di nominativi di contribuenti di Roma e Milano con reddito dichiarato sopra i 200.000 euro.

  18. MFP Says:

    aghost, io onestamente non so dire se deve essere un dato privato o un dato pubblico. Per quanto mi riguarda può benissimo essere un dato pubblico (parliamo del reddito annuo e tasse pagate, non del mio estratto conto). Aggiungo: non mi sembra molto importante che sia pubblico o che sia privato… l’importante e’ che in entrambi i casi deve esserlo per tutti, ovvero anche per banche, assicurazioni, rapinatori, società che offrono questi dati come servizi, etc… se loro accedono alle dichiarazioni dei redditi, allora devo poterlo fare anche io (e tu e chiunque altro); perchè la situazione attuale determina l’ennesima asimmetria informativa dannosa.

    arwen_h, proprio quello intendevo quando dicevo che la pubblicazione di quei dati e’ un controllo distribuito migliore di qualsiasi cosa possa mettere in campo lo Stato… c’e’ gente qui nel mio paesetto che risulta vivere con 1 pensione del capofamiglia e invece in 4 persone fanno 6 lavori in nero… e conosco altri che si son fatti rodere il culo di questa situazione… con i dati alla mano magari sarebbero incentivati a fare qualcosa. Però si, sarebbe comunque una guerra tra poveri. Gli evasori sono grossomodo le 350 (su 400 totali) aziende quotate in borsa che hanno controllate/controllanti all’estero… solo che non credere di poter guardare quei bilanci e andare a denunciare le società alle autorità; per lo meno io non ne sarei in grado… nel caso della Fininvest ad esempio, gente con le palle e tutti i permessi di questo mondo, non e’ riuscita a capire che cazzo di giro facevano i soldi… non sarebbe insomma tanto facile tirare fuori la merda.

  19. frap1964 Says:

    L’art 167 del TU in materia di privacy dei dati prescrive che:

    “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno,… ecc. ecc.”

    Si deve quindi dimostrare il dolo (la volontà di trarre per sè o per altri profitto e/o di recare danno).
    Tuttavia il “salvo che il fatto costituisca più grave reato” sembra configurare la possibilità di illecito penale anche in assenza di dolo, qualora si compia un “più grave reato”.

    Da stabilire quindi se la pubblicazione e diffusione di tali dati, pur in assenza diretta di dolo, ma che nei fatti consente poi a chiunque un indifferenziato trattamento degli stessi (quindi anche al fine di trarne per sè o per altri profitto) costituisca o meno un “più grave reato”.
    Tra l’altro in palese assenza di notifica al Garante della privacy (che sembra poi essere la cosa che più ha dato fastidio).

    Su Repubblica di oggi, la posizione illuminante del Garante:
    http://www.corteconti.it/Rassegna-S/maggio2008/05052008/022.pdf
    con la replica di Francesco Merlo (questo sarebbe un giornalista?) che si commenta da sè:
    “la vita è molto breve e non c’è tempo per pedanterie e polemiche, amico mio.”

    Scommetto che la cosa sarà prontamente derubricata da illecito penale a reato amministrativo con multa di poche migliaia di euro e prescrizione di divieto del garante a trattare quei dati per chiunque “a fini di profitto o per cagionare un danno”.

    In altre parole: a tarallucci e vino.

  20. aghost Says:

    ho letto la lettera del Garante Pizzetti, mi è sembrata molto ragionevole e condivisibile

    Pessima la replica di Merlo.

    Comunque il problema è anche quello delle Authority deboli, senza mezzi e senza poteri, non a caso direi…

  21. frap1964 Says:

    Il Garante ha appena deciso che la pubblicazione dei dati è illegale.
    E conclude con:

    “Per dare la massima conoscibilità al provvedimento e anche per consentire a tutti di avere maggiore consapevolezza che la ulteriore messa in circolazione dei dati è un fatto illecito che può avere anche rilevanza penale, l’Autorità ha disposto la pubblicazione del provvedimento sulla GU.

    CVD

  22. aghost Says:

    evai. Ma pagherà Visco o il solito Pantalone?

  23. frap1964 Says:

    INCREDIBILE

    Hanno pubblicato il comunicato e poi l’hanno subito tolto. Era qui:

    http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1512177

    Purtroppo… avevo già fatto cut & paste.
    Aghost, vai con lo scoop !! ;-)

    Redditi on line: illegittima la diffusione dei dati sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate

    L’Autorità Garante per la privacy ha concluso l’istruttoria avviata sulla diffusione, tramite il sito web dell’Agenzia delle entrate, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani. Il Collegio (composto da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato), nel ribadire quanto già sostenuto nel provvedimento con il quale aveva immediatamente invitato a sospendere la pubblicazione on line, ha stabilito che la modalità utilizzata dall’Agenzia è illegittima.

    L’Agenzia delle entrate dovrà quindi far cessare definitivamente l’indiscriminata consultabilità, tramite il sito, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2005.

    La decisione dell’Agenzia contrasta con la normativa in materia. In primo luogo, perché il Dpr n.600/1973 stabilisce che al direttore dell’Agenzia delle entrate spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore. Attualmente, per le dichiarazioni ai fini dell’imposta sui redditi, la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell’Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali.

    L’inserimento dei dati in Internet, inoltre, appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati.

    L’uso di uno strumento come Internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini. L’immissione in rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani (non sono stati previsti “filtri” per la consultazione on line) da parte dell’Agenzia delle entrate ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno.

    L’Autorità ha poi rilevato che non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge.

    L’Autorità ha altresì specificato che va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia. Tale ulteriore diffusione può esporre a conseguenze di carattere civile e penale.

    Resta fermo il diritto-dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, purché tali dati vengano estratti secondo le modalità attualmente previste dalla legge.

    L’Autorità sottolinea, sin d’ora, che, qualora il Parlamento e il Governo intendessero porre mano ad una revisione della normativa alla luce del mutato scenario tecnologico, si porrà l’esigenza di individuare, sentita l’Autorità, soluzioni che consentano un giusto equilibrio tra forme proporzionate di conoscenza dei dati dei contribuenti e la tutela dei diritti degli interessati.

    Il Garante ha stabilito, infine, di contestare all’Agenzia, con separato provvedimento, l’assenza di un’idonea informativa ai contribuenti riguardo alla forma adottata per la diffusione dei loro dati, anche al fine di determinare la relativa sanzione amministrativa.

    Per dare la massima conoscibilità al provvedimento e anche per consentire a tutti di avere maggiore consapevolezza che la ulteriore messa in circolazione dei dati è un fatto illecito che può avere anche rilevanza penale, l’Autorità ha disposto la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.

    Roma, 6 maggio 2008

  24. aghost Says:

    come l’hanno tolto? Madonna che pasticcioni pure loro! :D

  25. frap1964 Says:

    Fine dello scoop: ora è ricomparso !!

  26. .mau. Says:

    a dire il vero io lo vedo ancora.

  27. aghost Says:

    si è riapparso, sarebbe interessante confrontare le due versioni (prima e dopo la sparizione), ma ora non ho tempo :)

  28. frap1964 Says:

    Già fatto… eh, eh, eh… sono identiche. :)

  29. frap1964 Says:

    Che poi siccome il garante scrive

    “L’Autorità ha altresì specificato che va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia. Tale ulteriore diffusione può esporre a conseguenze di carattere civile e penale.

    Resta fermo il diritto-dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, purché tali dati vengano estratti secondo le modalità attualmente previste dalla legge.”

    e il Sole24Ore invece persevera nella pubblicazione delle liste

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/05/redditi-2005-comuni.shtml?uuid=fa1052c8-1a90-11dd-8d22-00000e25108c&DocRulesView=Libero

    e dichiara che

    “Ecco le liste, ordinate per codice fiscale, dei redditi 2005 recuperate attraverso alcuni programmi di file-sharing”

    Si possono chiedere i danni anche al Sole24Ore !!!

  30. frap1964 Says:

    Per la cronaca, essendo dato di sicuro interesse:

    VISCO VINCENZO ALFONSO
    1942-03-18
    RC
    Imponibile 2005: 130.394
    Imposta 2005: 42.245

    :))

  31. Stella Says:

    Pazzesco!! Aghost, ora vado a vedere il tuo reddito!! :-))

  32. frap1964 Says:

    Oltre al comunicato stampa ora c’è anche il provvedimento del Garante vero e proprio:

    http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1512255


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