Yes we camp!

luglio 8, 2009

wecamp

Meravigliosa scritta di protesta dei terremotati a l’Aquila in occasione del G8: sul prato di una collina è apparso lo slogan “Yes we camp”.

Da ignorante mi chiedo come possano esserci ancora terremotati nelle tende, a distanza di ben 3 mesi! Molti anni fa feci un servizio filmato in cui una casetta prefabbricata a forma di chalet (del costruttore Volani di Rovereto) veniva calata da un elicottero e montata, perfettamente funzionante con acqua, luce, gas, servizi igienici, in meno di un’ora!

Com’è possibile che la protezione civile non abbia delle case prefabbricate per sistemare gli sfollati? Posso capire nell’immediato, ma non dopo tre mesi! Vivere in tenda è un inferno, di notte fa freddo e di giorno si crepa di caldo, per non parlare della pioggia, dell’umidità, degli spazi ridotti, della mancanza di intimità e di tanti altri inconvenienti che si possono solo immaginare.

13 Responses to “Yes we camp!”


  1. come diceva toffolo è sempre un problema di soldi

  2. enrico r. Says:

    Sicuramente il disagio deve essere mostruoso. Forse anzichè spendere soldi in queste casette pre-fabbricate, preferiscono continuare i lavori su quelle che saranno definitive a completa norma anti-sismica

  3. a.g. Says:

    enrico, non mi sono spiegato bene, sono casette che monti e SMONTI in poche ore. Come le tende, anche le casette quando sono servite allo scopo poi le smonti e le riutilizzi altrove.

    Ma almeno gli sfollati vivono per mesi in una casa, non in una tenda. Già un terremotato ha vissuto una esperienza tremenda, se si aggiungono anche mesi di vita in tenda… è davvero un castigo ulteriore

  4. enrico r. Says:

    Forse allora ha ragione chi ha detto che è solo questione di soldi. Le tende certamente costano molto meno ma il problema è che coprono un bisogno di non tanti giorni come invece sta accadendo in Abruzzo. Adesso che ci ripenso, Bertolaso non aveva ipotizzato le sue dimissioni perchè non ha soldi a sufficienza?
    Con quello che ho visto a Viareggio, a pochi km da casa mia, vien da pensare che bisogna davvero iniziare a stilare un vero programma per quello che riguarda le necessità primarie anche in fatto di sicurezza

  5. frap1964 Says:

    Se anche le smonti e monti in poche ore, lo dovrai fare comunque predisponendo tutti gli allacciamenti acqua e luce dall’esterno e in condizioni di sicurezza.
    Anche in ipotesi che i wc siano chimici eviti gli allacciamenti per scarico acque scure, ma se vuoi davvero garantire l’acqua lo scarico acque chiare tocca farlo comunque.
    E questo temo non si faccia davvero in poche ore, se non hai già aree a disposizione opportunamente predisposte allo scopo.http://shots.snap.com/images/v3.88/t.gif
    Dopodichè in caso di nuova scossa, se la casetta non è antisismica, capace che ti crolli pure sulla testa.
    Che non è bellissimo.
    Ciò detto, io credo davvero che le casette monta-smonta non le abbiano in dotazione.
    Per le scuole, infatti, hanno fatto così:

    MUSP

    e un mese e mezzo prima del terremoto avevan giusto fatto un bando per comprare anche delle tende:

    1840 tende pneumatiche

    La provvista in esame sarà destinata alla Colonna Mobile Nazionale delle Regioni, da utilizzare
    per far fronte ai primi interventi urgenti connessi all’insorgenza di situazioni emergenziali,…

    Visto che lo sciame andava avanti già da un po’, vuoi vedere che… ;-)

  6. a.g. Says:

    frap, è ovvio che le casette vanno allacciate ad acqua luce, gas. Ma se lo possono fare per le tende (luce, gas) lo possono fare anche per le casette ti pare?

    E’ un po’ piu complicato, se vogliamo, ma non è nulla di cosi terribile, ci sono le cisterne, i pompieri possono fare tutti i collegamenti necessari. E in ogni caso, vivi un casa vera, non in una tenda per tre mesi cribbio!

    A me pare inconcepibile tenere gli sfollati per 3 mesi in una tenda! Un piccolo villaggio di casette non lo monti in due ore d’accordo, ma con un po di organizzazione in un paio di settimane lo metti su. E le casette, tipo chaler, sono in legno a un piano, hai voglia a buttarle giu col terremoto!

  7. frap1964 Says:

    A sentire il Berlusca (vedi video presentazione G8, quello con Bertolaso) molti di quelli che sono sotto le tende sarebbero già dovuti rientrare nelle case, ma dopo la seconda recente scossa han preferito di nuovo la tenda. E molti non vogliono allontanarsi e andare negli alberghi (sempre secondo lui). Silvio dice anche che le tende sarebbero pure climatizzate e avrebbe lui stesso distribuito oltre 1500 pc portatili con chiavetta per collegamento Internet, credo donati dalla fondazione di Bill Gates. Poi ora, sempre secondo lui, gli organizza pure ferie e crociere varie.
    Poi ha attaccato con tutti i numeri sulle piantumazioni del verde già previste, da lui personalmente curate… insomma se lo senti, sta facendo cose da assoluto primato mondiale. :-))

  8. picchiatello Says:

    E’ un problema di soldi, ma al contrario…
    Le casette di legno costano poco, sono veloci e danno intimità, una volta finita l’emergenza le puoi abbattere e riciclare facilmente ( come il terreno); vuoi mettere con i villaggi pieni di cemento armato ultracostosi e appiccicati gli uni agli altri che stanno costruendo? …..
    La lobby del cemento e dell’acciaio nel nostro paese contano come quelle delle automibili e del petrolio… la storia si ripete cosa hanno fatto per sfrattare la gente dai quartieri centrali di milano torino o napoli ? costruito dei mostri condomini da centinaia o migliaia di famiglie in periferia …quello che succederà a l’aquila o nei piccoli centri limitrofi.

  9. frap1964 Says:

    Io precedenti installazioni di prefabbricati post-terremoto le ho viste fatte sempre e comunque su fondi in cemento.
    Dove li appoggi altrimenti ‘sti chalet?
    Ovviamente ti servono le aree.
    Dopodiché te ne servono altre ancora se vuoi fare anche quel che stan facendo ora.
    Altrimenti, tutti in chalet di legno per i prossimi tre anni, finché ricostruiscono le case (lo chalet d’inverno in Abruzzo non lo vedo proprio molto bene).
    Credo che proprio per questioni di tempi e di costi, abbian puntato ad una soluzione più “stabile” per i prossimi tre anni, al prezzo di un prolungamento temporale iniziale del disagio.
    Potendo poi riutilizzare il tutto come campus universitario.
    Dice che ora ci lavorano 600 operai su tre turni compreso sab e dom ed è previsto che arrivino a 6500. Sembra assurdo, ma anche in questi casi devono fare gare, capitolati d’appalto, pubblicazioni su GU, ecc. ecc. Ci sono i “tempi tecnici” di legge e il tempo vola… è così.

  10. frap1964 Says:

    Se poi consideri situazioni come questa:

    I container in Umbria dimenticati da 12 anni

    e precedenti vari, forse è davvero meglio se non fanno baracche e/o chalet. Che 12 anni sotto una tenda non credo ci possano lasciare davvero nessuno.
    Speriamo bene… (sic!)

  11. a.g. Says:

    @picchiatello: non devi abbattare nulla, le casette si “ripiegano” e diventano un cubone, pronto da trasportare altrove. Gli elementi sono incernierati o a incastro, in pratica una squadra di operai la monta in pochissimo tempo, c’è gia la cucina dentro e anche i sanitari!

    Certo mica è una villa, ma sempre meglio che stare dentro a una tenda!

    @frap: quella che ho visto io non aveva nessuna base in cemento, ma dei martinetti per metterla in bolla, fine. Non stiamo parlando di case stanziali, ma di situazioni provvisorie di qualche mese. Riguardo allo spazio, occupano circa lo spazio delle tende, quindi non vedo il problema. Insomma a me pare solo una questione di buona volontà ma soprattutto organizzazione. Mi meraviglio che la protezione civile non abbia una task force di casette pronte per la bisogna, in un giorno o due possono essere spostate via treno in tutta italia, e portate in loco coi camion, insomma nulla di trascedentale.

    Piuttosto vedo un altro rischio: che con la scusa che le casette sono “comode”, i tempi della ricostruzione delle case vere poi si allunga…

  12. picchiatello Says:

    @a.g.
    siano in Italia, inqualsiasi altro paese del mondo le casette come quelle vengono ripiegate e reimpiegate, ma queste dopo che una famiglia media “italiana” ci ‘ vissita dentro per mesi e una ditta,magari con due o tre operai in bianco, dell’amico dell’amico vince l’appalto viene chiamata una ruspa per abbattere tutto e portare in discarica….
    Poi avendo fatto l’esperienza sia in tenda sia in casetta concordo che non c’e’ paragone in favore della seconda; ed alla fine i costi si equivalgono…
    Certo e’ che ancora una volta la migliore ricostruzione rimane quella del friuli, ma li si parla di “furlani”…gente che andava alla domenica nella casa diroccata dal terremoto per salvare qualche mattone per la ricostruzione dal patio o del muretto di cinta per la seconda casa….

  13. Luca Rosso Says:

    Che problema ci sarebbe a sequestrare i beni di chi ha fatto le case non a norma? Si troverebbero dei soldi e dei mezzi (avranno ben delle ruspe e betoniere questi costruttori delle balle…) e si eliminerebbero dalla scena dei concorrenti alla ricostruzione…


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