Al Fano contro Facebook

ottobre 21, 2009

angelino-alfano

Il ministro Angelino “Al Fano” si è detto profondamente turbato del fatto che esistano ”parecchi forum su Facebook, quindi su Internet, che inneggiano all’odio nei confronti di Silvio Berlusconi, inneggiano all’omicidio nei confronti del presidente del Consiglio”.

“Poiché nel nostro Paese esiste l’obbligatorietà dell’azione penale” ha aggiunto il ministro “io mi attendo che la Magistratura faccia il proprio dovere indagando, perseguendo e trovando coloro i quali inneggiando all’odio e all’omicidio, commettono un reato penale e compiono un’azione disdicevole dal punto di vista morale. E’ un tema grande di sicurezza che riguarda la persona del presidente del Consiglio”.

Gli iscritti al gruppo che vorrebbero “uccidere Berlusconi” sono attualmente oltre 13.00o. Che facciamo: li arrestiamo tutti?

Manganelli mediatici

ottobre 16, 2009

marina

E’ incredibile il livello di degrado a cui sono arrivati i media nostrani. Canale 5 ha pedinato, e ripreso di nascosto, il magistrato del verdetto Fininvest-Cir (lodo Mondadori).

L’ha filmato mentre aspetta dal barbiere, passeggia sul marciapiede, fuma nervosamente su una panchina. La tesi è che questi “comportamenti stravaganti”  (per non parlare del colore dei mocassini o dei calzini) sarebbero moralmente indegni per un magistrato che ha emesso una sentenza gravemente lesiva degli interessi di Berlusconi.

Benissimo. Allora mi permetto di pubblicare una foto che gira in internet della figlia del premier, Marina Berlusconi. Direste che il presidente della Mondadori può stare con le poppe di fuori?

Pubblicità progresso

ottobre 12, 2009

Chissà perché pubblicità simili non le vediamo mai in Italia, da noi si preferisce esaltare il “da 0 a 100 km/h in sec…”

Il Nobel preventivo

ottobre 9, 2009

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Dopo il premio demenziale “Il talento che verrà” a Noemi, anche i Nobel pigliano una deriva cazzara, iniziata purtroppo anni fa coi premi a Kissinger (1973) e Arafat (1994).

Stavolta il Nobel per la pace è andato a Barack Obama. Con tutto il rispetto e la stima per il presidente degli Stati Uniti,  non si capisce a che titolo gli sia stato assegnato il premio. Magari se lo meriterà tra qualche anno, ma francamente ora sembra un po’ prematuro. Dopo la guerra preventiva, siamo arrivati al Nobel preventivo. Ma dai.

Berlusconi vade retro

ottobre 5, 2009

Un manipolo di contestatori ha accolto come si deve Berlusconi e la passarella dei politici dopo l’alluvione nel messinese (“mafioso”, “assassino” eccetera). Contestato anche il giornalista Rai che ha interrotto il collegamento per non far vedere i manifestanti.

Berlusconi ha dovuto entrare da un ingresso secondario, dietro al palazzo. Non mi pare di aver visto nessuna immagine della contestazione in nessun telegiornale. O mi sbaglio?

Manifesto geniale

settembre 28, 2009

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Giù il cappello! :)))

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Figura di palta del giornalista Giuseppe Cruciani di Radio24 che, conversando col regista Pasquale Squitieri durante il suo programma “La Zanzara“, ha ammesso candidamente di non sapere cosa fosse “Umberto D“, il capolavoro della cinematografia italiana e mondiale di Vittorio De Sica.

Il giorno dopo, Cruciani  è stato rimbeccato da un ascoltatore col quale ha battibeccato a lungo in diretta aggravando, se possibile, la sua posizione, sfoggiando spocchia e sarcasmi fuori luogo.

A mio parere è abbastanza grave che un giornalista non sappia cos’è Umberto D, ma tant’è. Se il livello dei giornalisti che parlano tutti i giorni su una radio nazionale è questo, figuriamoci quale può essere quello della gente comune. Cruciani ha 40 anni, non ha mai visto Umberto D e non sapeva neppure cosa fosse, anzi ha confessato di essere un grande appassionato dei film di Lino Banfi, di cui ha tutti i dvd.

Probabilmente non è neppure tutta colpa sua. Io ho visto il film di De Sica, che è del 1952, tantissimi anni fa in televisione, quand’ero ragazzino. Nonostante i milioni di repliche che ci infligge la tv, non ricordo di averlo più visto, né in tv né al cinema. E’ introvabile: perfino la Cineteca Nazionale non ne possiede una copia. Nei negozi di videonoleggio Blockbuster l’area dedicata al cinema d’autore, perlomeno qui a Trento, è quella più striminzita, mentre gli scaffali traboccano di cinepanettoni, di film di avventura di Indiana Jones o quelli di arti marziali di Jackie Chan. Se domandi ai commessi un film di Bergman o Hitchcok, o peggio di Herzog o Aldrich, ti guardano a bocca aperta.

Non parliamo poi della cultura, cinematrografica e non, che passa in tv: una sbobba indigeribile dove, per sperare di vedere qualcosa di decente, bisogna aspettare le 2 di notte. Stando così le cose, cosa volete che ne sappiano le nuove generazioni di Umberto D? Di De Sica conoscono al massimo il figlio Christian, quello dei cinepanettoni per l’appunto.

La follia degli adulti

settembre 23, 2009

Meraviglioso il commento di don Farinella sulla rappresentazione mediatica dei parà caduti a Kabul.

Un bambino, un berretto militare e il simbolo

Genova 21 settembre 2009 –. Dicevano gli antichi che spesso il nome indica il destino di chi lo porta (Nomen Omen). Questa massima mi è venuta in mente mentre vedevo l’immagine di Simone, due anni, figlio di uno dei sei militari ucciso, in braccio a sua mamma. Stavano lì, in attesa del padre/marito morto. Simone, due anni, ignaro di quello che succedeva attorno a lui, era al suo posto, perché un bambino deve stare in braccio alla mamma. Solo una cosa era fuori luogo e, per me, costituisce il segno della perdita della ragione: il berretto da parà in testa a Simone.

Quella immagine è terribile perché proietta la pazzia degli adulti nel mondo e nell’immaginario dei bambini perché li usa per alimentare la commozione e condizionare il mondo infantile degli adulti. Quel berretto da parà in testa a Simone è un’ipoteca sul suo futuro perché lo trasforma in simbolo che continua la «missione» del padre. Crescendo ne resterà schiacciato e non potrà uscirne perché gli adulti irresponsabili lo hanno caricato di un compito che è la sua condanna.

Appena ne avrà la possibilità, Simone vorrà seguire le orme del padre e diventerà parà anche lui, anche perché avrà un canale privilegiato, una corsia preferenziale, in quanto orfano di un «eroe». Non lo farà per scelta, ma per dovere: per non tradire l’aspettativa del padre (lui immagina) e del mondo che da lui si aspetta l’unica scelta possibile per realizzare l’«incompiuta» paterna. Non è più Simone che deve trovare in sé la «sua» ragione di vita, ma è la morte del padre che gli impone chi e come deve essere.

Il vangelo di Giovanni, mettendo a confronto il Battista e Gesù, fa dire al primo: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,30) che è la massima pedagogica che ogni educatore, maestro, genitore, ecc. dovrebbe avere come obiettivo: i figli non devono crescere secondo la nostra immagine, quasi sempre per realizzare le frustrazioni dei genitori. Essi devono vivere da sé per sé proiettati verso un ideale che compia la loro vita e coroni i loro sogni.

Camillo Sbarbaro, poeta genovese, al figlio che compiva diciotto anni scriveva: «ubbidirti a crescere è la mia vanità», quasi un anacoluto concettuale che esprime in modo magistrale l’ansia dell’adulto di essere «in ascolto» esistenziale del figlio per capirne la direzione di volo e per sostenerne la dinamica della «sua» vita.

A Simone, due anni, figlio di un parà ucciso, col berretto militare in testa, per la volontà macabra di una retorica di morte che trasforma in eroismo anche le scelte più indecenti, tutto questo sarà negato. In compenso il mondo avrà un disadattato in più che vivrà per conto terzi. Povero Simone! Ti auguro di ribellarti e di seppellire quel brutto berretto nella tomba con tuo padre. Tu meriti la vita. Null’altro. Caro Simone, da grande, se potrai, perdona gli adulti che lo hanno fatto apposta e corri verso il tuo «domani» che è diverso dal «ieri» che ti vogliono appioppare.

Paolo Farinella, prete

via www.ilsilenziodeisentimenti.splinder.com

Mike, lo spot dall’oltretomba

settembre 21, 2009

Incredibile ma vero: Sky manda in onda gli spot Infostrada di Mike Bongiorno defunto. Sulle prime si resta a bocca aperta per tanta mancanza di pudore, per questo cinismo indecente, poi si legge la scritta in sovrimpressione “su desiderio della famiglia Bongiorno”. Pure la famiglia ci si mette!

In uno spot hanno tirato in mezzo pure il figlio, che fa della macabre gag con Fiorello. Una cosa agghiacciante, non riusciamo a liberarci di Mike neppure da morto.

ribelli

In questi tempi di crisi dell’editoria, fa piacere segnalare la nascita di due nuovi giornali. Uno è il mensile “Il Ribelle” di Massimo Fini, che proprio nuovissimo non è avendo compiuto il primo anno di vita, l’altro è il quotidiano “Il Fatto” di Antonio Padellaro, che sarà in edicola il 23 settembre prossimo.

Io mi sono abbonato a Il Ribelle: 50 euro per entrambe le edizioni su carta e sul web. Ho letto queste considerazioni da parte della redazione oggi con molta soddisfazione:

Stiamo pensando, e siamo già al punto pratico, di proporre una versione quotidiana de “La Voce del Ribelle”. Una versione su internet, per essere precisi, che affiancherà quella mensile che già conoscete.

Sarebbe un modo per essere in contatto quotidiano oltre che mensile come adesso. Lasceremmo al mensile gli approfondimenti mentre pubblicheremmo sul quotidiano on line tutte le note, gli editoriali e gli interventi relativi alla stretta attualità. Beninteso, nella versione quotidiana non trovereste un elenco di notizie simile a quello degli altri siti di cosiddetta informazione, quanto una selezione di notizie che a nostro avviso sono veramente importanti – e spesso taciute – che proprio gli altri media (chissà perché?) non affrontano.

Ma non solo. Cercheremmo di spiegare i perché della notizia. Di leggere tra le righe. Di capire gli effetti che le cose che accadono hanno realmente su di noi. Altri vi danno le notizie (e non quelle veramente rilevanti) noi vi spiegheremmo i perché, ovviamente con la chiave di lettura che già conoscete. Notizie, editoriali e altre pillole multimediali per avere uno schietto e chiaro contatto quotidiano.

Gli abbonati del Ribelle sono circa 3000, sembrano pochi in effetti, ma possono essere l’inizio di una piccola valanga :). Quelli de “Il Fatto”, che hanno incredibilmente raccolto oltre 24 mila obbonamenti comprati a “scatola chiusa”, tanto per dire quanta fame c’è di buona informazione, hanno dichiarato che con circa 12.000 copie vendute possono considerarsi in attivo.

Particolare importantissimo: nessuno dei due nuovi giornali succhierà contributi pubblici.