Lezione giapponese

luglio 30, 2009

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I due turisti giapponesi truffati a Roma da un ristorante che gli ha presentato un conto di 695 euro, hanno declinato cortesemente l’invito del ministro del turismo, Michela Brambilla, di tornare in Italia per un soggiorno gratis ospiti del governo. La motivazione del rifiuto: “Perché è una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano». Touché.

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Oggi è arrivata un’altra mail-bufala, talmente rozza e cretina che c’è da chiedersi se davvero ci possa essere ancora qualcuno che casca in simili tranelli… Questo genere di phishing è centrato sul trito e ritrito espediente del riccone che vuole lasciarvi una generosa eredità perché non ha nessuno a cui darla :) Ma chi può credere a simili stupidaggini?

Sono signor ADAMS JEAN BERTIN
nato il 18 gennaio 1936, cittadino canadese avendo esercitato come diplomatico da una decina d’anno in Costa d’Avorio (Africa).

Ho un cancro della gola, soffro terribilmente attualmente. Il mio medico curante lo ha appena informato che i miei giorni sono contati a causa del mio stato di salute che deteriora. La mia situazione matrimoniale è tale che non ho né donna ed ancora meno dei bambini a che potrei legare la mia eredità.

È per ciò che vorrei in modo gentile, per amore e per umanesimo darvi questo dice eredità che tocca alcuni milioni di dollari di permettervi di creare una fondazione o galleria o un’associazione per bambini ed i bisognosi o per qualsiasi altra buona opera umanitaria. In modo che il mio passaggio aspro si rintani non sia un fallimento. Vorrei avere conferma delle informazioni seguenti: Il vostro numero di telefono e possibilmente il fax, l’indirizzo e soprattutto il vostro nome e nomi completo e la vostra professione.

Una volta quest’informazioni ricevute, adotterò disposizioni affinché un emissario possa analizzare in quale misura trasferire questi fondi ed incontrarli allo scopo mettere in posto questo progetto umanitario.

Conto sulla vostra buona volontà e soprattutto il buono impiego di questi fondi.  Per favore rispondete io piaciuto rapidamente il possibile.

Contattate ha l’indirizzo seguente: adams.jean_b@yahoo.fr

grazie
Il sig. ADAMS JEAN BERTIN

Velocitiamo

marzo 30, 2009

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Mail ricevuta oggi da “Arabella Gallagher“, un nome che è tutto un programma:

“Ciao!
Nonostante a crisi finanziaria, molti cominciano a guadagnare e di aumentare anche proprio reddito. Database e` piena dei posti vacanti di proprio diversi proffessioni. Le invitiamo a lavorare un’po in crescente mercato della` pubblicita`internet. Se ha c’e alcune ore a giorno per collocare annunci in ai siti,Lei avra`guadagno su questo il pagamento garantito piu` percentuali di vendite. Per oggi c’e 85 posti vacanti. Per velocitare la risposta per favore scriva a mio indirizzo: AntoniNeonix1605@gmail.com
Cordiali Saluti

Ma chi può mai cadere nel tranello di mail così maldestre?

Social card: la beffa

dicembre 17, 2008

socialcazz

E’ ufficiale: la social card è una truffa mediatica. In Trentino, secondo il Ministero, gli aventi diritto sono circa 27.000 ma oggi le Poste, deputate al rilascio della tessera, hanno dichiarato di averne assegnate appena 200 (“Il Trentino” di oggi).

Le ragioni? Troppe complicazioni, troppi parametri stringenti. Troppi requisiti che ben pochi, a meno di non vivere sotto a un ponte, possono far valere. I sindacati, che con gli uffici del Caf, i centri di assistenza fiscale, sono stati presi quasi d’assalto, sono furiosi: “E’ una colossale presa in giro, i requisiti praticamente non ce li ha nessuno, si sono presentati da noi molti anziani indigenti col minimo della pensione, ma non c’è stato nulla da fare: bastava avere un decimo di un garage per invalidare la richiesta, è assurdo. Moltissimi se ne sono andati delusi e umiliati, nonostante la loro condizione oggettiva di povertà non avevano diritto neppure alla miserevole carità della social card“.

Non grattate quel formaggio

settembre 5, 2008

Sembra incredibile ma pare che i prodotti delle aziende conivolte nello scandalo del formaggio avariato, riciclato in formaggio grattugiato, siano ancora in vendita.

Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. Decine di tonnellate di scarti di formaggio piene di schifezze ritirate da grosse aziende e mischiate a prodotto fresco: un sistema collaudato con cui la DELIA, stabilimento a Monticelli D’Ongina, sede legale a Milano in piazza IV Novembre, riesce a piazzare sul mercato italiano e europeo il suo prodotto finito. Che vuol dire soprattutto: formaggio grattugiato. Come? Vendendolo ad aziende, anche di gran nome, che lo confezionano in buste.

In Procura ormai ne sono convinti: il sistema della truffa del formaggio avariato ha continuato e continua a funzionare grazie alla connivenza-complicità di chi dovrebbe controllare e però si fa chiudere gli occhi. Così la “pattumiera” funziona a pieni giri: ritira roba scaduta e marcita, e la ripulisce sotto forma di formaggio fuso che poi viene fatto raffreddare e venduto in panetti (delimix) alle grosse aziende. Il prodotto finisce nelle grattugie. Si ottiene il lavorato finale: il formaggio grattugiato. Non deriva, ovvio, né da parmigiano né da grana padano o da altri formaggi duri fatti direttamente con il latte, ma da un “fuso” insaporito a seconda della percentuale di croste o scarti immessi nella fusione. Eccole, riempite con il prodotto delle due aziende-pirata, le classiche buste di grattugiato che finiscono sulle nostre tavole.

“Di aziende come queste c’è pieno – dice un investigatore anti-frode – e i grandi marchi se ne servono abbondantemente. È un sistema di vasi cinesi che va combattuto e stroncato. I ministeri della Salute e dell’Agricoltura, adesso, dovrebbero intervenire pesantemente”.

Ne dà conto Repubblica in La truffa del formaggio avariato nel grattugiato finivano gli scarti e anche Repubblica Tv di oggi. Ma l’inchiesta è partita da lontano, mesi fa, e ancora Repubblica ne aveva scritto in questo agghiacciante articolo del luglio scorso La truffa dei banditi della tavola, rivendevano formaggio avariato. La domanda sorge spontanea: cosa abbiamo “grattato” sulle nostre pastasciutte in tutto questo tempo?

fonte: La Repubblica 5 settembre 2008 e 4 luglio 2008