Walter Cronkite

luglio 18, 2009

Se ne è andato a 92 anni Walter Cronkite, l’uomo che per anni fu considerato dall’opinione pubblica americana «il giornalista più affidabile degli Stati Uniti». Cronkite per vent’anni informò milioni di statunitensi che si sintonizzavano sul telegiornale più seguito, «Cbs Evening News».

Raccontò gli eventi della storia, la guerra in Vietnam, l’assassinio di Martin Luther King, le tensioni razziali, le manifestazioni pacifiste nei campus universitari, il caso Watergate che portò alla rinuncia del presidente Richard Nixon. «Non mi capacito dell’impatto che ho né del mio successo» disse un giorno. Famosa la frase di chiusura del suo notiziario: «And That’s the way it is» (E questo è il modo in cui stanno le cose). Una frase che mirava, ha sempre spiegato, a sintetizzare l’ideale più sacro per un giornalista: «raccontare sempre le cose come le vede, senza curarsi delle possibili conseguenze e senza temere di suscitare controversie».

Celebre è rimasto l’editoriale televisivo nel 1968, mentre era in corso in Vietnam l’offensiva del Tet, quando Cronkite dichiarò che la Guerra in Vietnam non poteva più essere vinta. Leggenda vuole che il presidente Lyndon Johnson abbia commentato con amarezza: «È finita. Se ho perduto Cronkite, ho perduto l’americano medio».

Non so perché ma ho provato a immaginare una figura analoga in Italia, per credibilità ed autorevolezza, a Cronkite. Sembrerà impossibile, ma non mi è venuto in mente nessuno.

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6 Responses to “Walter Cronkite”

  1. Luca Rosso Says:

    PEr come hai scritto, associare l’italiano medio al giornalista medio non è poi così difficile :-P


  2. Emilio Fede è chiaro

  3. a.g. Says:

    Fede sarebbe sarebbe un ottimo giornalista e anchor man, con un solido mestiere, senso dei tempi televisivi eccetera. Mi ricordo benissimo le dirette in occasione dell’attacco terroristico alle Twin Towers, le sue telecronanche erano assolutamente le migliori.

    Purtroppo per lui, l’amore viscerale per Berlusconi l’ha privato di qualsiasi credibilità e autorevolezza. Col suo tg4 ridicolmente militante, è diventato una macchietta.

    Mi pare curioso osservare che in Italia non esista una figura neppure lontanamente paragonabile a Cronkite. Sarà un caso?

  4. mfp Says:

    Mah… io non c’ero; ne’ conosco Cronkite piu’ di quanto tu abbia scritto ora; tiro ad indovinare, butto li’ i miei due centesimi.

    Forse siamo sempre stati indietro; nel senso che mentre li’ i trend li dettava gia’ la televisione, qui ancora li dettavano i giornali. Quando siamo passati alla TV eravamo gia’ in pieno disfacimento della professione giornalistica. In questo senso, contemporaneo a Cronkite, e ragionando in termini di autorevolezza, si potrebbe dire… Montanelli (Biagi anche, ma non in modo trasversale come Montanelli; era l’omologo di Fede, anche se mooooolto piu’ dignitoso). Ricordo vagamente i commenti degli adulti che mi circondavano; commenti ai suoi pezzi durante Mani Pulite, gli attentati ai magistrati, Berlusconi I, il piccone, Amato e i conti correnti. Non era amato perche’ era una disciplina scomoda, una schiena dritta; ma rispettato per autorevolezza assolutamente si. Quando quel pensiero non piaceva ai lettori, o stavano zitti o al piu’ mugugnavano robetta senza spocchia manifesta come invece in genere accade in risposta a molti altri giornalisti. Insomma, anche se scomodo… valeva sempre la pena leggerlo; e questo mi sembra sufficiente.

  5. a.g. Says:

    ma né montanelli né biagi si possono paragonare a Cronkite, per la semplice ragione che non erano anchor men. Erano giornalisti e basta, che talvolta andavano in video. Biagi un po’ di più, ma in tv è durato poco, e poi faceva un programama di approfondimento (“Il fatto”, se non ricordo male).

    Insomma nessuno che fosse un vero anchor man alla Cronkite o alla Dan Rather

  6. mfp Says:

    Ho la sensazione che Biagi in tv ci sia stato parecchio… Film Dossier (inizio anni ’80); prima ancora in bianco e nero l’ho visto intervistare Pasolini… forse recentemente c’era di meno! Pero’, ripeto, credo che se non c’e’ un equivalente e’ perche’ abbiamo continuato a dare piu’ importanza ai personaggi della carta stampata…


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