Un web discutibile

settembre 30, 2009

wiki

Google una ne fa e cento ne pensa. L’ultima trovata diabolica è il sidewiki, uno strumento che fa parte della nuova toolbar di Google. Col sidewiki qualsiasi pagina web diventa commentabile da chiunque. Una colonnina appare sulla sinistra del web, coi commenti dei visitatori. Una specie di twitter appiccicato al web anziché alle persone.

Questa funzione è possibile per tutti coloro che hanno un profilo su Google, il che, se da una parte apre scenari inquietanti sull’utilizzo dei nostri dati, dall’altra offre uno strumento interessante e forse rivoluzionario.

Pensiamo ad esempio alla possibilità, da parte dei lettori, di commentare il sito e le notizie di Repubblica o del Corriere, o di qualsiasi altro giornale o sito web. Non è una straordinaria possibilità, per i giornalisti, di poter tastare il polso ai lettori “in diretta”?

L’aspetto meno piacevole della faccenda è che il gestore del sito non ha alcun controllo sui contenuti del sidewiki, poiché questo è gestito da un server di Google. Ma forse il pericolo maggiore di questo nuovo strumento è che attirerà gli spammer come le mosche sul miele.

L’Italia s’è desta

agosto 27, 2009

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Qualcuno ha detto che l’Italia è il paese più sviluppato del Terzo Mondo. Questa notizia sembrerebbe confermarlo: la nostra gloriosa Authority Antitrust, famosa per i suoi sonni leggendari,  s’è svegliata improvisamente, pungolata dalla Fieg – Federazione Italiana Editori Giornali, ed ha aperto un’istruttoria nei confronti nientepopodimeno che…  di Google Italia!

L’accusa è “possibile abuso di posizione dominante“. Secondo la Federazione degli editori, nella gestione del servizio Google News Italia, Google impedirebbe agli editori di scegliere liberamente le modalità con cui consentire l’utilizzo delle notizie pubblicate sui propri siti internet. I siti editoriali che non vogliono apparire su Google News verrebbero infatti automaticamente esclusi anche dal motore di ricerca Google.

Che dire? Anzitutto non si capisce (almeno io non capisco) quale sarebbe il reale danno per i giornali: a me pare, invece, che abbiano tutto da guadagnare da Google News, in termini di visibilità e quindi di visite. Se Google News Italia, magari sanzionata dall’Antitrust, si scocciasse e togliesse i giornali italiani dal motore di ricerca, sarebbe meglio o peggio?

Marco Pratellesi del Corriere riporta sul suo blog il “Murdoch pensiero” sul futuro dei giornali e dell’informazione. Al di là del giudizio che si può dare del noto magnate australiano, le sue sono opinioni condivisibilssime.

Oggi i lettori vogliono quello che hanno sempre voluto: una fonte nella quale possano credere. Questo è sempre stato il ruolo dei grandi quotidiani nel passato e questo ruolo renderà i giornali grandi anche nel futuro”.

“Troppi giornalisti hanno un piacere perverso nel rimuginare sul loro incombente decesso” – avverte l’editore di 20th Century Fox, Fox News Channel, Sky Broadcasting, Dow Jones and MySpace – “ma io credo che i giornali conquisteranno nuove vette nel XXI secolo perché le persone adesso sono perfino più affamate di informazione di quanto non siano mai state in passato”.

Anche a me piacciono i quotidiani, ma il nostro business reale non è stampare. Il nostro business è dare ai lettori grande giornalismo e grandi opinioni. E’ vero: nel prossimo decennio la versione stampata di alcuni giornali perderà copie. Ma se i giornali sapranno dare ai lettori notizie credibili e autorevoli noi vedremo nuovi incrementi nella circolazione attraverso le nostre pagine web, i feed Rss, le newsletters personalizzate per i lettori e i cellulari”.

Murdoch è certamente un furbone -non sarebbe arrivato dov’è ora- ed ha sicuramente la vista lunga, anche se si potrebbe dire che predica bene ma razzola male. Ma almeno ha le idee chiare sul futuro, e non è poco.

Dovrebbe essere infatti evidente che col proliferare dell’informazione on line si rende necessaria più che mai una “guida” in questo mare magnum di notizie: a questo serviranno i giornali capaci di confrontarsi non solo col nuovo modo di fare informazione ma anche coi lettori. E i giornalisti dovranno non solo fornire le notizie ma anche, e direi soprattutto, aiutare a capirle. Non mi serve a niente sapere che due aerei dirottati hanno buttatò giù le Twin Towers e hanno fatto 3000 morti: voglio capire perché, cosa c’è dietro, sotto, sopra e davanti.

I blogger non sostituiranno i giornalisti o il giornalismo, è ridicolo solo pensarlo, così com’è assurdo pretendere da loro quell’autorevolezza che neppure gli stessi giornalisti, professionisti dell’informazione, spesso non hanno. I bogger però faranno, questo sì, sempre più le pulci a quanto viene pubblicato. Ed è questa la grande svolta nell’informazione del futuro. Non ci sarà più un pubblico passivo che si beve acriticamente qualsiasi notizia. I giornalisti dovranno far meglio il loro lavoro, dovranno abituarsi a stare molto più attenti, dovranno cioè stare più attenti, più che ai loro “editori di riferimento” (cit. Vespa), ai loro lettori, considerare cosa pensano e cosa vogliono, confrontarsi con loro. L’informazione non sarà più monodirezionale ma bidirezionale, si dovrà creare un rapporto di simbiosi in cui i due soggetti traggono dalla loro stretta relazione un beneficio reciproco.

Questo almeno in teoria. Pratellesi nel suo articolo non commenta le opinioni di Murdoch. E forse non è un caso, infatti per commentare l’articolo di Pratellesi sul blog bisogna registrarsi sul Corriere. La solita solfa: nickname, password, indirizzo e-mail, data di nascita, sesso, provincia. Dati obbligatori. Ma perché? In cambio di cosa? Ecco la motivazione: “Compilando i pochi campi richiesti, sarà possibile lasciare commenti agli articoli, ai blog e ai forum, ricevere gratuitamente le newsletter e partecipare ai concorsi di Corriere.it“. E capirai. Insomma cascano le braccia, siamo alle solite. Nell’era del villaggio globale i giornali italiani ragionano ancora guardando al loro piccolo giardinetto, perfino recintato, nel quale fare entrare i lettori agitando gli specchietti e le collane di perline.