Imballato

aprile 28, 2009

Nella foto vedete il demenziale imballaggio di una schedina di memoria Sandisk. La schedina misura cm 3,2×2,5 (indicata dalla freccia rossa a destra).

La dimensione esterna del guscio di plastica plastica è di cm 12×18. La confezione contiene un altro guscio di plastica che contiene a sua volta una scatolina di plastica con la schedina. Inoltre il foglio istruzioni in 12 lingue di cm 27×23 , un cartoncino copertina di cm 13×18 e il suo retro di cm 13,8×9, un foglietto pubblicitario di cm 13×9, tre etichette adesive cm 4×3,5 cadauna. La schedina, da 8 GB di capacità, è costata 36,5 euro, l’imballaggio non so.

La dimensione dell’imballaggio supera di quasi 30 volte (29,5) quella dell’oggetto che lo contiene. Ora mi chiedo: col grave problema di smaltimento dei rifiuti che hanno le società moderne, ha senso tutto questo spreco di carta e plastica?

Ad esempio, non capirò mai i manuali di istruzione multilingue, all’utente di solito serve in una lingua sola. Talvolta nella confezione ci sono addirittura più manuali in lingue diverse, che ovviamente vengono buttati via. Oppure ci si deve tenere un manuale multilingua di 400 pagine quando ne basterebbero 40. Ma se le industrie fanno così, una ragione ci dovrà pur essere, per quanto stupida ci possa sembrare.

Qualcuno potrebbe obiettare: bravo merlo, potevi fare a meno di comprare una schedina imballata così, è il consumatore che decide. Peccato che non funzioni così, il consumatore non decide un bel nulla, consuma e basta. Avevo bisogno della schedina, quella c’era e quella ho preso. I comportamenti individuali del consumatore che possano modificare quelli dell’industria sono pressoché insignificanti. Per far questo servono delle leggi che impongano ai fabbricanti l’uso di imballaggi sensati e, possibilmente, biodegradabili.

Ma in una società e in un sistema economico in cui si vive nel mito della crescita continua, è realistico aspettarsi un cambio di rotta in questo senso se non quando sarà, come al solito, troppo tardi?

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11 Responses to “Imballato”

  1. TonyJay Says:

    Credo che la questione del manuale sia da imputare ai costi di produzione, cioè (penso) che produrre e quindi inserire nella scatola un solo manuale, costa meno che farne uno per lingua da spedire nel paese giusto. Per quanto riguarda l’imballo in effetti esistono altri prodotti un po’ poù “magri” :) Come comprare un DVD-Rom con scatola o solo con il sacchettino di plastica, certo anche l’occhio vuole la sua parte ma la parte del portafoglio credo sia più importante!!

  2. ilcomizietto Says:

    Non mi ricordo se eri tu a segnalarlo, ma comunque vale la pena ricordarlo:

    http://www.legambiente.eu/campagne/intro/disimballiamoci.php

    Il meglio che ho visto è un codice di 32 caratteri in una scatola per la Treccani. Tutta la Treccani. :-)


  3. mai sopportato quelle confezioni. in genere non so mai aprirle, prendo le forbici ma finisco per tagliarmi con la plastica :)

  4. a.g. Says:

    antonio è vero, se non hai un taglierino a portata di mano non c’è verso di aprirle!!!

  5. Warp9 Says:

    Strano, sulle chiavette USB la Sandisk mette un pezzo di cartone con un guscio di plastica incollato e dentro la chiavetta.

    Probabilmente le dimensioni esagerate e la difficoltà di tirare fuori il prodotto saranno misure per evitare il taccheggio indiscriminato.

    Per quanto riguarda il manuale in 50 lingue e 300 pagine quoto TonyJay: costa di meno un manuale unico per tutti che una versione localizzata dove devi anche pensare alla logistica, al numero di pezzi da produrre per ogni mercato (con il rischio di avere lotti in più o in meno, ecc. ecc.).
    Poi c’è anche il discorso dalle citazioni in giudizio per omessa informazione.
    In America ci sono avvocati che fanno solo quello.

  6. a.g. Says:

    warp, non sono del tutto convinto: perfezionando la logistica non dovrebbe essere difficile smistare i manuali nei paesi di destinazione. Alla fine sarebbe un risparmio, pensa a quanta carta si risparmierebbe, a quanto peso inutile da trasportare in meno.

    Insomma a quanto meno consumo di materie prime, incluse quelle derivanti dal trasporto.

    Ribadisco, gli stati devono (dovrebbero) IMPORRE leggi per limitare questi sprechi assurdi.


  7. sì sulle schedine sd e cf ormai la moda è il superimballaggio per evitare il taccheggio.
    ci sono certi produttori per cui dopo aver aperto il primo imballo devi far uscire la schedina attraverso una lunga vite che spinge la sd fuori dal secondo imballo.

  8. Warp9 Says:

    a.g.: non è solo un problema logistico, è anche un problema di previsioni di vendita e di diversificazione del package.

    Metti che prevedi una vendita di 1000 schede in Turchia e quindi produci 1000 manuali in Turco.
    Poi le vendite non superano 500.
    Ti ritroveresti con 500 confezioni in Turco che non potresti piazzare da altre parti se non richiamandole, aprendole e sostituendo il libretto di istruzioni che avrai dovuto far ristampare in un’altra lingua.

    Esempio opposto: prevedi 1000, produci 1000 e poi te ne chiedono 1500.
    Ti tocca far stampare altre 500 copie con un conseguente aumento del prezzo finale perché 1500 copie sarebbe stato un prezzo, mentre 1000 e poi 500 fa tutta un’altra spesa.

    Questo casino lo devi moltiplicare per tutti i paesi nei quali porti il tuo business.

    Se invece fai una copia multilingua, hai dalla tua un numero di copie immensamente maggiore (che quindi pesa sul prezzo finale di stampa con sconti non indifferenti) e non hai difficoltà a spostare lotti di produzione da un paese all’altro grazie alla presenza simultanea di tutte le lingue.

    Praticamente è uno spreco calcolato.

    Invece sono con te quando parli di confezioni che devono avere il minimo impatto ambientale.

  9. a.g. Says:

    scusa warp, nel caso specifico non esiste una confezione in turco. La confezione del prodotto è in inglese, solo sul retro il cartoncino riporta la descrizione in più lingue. Si tratterebbe eventualmente di mettere le istruzioni nella lingua che interessa. Ma in questo caso è un foglietto e quindi il caso è marginale.

    Riguardo invece al problema più generale della manualistica, facciamo l’esempio del manuale della mia nuova canon sx1: nella scatola ci sono 4 manuali distinti, italiano, tedesco, inglese e francese, di circa 34 pagine ciascuno. Ovviamente io uso il manuale in italiano, gli altri sono costretto a buttarli via.

    Dal che ne deduco che esiste già una selezione a monte, probabilmente nella UE evitano di mandarti i manuali scritti in filippino. Perché non si razionalizza ulteriormente? A un italiano non frega nulla del manuale in tedesco, e viceversa.

    Nel conto complessivo di una produzione industriale, quanto costano vari manuali da trasportare in tutto il mondo e buttare via?

    E’ certo che questi costi sprechi-aggiuntivi vengono ricaricati sul cliente finale. Penso che i governi dovrebbero impedire questo con apposite leggi. Si vieta l’uso di certi prodotti nocivi, perché non si cerca di regolamentare o impedire anche gli sprechi?

    Cercano di limitare le emissioni co2, e non gli sprechi demenziali?

  10. Warp9 Says:

    Questo non lo so, io mi sono limitato a esporre la mia visione della cosa.

    Chiaramente queste logiche aziendali avranno le loro ragioni d’essere (che piacerebbe scoprire anche a me) e stai pur tranquillo che con ci perdono, altrimenti avrebbero già cambiato sistema.

    Come ho avuto modo di leggere su un forum, queste industrie non sono enti no-profit, ma seguono il profitto e devono rispondere a degli azionisti che vogliono i dividendi alla fine dell’anno.

  11. Luca Rosso Says:

    Sono convinto che certi imballaggi siano da rivedere, ma penso che l’esempio in oggetto sia il più infelice. Prenderei in esame l’uso del tetrapack, del ricicleaggio dei contenitori di detersivo, delle scatole di tonno o delle lattine piuttosto.


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