Per caso mi sono imbattuto in Blogolandia, una rete di blog urbani tenuti da volontari. Ogni blog del network è dedicato ad una sola città o comune d’Italia ed è curato da 1 cittadino/blogger (giornalista e non) appassionato del proprio territorio comunale che prende il nome di “Sindaco di Blogolandia”. Lo scopo dichiarato di questa nuova fonte di informazione “si pone l’obbiettivo di risultare complementare ed alternativa ai media classici (carta stampata, televisione, radio), per il fatto di mettere al centro il cittadino e le persone di un territorio, facendo informazione “dal basso” dando loro voce senza dipendere da interessi di parte, politica e dalle restrizioni che altri media inevitabilmente fanno.”

Mah, sono andato a leggere meglio:

“Stiamo cercando persone (giornalisti/blogger o chiunque abbia voglia di mettersi in gioco) che amano il proprio territorio comunale o la propria città e sentano il desiderio di raccontare, fotografare e filmare tutto ciò che avviene nella propria comunità; cerchiamo persone disposte ad aprire un blog urbano nel proprio comune e gestirlo, divenendo Sindaco del blog. Se vuoi diventare un Sindaco di Blogolandia devi, anzitutto, candidarti inviandoci i tuoi dati e il nome dell’urban blog che vorresti gestire a questo indirizzo: sindaci@blogolandia.it (il comune dove vivi o lavori). Successivamente apriremo una selezione dalla quale sceglieremo il blogger più idoneo al progetto”.

Be’, non una bruttissima idea tuttosommato…

A tutti i candidati Sindaci sottoporremo un accordo da sottoscrivere con scopo di reciproca tutela. L’impegno richiesto è di scrivere un minimo di circa 12/15  post al mese e di farlo usando il proprio nome reale. In questo modo si garantisce un blog sempre aggiornato, “vivo” e trasparente. Oltre a questo minimo ogni persona deciderà come comportarsi per massimizzare la visibilità: un sito per diventare visitato e autorevole richiede tempo e dedizione.

Comincio a intuire dove si vuol andare a parare. Chiunque legga i requisiti per diventare “sindaco” si pone a un certo punto la leggittima domanda: “Si d’accordo, ma quattrini?”. Sulla spinosa questione si svicola, come al solito. Per trovare una risposta bisogna andare a scovarla in un menù più defilato, “domande frequenti”:

Vogliamo essere molto chiari: non offriamo soldi e compenso a chi curerà i blog (almeno inizialmente). L’amore, la passione e l’attaccamento al proprio territorio, città o paese, la voglia di raccontarlo e di esserne protagonista devono essere la leva portante per candidarsi alla gestione di un urban blog. Sono possibili in futuro guadagni anche economici in base ad un modello di business per obiettivi di visite declinato per singolo blog ma non è questo che deve guidare un sindaco, come non guida noi. Siamo guidati dalla passione per un progetto che potrà davvero divenire un orgoglio italiano, è chiaro che se ci saranno dei profitti (AdSense, Banner ecc…) Blogolandia è pronto a condividerli con i sindaci più meritevoli, di questo però si parlerà fra qualche tempo.

Personalmente resto sempre sinceramente affascinato da coloro che pensano che la gente sia disposta a lavorare gratis. L’entusiasmo, la passione, il volontariato sono cose certamente bellissime. La mia esperienza però mi dice che il volontariato non dura molto se le gente deve lavorare gratis mentre a monte qualcuno guadagna, foss’anche solo notorietà. E infatti molti blog urbani di Blogolandia, che nel frattempo ha annunciato il raggiungimento di ben 500 “sindaci”, sono fermi. Quello della mia città ad esempio, Trento, è inchiodato al 28 dicembre 2008!

Il motivo mi pare ovvio: per quale ragione dovrei sottostare, gratis, a degli obblighi contrattuali, quando posso aprire un blog in 5 minuti e scrivere quel che mi pare quando mi pare? 12-15 post al mese sono un impegno non indifferente, specialmente se scritti con un minimo di criterio e qualità. Se, diversamente, sono i soliti copia e incolla da giornali o comunicati stampa, la cosa non ha molto senso.

Resta il fatto che “l’incubatore” di Blogolandia, lo studio Boraso.com, pretenderebbe di utilizzare un nuovo media come il blog con la mentalità vecchia di quelli che una volta, giornali e portaloni soprattutto, dicevano “Mandaci le tue foto (o i tuoi video), noi le pubblicheremo!”. Gratis beninteso. Insomma basta, è finito il tempo dei bagonghi che lavorano in cambio di niente. Tra un po’ salterà fuori qualcuno che proporrà di lavorare gratis nei call center con la scusa del “lavora per noi, parlerai con un sacco di gente!”.

Facebook? Che palle

ottobre 24, 2008

Sembra che in Italia sia improvvisamente “esploso” Facebook, uno dei tanti sistemi di social network. L’Italia sarebbe addirittura entrata nella top ten dei paesi dove è più utilizzato.

Sono iscritto, per curiosità più che altro, da un paio d’anni, forse tre, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi. Intanto tutti questi “amici” che ti contattano per i motivi più strani, e francamente molte volte non si capisce perché. Amici poi, ma chi li ha mai visti? Ora mi pare che di recente sia stato inserito una specie di twitter dentro facebook, e così il casino di una interfaccia che già mi pare abbastanza confusionaria è aumentato ancora di più.

Forse è colpa mia, che non ho mai voluto approfondire e non lo so usare. Finora ho sempre pensato infatti che la cosa più notevole di Facebook è che sia stato inventato da uno studente diciannovenne, Mark Zuckerberg, che è diventato miliardario.