Berlusconi vade retro

ottobre 5, 2009

Un manipolo di contestatori ha accolto come si deve Berlusconi e la passarella dei politici dopo l’alluvione nel messinese (“mafioso”, “assassino” eccetera). Contestato anche il giornalista Rai che ha interrotto il collegamento per non far vedere i manifestanti.

Berlusconi ha dovuto entrare da un ingresso secondario, dietro al palazzo. Non mi pare di aver visto nessuna immagine della contestazione in nessun telegiornale. O mi sbaglio?

Sembra incredibile eppure c’è qualcuno che ha fondato un comitato per il Premio Nobel a Silvio Berlusconi. Ma per cosa, si chiederà qualche incauto? Per la pace, dicono i suoi sostenitori, per il suo “indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”.

In molti hanno creduto ad uno scherzo, neppure troppo originale vista la caratura del personaggio. Un Nobel a Berlusconi non indigna, fa ridere. E invece pare sia tutto vero. Oltre al sito ufficiale è nato anche un gruppo su Facebook.

In rete già circolano gli “inni” in stile Ceaucescu: il corale “Silvio forever“,  poi uno in versione lirica “La pace può” cantato da un simil-Bocelli, mentre un altro è uno pseudo gospel intitolato “Silvio c’è“.

Ascoltate e agghiacciate!

Manifesto geniale

settembre 28, 2009

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Giù il cappello! :)))

¿Por qué no te callas?

settembre 10, 2009

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Ho visto poco fa la grottesca conferenza stampa di Berlusconi con un imbarazzatissimo Zapatero. Lazzi, battute, insulti e sfottò alla stampa, anche straniera, barzellette che non facevano ridere, spacconate ridicole, anzi penose, come quella “Sono il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni”.

Un Berlusconi sinistramente su di giri, logorroico e ridanciano, che pareva strafatto di cocaina mentre Zapatero doveva ascoltare, letteralmente basito, il nostro premier che in una conferenza internazionale rispondeva ad un giornalista “In vita mia non ho mai pagato una donna per una prestazione sessuale”.

Berlusconi sembrava insomma Hugo Chavez in una delle sue fluviali filippiche, quello poi redarguito da Juan Carlos con la famosa frase ¿Por qué no te callas? (perché non te ne stai zitto?). Frase che forse, in quest’occasione, avrebbe voluto dire Zapatero. Povera Italia e poveri italiani, in che mani siamo.

silvio

Apprendo con sgomento del premio a Noemi Letizia intitolato “Il talento che verrà“. Organizzato a Valva, un paesino di 1700 persone in provicina di Salerno, il premio è stato consegnato in una serata in piazza dove c’erano circa 300 persone.

La diciottenne più chiacchierata di Casoria, per via del suo strano rapporto con Papi-Silvio, avrebbe dichiarato: “Lo considero un premio vero, perché ho realmente recitato in un cortometraggio, Scaccomatto. Voglio intraprendere la carriera del cinema, e per questo sto studiando“.

Migliore e accorata deplorazione di quella che posso fare io, la fa Pino Nicotri nel magistrale post Dall’Italia della Perdonanza allo Strapaese della Mignottanza:

“Un’altra faccenda straordinariamente comico-demenzial-italiota è il premio a Noemi Letizia, la cocchina di papi Berlusca, premio il cui nome e la cui motivazione sono quanto segue: “Per il talento che verrà”. Capisco che nello Strapaese la logica non sia più troppo di casa, ma se si dice che il talento “verrà” significa che per ora il talento non è ancora venuto, cioè non c’è. Verrà. Forse. Però non c’è.

Motivo per cui, come si suol dire, sorge spontanea una domanda: ma che cavolo di premio è? La risposta sorge altrettanto spontanea: è il premio alla stracciaculeria di chi acchiappa al volo qualunque peto purché sufficientemente rumoroso e quindi utile per farsi riprendere da qualche tv e avere così un attimo di “celebrità”. In questo gli ideatori del premio dimostrano che nello sgangherato Strapaese loro non sono secondi a nessuno”

Questione di fumo

settembre 1, 2009

fumo

Sembra un film di Alberto Sordi la grottesca querelle sul colore delle scie delle Frecce Tricolori in missione diplomatica a Tripoli. I libici le vorrebbero di colore verde, simbolo della rivoluzione, gli italiani invece non intendono decollare se non possono esibire la scia tricolore.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolinea di aver confermato in un colloquio con l’ambasciatore della Libia in Italia Abdulhafed Gaddur, che le Frecce tricolori potranno esibirsi a Tripoli ma solo esponendo il fumo bianco, rosso e verde della bandiera italiana. Si tratta, osserva il responsabile di Palazzo Baracchini, della stessa modalità “sempre rispettata in tutti i Paesi del mondo dove le Frecce tricolori si sono esibite”.

“La Libia ritiene che oggi sia la propria Festa nazionale e vorrebbe avere solo il proprio colore”, ha spiegato l’ambasciatore italiano in Libia, Francesco Trupiano, “ma la bandiera della pattuglia acrobatica è quella”.

Stamani fonti dello Stato maggiore dell’Aeronautica avevano fatto sapere che l’esibizione si sarebbe svolta secondo il programma stilato. Dunque niente fumo verde come richiesto anche ieri dalle autorità libiche, quando erano state annullate le prove dei nostri top gun motivato dalle autorità libiche per il protrarsi dei lavori del vertice dell’Unione Africana in corso nella capitale libica.

Insomma sul colore del fumo si rischia un incidente diplomatico con la Libia. A questo siamo arrivati, in questo disgraziato paese.

La Rai rifiuta il trailer di Videocracy "E' un film che critica il governo"

Sembra incredibile, ma in Italia ora censurano anche i trailer dei film. Mediaset e Rai hanno infatti rifiutato il trailer di Videocracy, il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent’anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.

La tesi del film è nota: in una videocrazia la chiave del potere è l’immagine. In Italia soltanto un uomo ha dominato le immagini per più di tre decenni. Prima magnate della TV, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale in Italia.

Se il rifiuto da parte di Mediaset di trasmettere il trailer si può capire, iniquieta quello della Rai del cosiddetto servizio pubblico. La motiviazione appare bizzarra: con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio (?) e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto (!).

Lo spot, secondo la Rai, veicola un inequivocabile messaggio politico di critica al governo perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese (es. L’Italia è al 73° posto nel mondo per la libertà di stampa) alternate ad immagini di Berlusconi. Niente trailer quindi sulla Rai. A questo siamo ridotti. Il film Videocracy sarà distribuito nei cinema il 4 settembre, sempreché, visto che Berlusconi controlla anche la distribuzione nella sale, non censurino pure quelli.

Escort per sport

agosto 11, 2009

silvio

Berlusconi ha fatto notoriamente sua la teoria secondo la quale il pubblico televisivo, e quindi la massa tout court, deve essere trattato come un bambino di 12 anni, neppure troppo sveglio.

Sulla mignottopoli a Palazzo Grazioli il nostro premier pensa evidentemente che gli italiani siano tutti scemi o quasi. Ma mi domando: è credibile che, uno scafatissimo come Berlusconi, che della scaltrezza ha il tratto più caratteristico della sua personalità, non sapesse che la D’Addario fosse una escort?

Crede davvero di darci a bere che una giovane donna avvenente, possa andare a letto con un ultrasettantenne conosciuto la sera stessa, sia pure ricchissimo, potente e per giunta presidente del consiglio? Così per sport? O perché particolarmente facinoso e attraente? Essù.

Tutti i direttori

agosto 6, 2009

Sul caso Guzzanti non mi pronuncio, avendo il personaggio una credibilità non proprio cristallina (vedi quando militava con Berlusconi ed era presidente della famigerata commissione Mitrokhin), ma quanto egli scrive sul suo blog, se fosse vero, è piuttosto inquietante. Non tanto sulle vicende del “gran porco”, ormai tristemente note, ma sul ruolo dell’informazione nel nostro paese.

Dice infatti il Nostro: “Un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano”.

Napolitano ha smentito, e va bene, ma i direttori? Secondo Guzzanti tutti i direttori dei più importanti giornali italiani hanno i verbali ma nessuno li ha pubblicati.

Io so solo questo, negli Usa una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere. E un Berlusconi americano sarebbe stato mandato a casa a calci nel sedere, e da un bel po’ di tempo.



Mentre Berlusconi faceva la sua ennesima passerella mediatica in Abruzzo
, innalzando il tricolore sul tetto di una casa appena finita, ripreso da decine di telecamere, la polizia reprimeva una piccola manifestazione di sfollati che volevano esporre uno striscione “Dopo 4 mesi ancora nelle tende, è questo il vostro miracolo?”.

Particolarmente odioso, nel video, il comportamento di quello che pare un funzionario di polizia in borghese, con gli occhiali scuri, che dopo aver strattonato i manifestanti e avergli strappato di mano lo striscione, gli ha urlato minacciosamente a brutto muso “Quello che bisogna fare lo decidiamo noi! Ok???!!!”.

E’ incredibile, neppure gli striscioni si possono più esporre. E poi critichiamo l’Iran…..

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