Murdoch e i giornali (italiani)

novembre 21, 2008

Marco Pratellesi del Corriere riporta sul suo blog il “Murdoch pensiero” sul futuro dei giornali e dell’informazione. Al di là del giudizio che si può dare del noto magnate australiano, le sue sono opinioni condivisibilssime.

Oggi i lettori vogliono quello che hanno sempre voluto: una fonte nella quale possano credere. Questo è sempre stato il ruolo dei grandi quotidiani nel passato e questo ruolo renderà i giornali grandi anche nel futuro”.

“Troppi giornalisti hanno un piacere perverso nel rimuginare sul loro incombente decesso” – avverte l’editore di 20th Century Fox, Fox News Channel, Sky Broadcasting, Dow Jones and MySpace – “ma io credo che i giornali conquisteranno nuove vette nel XXI secolo perché le persone adesso sono perfino più affamate di informazione di quanto non siano mai state in passato”.

Anche a me piacciono i quotidiani, ma il nostro business reale non è stampare. Il nostro business è dare ai lettori grande giornalismo e grandi opinioni. E’ vero: nel prossimo decennio la versione stampata di alcuni giornali perderà copie. Ma se i giornali sapranno dare ai lettori notizie credibili e autorevoli noi vedremo nuovi incrementi nella circolazione attraverso le nostre pagine web, i feed Rss, le newsletters personalizzate per i lettori e i cellulari”.

Murdoch è certamente un furbone -non sarebbe arrivato dov’è ora- ed ha sicuramente la vista lunga, anche se si potrebbe dire che predica bene ma razzola male. Ma almeno ha le idee chiare sul futuro, e non è poco.

Dovrebbe essere infatti evidente che col proliferare dell’informazione on line si rende necessaria più che mai una “guida” in questo mare magnum di notizie: a questo serviranno i giornali capaci di confrontarsi non solo col nuovo modo di fare informazione ma anche coi lettori. E i giornalisti dovranno non solo fornire le notizie ma anche, e direi soprattutto, aiutare a capirle. Non mi serve a niente sapere che due aerei dirottati hanno buttatò giù le Twin Towers e hanno fatto 3000 morti: voglio capire perché, cosa c’è dietro, sotto, sopra e davanti.

I blogger non sostituiranno i giornalisti o il giornalismo, è ridicolo solo pensarlo, così com’è assurdo pretendere da loro quell’autorevolezza che neppure gli stessi giornalisti, professionisti dell’informazione, spesso non hanno. I bogger però faranno, questo sì, sempre più le pulci a quanto viene pubblicato. Ed è questa la grande svolta nell’informazione del futuro. Non ci sarà più un pubblico passivo che si beve acriticamente qualsiasi notizia. I giornalisti dovranno far meglio il loro lavoro, dovranno abituarsi a stare molto più attenti, dovranno cioè stare più attenti, più che ai loro “editori di riferimento” (cit. Vespa), ai loro lettori, considerare cosa pensano e cosa vogliono, confrontarsi con loro. L’informazione non sarà più monodirezionale ma bidirezionale, si dovrà creare un rapporto di simbiosi in cui i due soggetti traggono dalla loro stretta relazione un beneficio reciproco.

Questo almeno in teoria. Pratellesi nel suo articolo non commenta le opinioni di Murdoch. E forse non è un caso, infatti per commentare l’articolo di Pratellesi sul blog bisogna registrarsi sul Corriere. La solita solfa: nickname, password, indirizzo e-mail, data di nascita, sesso, provincia. Dati obbligatori. Ma perché? In cambio di cosa? Ecco la motivazione: “Compilando i pochi campi richiesti, sarà possibile lasciare commenti agli articoli, ai blog e ai forum, ricevere gratuitamente le newsletter e partecipare ai concorsi di Corriere.it“. E capirai. Insomma cascano le braccia, siamo alle solite. Nell’era del villaggio globale i giornali italiani ragionano ancora guardando al loro piccolo giardinetto, perfino recintato, nel quale fare entrare i lettori agitando gli specchietti e le collane di perline.

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6 Responses to “Murdoch e i giornali (italiani)”

  1. picchiatello Says:

    Se parliamo del gionalismo e dei giornali italiani dobbiamo anche affrontare un problema di fondo: quello dello sponsor. In realtà i pochi lettori finora non contano poi nulla perche’ grande parte delle entrate dei giornali-settimanali-mensili vengono dalla pubblicità e dagli aiuti statali ( come potrebbero altrimenti affrontare alcuni sconti del 50-60% sugli abbonamenti), da qui tutta una serie di informazioni fuorvianti ad esempio sulle banche o sulle automobili, su servizi altamente improbabili della telefonia.
    Molte testate italiane sono ormai inutili indipendentemente dalla rete o meglio utili a chi vuole essere preso per il naso.


  2. Murdoch ha 77 anni.
    E’ l’eccezione che conferma la regola?

  3. picchiatello Says:

    Beh non e’ italiano…

  4. Francesco Says:

    Guardatevi un bel documentario, uscito in dvd anche in Italia, il titolo è OUTFOXED.


  5. L’unica soluzione è nella qualità che latita (al momento), e poi i giornali cartacei non rischiano di sparire solo perché ci sono i blog ma perché sono loro a valutare di andare on line. Il sigor Murdoch non vorrà sostenere che la credibilità dipende dal supporto spero. Dimostrerebbe che è lì per caso. La qualità e la verità (se vogliamo) è data solo da un approccio razionalista critico. le registrazioni son farlocche, basta usare questo:
    http://10minutemail.com/10MinuteMail/index.html
    Ad maiora

  6. a.g. Says:

    il problema vero è la scarsa credibilità. E come dice giustamente picchiatello, è difficile essere credibili quando la maggior parte dei tuoi ricavi deriva non dai lettori ma dalla pubblicità :(


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