Il sogno e l’incubo

novembre 5, 2008

future

Sogno, speranza, futuro. Queste sono state le parole che ricorrevano nel discorso di Obama appena eletto 44° presidente degli Stati Uniti d’America. E’ incredibile quanto un solo uomo, anzi un solo cervello, possa trascinare milioni di persone verso un’idea, un ideale. Ed è per questo che le idee fanno paura talvolta, per la forza che possono sprigionare. Mi sono entusiasmato anche io, come tanti, per queste elezioni americane. Ho seguito i dibattiti in diretta ad ore antelucane qui in Italia. Ed è stato bello alla fine, vedere tante facce, di tutte le età e di tante etnie diverse,  gioire e addirittura piangere di commozione nella sterminata, entusiasta folla di Chicago.

Sogno, speranza e futuro, l’America cambia pagina, cambia la storia. Mentre ascoltavo Obama dare speranza e fiducia a milioni di americani, e ad altri milioni di persone nel mondo, ho avuto un pensiero raggelante. Ho pensato a casa nostra: dal sogno di Barack Obama sono precipitato nell’incubo di Veltroni e Berlusconi, alla politichetta italiana da quattro soldi, a leader vecchi come il cucco che nessuno sopporta più, ad una società mummificata dove il novantenne Andreotti l’altro giorno ha rischiato di morire in diretta tv.

Oggi, alle 6 di mattina, mentre Obama parlava agli americani e al mondo, su Rai Due c’era in onda, tanto per dire, il Grande Fratello. Da piangere.

«Senatore, quale futuro si augura per i nostri bambini?» chiede Paola Perego al senatore Andreotti a “Questa domenica” su Canale 5. Andreotti non risponde, fissa il vuoto, la testa storta di lato ed un ghigno paralizzato sulla faccia. «Presidente» lo richiama la presentatrice. «Presidente!». Silenzio. Andreotti rimane immobile. Imbarazzo nello studio. Passano alcuni secondi che alla Perego devono essere sembrati un’eternità, negli occhi le si legge il terrore del pensiero “Oddio questo mi è morto in diretta”. Parte la pubblicità a salvare la situazione (il video su Corriere Tv).

Poco dopo riappare la conduttrice, visibilmente sollevata, che ripresenta Andreotti vivo e vegeto, perfino vispo, vittima evidentemente di un malessere passeggero. «C’è stata un’interruzione un po’ brusca per via della pubblicità: chiacchierando ce n’eravamo dimenticati» si scusa. Figuriamoci. Ma perché raccontare simili balle? Lo hanno visto tutti che Andreotti pareva morto sulla sedia. Forse la domanda sul futuro dei bambini era inopportuna ed ha mandato in tilt i neuroni dell’anziano senatore. Del resto sono inconvenienti che si debbono mettere in conto quando ci si ostina a invitare in tv gente di 90 anni.