Su Youtube lo sfogo di Beatrice Borromeo (giornalista ex santoriana ad Annozero), censurata assieme a Vauro nel programma “Era glaciale” di Daria Bignardi. In un’intervista a Daniele Martinelli, la Borromeo racconta i dietro le quinte del programma.

Al termine della registrazione Antonio Marano, direttore di Rai2, letteralmente fuori di sé, l’avrebbe aggredita coprendola di insulti “Cretina (omissis), come cazzo ti permetti di parlare di pressioni della Rai…”. Dopo l’incredibile sfuriata, con l’accusa di aver fatto un “sequel di Annozero”, la promessa che i due non sarebbero andati in onda.
Infatti dell’intervista a Borromeo e Vauro a “L’Era Galciale” non si è visto un solo minuto. Bignardi si sarebbe detta d’accordo con il taglio (!).

“Marano si è permesso questa cosa con me, ma con Santoro non l’avrebbe mai fatto” dice la Borromeo “perché Santoro una cosa simile non se la fa fare, gli fa un mazzo così il giorno dopo o il giorno stesso”.

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Su Repubblica un’intervista a Saviano sul suo romanzo “Gomorra”.

Saviano, come è nato il caso Gomorra?
“La prima tiratura era di 5.000 copie (ora sono oltre 2 milioni nda), comprese le 500 per la stampa. Poi il passaggio televisivo da Daria Bignardi mi ha portato in classifica al decimo posto.

Mi pare l’ennesima prova: la televisione è ancora al centro dell’universo. Forse in Italia più che altrove. Senza la televisione, l’attuale premier Berlusconi non sarebbe nessuno. Una lunghissima serie di “importanti” personaggi pubblici, non sarebbe mai esistita senza la tv. Il giornalista Travaglio per dire, senza la famosa ospitata da Luttazzi sarebbe oggi un perfetto sconosciuto. La tv ha sfornato e sforna in continuazione personaggi a raffica: dai salotti di Costanzo a quelli di Vespa, dai reality in serie, si esiste solo se si va in tv. Per questo i politici sono sempre in televisione, e non hanno nessuna intenzione di mollare l’osso.

Del resto lo stesso Obama, che passa per colui che è diventato presidente per aver fatto la campagna elettorale su internet, in realtà ha poi usato la montagna di quattrini raccolti in rete per fare spot televisivi. Il tempo in cui la televisione non sarà più il centro del mondo, appare ancora lontano.

Impressionante…

marzo 18, 2009

Eutanasia dell’informazione

febbraio 10, 2009

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Pensate che stupido, quando ho sentito di sfuggita che, in concomitanza della morte di Eluana Englaro, Mentana si era improvvisamente dimesso, ho pensato: “Però: forse Mentana si è ribellato al solito baraccone del dolore che i media stavano sicuramente organizzando…”.

Sono andato a leggere e invece è il contrario. Si è dimesso perché a lui il baraccone non l’hanno permesso: perché in onda su Canale 5 ce n’era uno più grosso del suo, e cioè il Grande Fratello. Vespa e Fede ovviamente si erano già buttati a pesce sulla morte di Eluana con tanto di diretta. Perché a lui no?

Perché l’azienda non le ha lasciato spazio?” gli chiedono su Repubblica. “Business as usual. O, se preferisce, the show must go on” risponde grottescamente Mentana, che poi aggiunge: “Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale, non esiste solo l’audience. Eravamo pronti ad andare in onda, il Tg5 era pronto ad aprire finestre informative“.

Figuriamoci: perché lui cosa avrebbe inseguito col suo Matrix dedicato alla morte di Eluana? L’informazione? Come direbbero i suoi colleghi di Striscia: ma per favore…

I misteri di Leonardo

gennaio 18, 2009

Non conoscevo questa esilarante serie “I misteri di Leonardo” dove si fa il verso a certi documentari zeppi di fuffa…

Per il principio dell’impenetrabilità dei corpi, 2 milioni e mezzo di persone al Circo Massimo sono un sogno“, ha detto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PDL, commentando la manifestazione del PD e citando un calcolo de “Il Sole24ore”. In effetti i 2 milioni e mezzo di persone annunciati dagli organizzatori sembrano davvero un po’ troppi.

Secondo la Questura i manifestanti sarebbero stati circa 250 mila. Cioè 10 volte meno di quelli dichiarati. Se è così, cosa si dovrebbe pensare di una tale opera di disinformazija? Il PD afferma che la manifestazione è stata un grande successo, il PDL ribatte che è stato un flop. In entrambi i casi si tratta di propaganda, cioè di una rappresentazione della realtà che non rappresenta affatto la realtà del paese. I mass media, tv e giornali soprattutto, ci propongono continuamente la realtà virtuale dei partiti.

Facebook? Che palle

ottobre 24, 2008

Sembra che in Italia sia improvvisamente “esploso” Facebook, uno dei tanti sistemi di social network. L’Italia sarebbe addirittura entrata nella top ten dei paesi dove è più utilizzato.

Sono iscritto, per curiosità più che altro, da un paio d’anni, forse tre, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi. Intanto tutti questi “amici” che ti contattano per i motivi più strani, e francamente molte volte non si capisce perché. Amici poi, ma chi li ha mai visti? Ora mi pare che di recente sia stato inserito una specie di twitter dentro facebook, e così il casino di una interfaccia che già mi pare abbastanza confusionaria è aumentato ancora di più.

Forse è colpa mia, che non ho mai voluto approfondire e non lo so usare. Finora ho sempre pensato infatti che la cosa più notevole di Facebook è che sia stato inventato da uno studente diciannovenne, Mark Zuckerberg, che è diventato miliardario.

Obama vs. McCain

ottobre 8, 2008

Mi sono preso la briga stanotte di caricare la sveglia alle 3 di mattina (!) per vedere in diretta il confronto Obama-McCain su Rai News. Già questo piccolo fatto segna il divario di interesse tra la politica nostra e la loro: mai mi sarei alzato a quest’ora, neppure a pagamento, per vedere un confronto televisivo Berlusconi-Veltroni. La sola idea anzi mi fa venire l’orticaria.

Si è trattato del penultimo “scontro” tra i due candidati alla presidenza, prima di quello del 15 ottobre, in cui probabilmente si alzeranno ancora i toni, fini qui piuttosto sonnacchiosi. Anche in questo caso il termine “confronto” è apparso un po’ fuori luogo: i due candidati praticamente non si sono mai rivolti la parola, erano fisicamente vicini a pochi metri ma senza alcun scontro dialettico diretto.

La formula era quella di rispondere alla domande di una platea di selezionati spettatori e del conduttore. Il quale pare abbia ricevuto via mail 6 milioni di domande (!), delle quali ne sono state selezionate 6 o 7. Obama si è presentato fascinoso come al solito, sorridente, sicuro di sé, apparentemente rilassato (anche se ha bevuto diverse volte dal suo bicchiere d’acqua). McCain era più sciolto e meno controllato nell’eloquio, ma fisicamente molto rigido per via dell’età, costretto a muoversi a piccoli passettini.

La prima cosa che mi ha sorpreso è che entrambi i candidati reggevano un microfono, come se fossero dei presentatori. Una scelta incomprensibile, quasi nessuno oggi usa i microfoni a mano: entrambi, se non ho visto male, avevano anche il microfono a clip (lavalier) sul bavero. Siccome questi show elettorali sono studiati fin nei minimi dettagli, ho pensato che fosse una precisa scelta “estetica”: tenere in mano un microfono comporta una maggiore compostezza mentre si parla. Si gesticola di meno, e si elimina il problema di “dove tenere le mani“. Una mano in tasca può far sembrare disinvolto il candidato, ma anche superficiale. Una mano sul fianco può apparire indisponente, tenere incrociare le braccia dà un segnale di chiusura, tenere le mani dietro la schiena suscita diffidenza, tenerle lungo i fianchi invece può far sembrare troppo rigidi eccetera. Col microfono da tenere in mano, il “body-language”, il linguaggio del corpo, è più sotto controllo.

I due candidati avevano un piccolo tavolino per prendere appunti (una curiosità, entrambi sono mancini) e una specie di sgabellone. Saggiamente, nessuno dei due si è seduto. Anche la postura però denunciava la differenza di età: plasticamente appoggiato con eleganza Obama, quasi seduto invece, con le gambe giunte, McCain. Questi aveva buon gioco nel recitare la parte del buon padre di famiglia, dovuta più che altro ad una questione anagrafica, cercando di far pesare sul più giovane avversario una maggiore esperienza e (presunta) saggezza. In svantaggio fin qui nei sondaggi, il vecchio senatore repubblicano ha dovuto essere parecchio aggressivo nei confronti di Obama, ma i risultati sono sembrati modesti, a volte è sembrato più stizzoso che saggio. Obama pareva più posato, più autorevole, più “presidente”. Abbastanza comico quando ha dovuto ribattere, imbarazzato, ad una affermazione di McCain: “Non ho mai detto che voglio invadere il Pakistan”. Personalmente ho avuto un sussulto quando Barack ha detto, testuale, di voler “uccidere” Bin Laden. Un futuro presidente che ha nel programma quello di uccidere qualcuno, sorprende un po’, almeno noi italiani. Figuratevi se Berlusconi o Veltroni durante la campagna elettorale annunciassero di volere uccidere Amadinejahd!

A tratti il faccia a faccia francamente mi è sembrato una recita: entrambi i candidati erano attentissimi a non commettere passi falsi, a non fare gaffes, a mandare a memoria risposte evidentemente provate mille volte col proprio staff. Anche i tempi troppo ristretti, appena 2 minuti per le risposte, se da una parte agevolano la sintesi, dall’altra portano i candidati ad esprimersi per slogan. Come si fa a fare un ragionamento serio di politica estera, o di economia, in soli due minuti? E’ impossibile. Infatti la gran parte delle risposte è stata un noioso ribadire di concetti studiati a tavolino. Sui contenuti c’è poco da dire a mio parere, trattandosi appunto di pura propaganda e di generiche buone intenzioni.

E’ apparsa a tratti chiara la differenza tra la realtà italiana e quella americana. Noi ancora irrimediabilmente e incorreggibilmente ideologici (sinistra-destra eccetera), loro molto più pragmatici. L’economia, dopo il disastro delle banche e dell’economia USA, è al centro dell’attenzione di tutti, così come “l’assicurazione sanitaria” che per gli americani pare, a giudicare da domande e risposte nel dibattito televisivo, una vera ossessione.

A mio parere il confronto si è chiuso con un leggero vantaggio per Obama. La strada fino al 4 novembre, giorno del voto, è però ancora lunghissima e può succedere di tutto.

La tv dei morti viventi

agosto 13, 2008

Dopo il post Il giornale che vorrei tocca alla tv. Ecco che su Spindoc apprendo dell’esistenza di una (web)tv del Partito Democratico. Indagando meglio, scopro che sono almeno 3. La Youdem.tv di Veltroni, la Red-tv satellitare di D’Alema (o meglio della sua fondazione) e la Democratica.tv.

A parte che non si capisce la necessità di ben 3 tv della stessa area politica, che mi pare denunci in partenza la poca chiarezza di idee, mi sono fiondato a vedere. Democratica.tv è letteralmente agghiacciante. Parte automaticamente il video di Veltroni e dopo 2 secondi esatti già viene voglia di “cambiare canale”. Tutti gli altri contenuti sono anche peggio: riunioni, comitati, vertici, conferenze, il viaggio in bus, manifestazioni, insomma la solita paccottiglia propagandistica sparsa a piene mani. Ma chi può guardare questa roba? Mistero. Tv aperta? Maddeché. I contributi inviati dai lettori sono altre conferenze dei dirigenti di partito! Da scappare a gambe levate.

Sulla Red-tv satellitare d’alemiana, nata dal connubio con Nessuno Tv, non posso dire nulla perché non l’ho ancora vista, ma le premesse sembrano ugualmente terrificanti: l’ex ministro degli Esteri dovrebbe diventare il protagonista assoluto della televisione, attraverso una conversazione settimanale sul modello dei “caminetti” con i quali Roosevelt parlava al Paese. Ma ci rendiamo conto? Questo si crede Roosevelt… Per curiosità ho aperto la diretta su Nessuno Tv e nooooo… c’era la Finocchiaro col ditino alzato in qualche conferenza-diabattito. Via di corsa!

Youdem.tv è in definitiva la meno peggio, senonaltro per i contenuti un filo più interessanti: ci sono tre “lezioni-intervista” con Luca Barbareschi (?), Lucia Annunziata, Diego Bianchi in arte Zoro. Non sono malaccio, ma tutto comunque ricalca il solito schema muffito della tv tradizionale. Una comunicazione a senso unico: trasmetto questo questo e questo e ciao. Manca cioè qualsiasi interazione. Ma allora a che serve? Non voglio un’altra tv clone di mille altre, dove devo sentirmi la solita barba già sentita mille volte, dove politici e dirigenti di partito si parlano addosso per ore. Non mi interessa, ma come bisogna fargliela capire?

O si usa la rete per un autentico scambio tra elettori e partito, oppure sono altri inutili teatrini catodici. Devo peraltro ammettere come non sia facile immaginare una tv di partito. Ma, se questi sono i risultati, devo concludere che le tv di partito sono assolutamente inutili.