Perché un politico dovrebbe aprire un blog?

agosto 10, 2007

Il post “La maledizione della blogosfera” sul blog del ministro Gentiloni coperto di insulti,  ha generato un certo dibattito. Chi ha suggerito la chiusura dei commenti, chi la chiusura del blog, chi ha sostenuto che i commenti non sono importanti quanto le “conversazioni” (ma che è?).

Vorrei provare allora a ribaltare il punto di vista, che finora è stato solo quello dei lettori, con una domanda: perché il politico dovrebbe aprire un blog?

Ad oggi, che io sappia, nessun politico italiano di primo piano usa seriamente il blog. L’unico è forse Di Pietro, che però lo usa sostanzialmente nel solito modo “televisivo”: da uno a molti. Non sappiamo se legge i commenti, se li faccia leggere a qualcuno di sua fiducia e quanto, e se, ne tenga conto.

Evidentemente ai politici importanti avere un blog semplicemente non interessa. Il fatto che lo aprano prima delle elezioni e lo chiudano subito dopo è indicativo di quanto il blog sia considerato: un mero mezzo di propaganda, probabilmente molto meno importante di altri mezzi come i “santini” mandati a casa o i manifesti per strada.

Il blog interessa piuttosto ai politici di secondo piano, di quelli cioè che hanno poco accesso ai media e per questo trovano il modo di comunicare più compiutamente le loro idee sulla rete. Ai leader di partito semplicemente non interessa: loro possono andare in televisione quando gli pare e parlare da Vespa, o in qualsiasi altro posto, per delle ore.

Ma ammettiamo pure che un politico volonteroso ne voglia aprire uno: per farne che?
Per dire la sua certamente, ma per che altro? Il feedback con i lettori? Ma quanti sono? Tolti i soliti criticoni e gli insultatori di professione, quanti ne restano? E se volesse conoscere l’orientamento dell’opinione pubblica, non gli converrebbe forse farsi fare un sondaggio?

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11 Responses to “Perché un politico dovrebbe aprire un blog?”

  1. Luca Rosso Says:

    Di Pietro si serve del blog pure per cambiare idea e per confrontarsi con i cittadini, non solo con i propri elettori. Lo stesso fa con la mail infatti un anno fa gli scrissi parlando della situazione degli acquedotti, a lui che è ministero delle infrastrutture. Ora non ho a disposizione il botta e risposta, mi rispose.
    Più in là ho scoperto che è perito elettronico a livello di scuola secondaria e che fu il primo a servirsi di un computer in aula giudiziaria, sia per snellire le proprie procedure che come database per incrociare i dati.
    A veder così non sembra il solito che si serve delle amicizie per realizzare quello che vuole.

  2. aghost Says:

    luca, ritengo che, tra i politici, Di Dietro sia quello che fa un uso migliore dei blog.
    Il fatto che ti abbia risposto lo conferma :)

  3. Stella Says:

    Cosa vuoi che aprano, riceverebbero troppi insulti…

  4. Liuk Says:

    Dopo aver letto il posto me lo sono chiesto… e richiesto … e richiesto. Sai che non ho trovato una risposta?
    Ma soprattutto chi li leggerebbe? (tolti gli adulatori e gli insultatori) Perché dovrei passare il mio tempo a leggere di post che trattano la stessa aria fritta della TV?

  5. Riccardo Campaci Says:

    Aprire un blog per un politico sarebbe un problema perchè diventerebbe un “mostro” (il blog). Verrebbe ricoperto di insulti da chi non ce l’ha in simpatia; i commenti diventerebbero illeggibili, un po’ come succede per il blog di Beppe Grillo.

    Alla nascita era un blog dove si discuteva; ora ogni post raggiunge 700-800 commenti… immagina che voglia leggerli tutti… ed è sicuro che Grillo di certo non lo fa.

    Pensa solo se Berlusconi aprisse un blog. Dopo 5 minuti il primo post avrebbe già migliaia di commenti e tonnellate di insulti.

    Per questo è difficile che un personaggio molto noto abbia un blog, che sia DAVVERO un blog e che lo gestisca in prima persona.

    Quello di Grillo, tranne alcune eccezioni, lo è solo per metà, visto che 800 commenti a post uccidono il dialogo che dovrebbe nascere.

    A questo punto ha senso un blog per uno come Di Pietro, che riceve visite ma non in numero spropositato e la cosa resta gestibile.


  6. Non va fatta troppo complicata: un blog che funziona è un blog che, per un motivo o per l’altro, propone contenuti interessanti. Sul fatto di latitare o meno dai commenti, non è fondamentale: molte delle cosiddette blogstar latitano, intervenendo solo raramente giusto per rispondere ad altre blogstar e poco più (anzi, il fatto di potersi snobisticamente permettere di non partecipare ai commenti si può dire che sia un segno di “essere arrivati” – un vezzo un po’ grezzo a dire il vero, da parvenus della scrittura, ma tant’è).

    Ora, prendiamo il blog di uno come Gentiloni: cosa vuoi che fotta al mondo sapere cosa pensa Paolino di Tony, Bill, Rosy, Carla Bruni – forse giusto ai suoi parenti, forse a Ermete (con cui gioca a tennis, come si può leggere nell’elettrizzante nota bio sul blog), forse a Rutelli (ma dubito fortemente). I post di Gentiloni sono privi della minima qualità: poco personali, senza anima e sangue, piatti e definitivamente frou-frou (quel frou-frou da sinistra romana un po’ chic). A ciò si aggiunge la totale assenza dai commenti.

    Mastella, in confronto, è un gigante dei blog: quantomeno ci mette un po’ della sua personalità, con strafalcioni, espressioni bizzarre, linee di pensiero improbabili, e in più è presente e dà feedback. Inoltre un minimo di dietro le quinte della sua attività ministeriale lo dà (Gentiloni, invece, fa finta di non essere ministro delle telco di questa nazione). Ciò rende i suoi contenuti interessanti – seppur in modo perverso, un po’ teratologico: si va a leggere quello che scrive un po’ come un tempo si andava alla fiera a vedere la donna barbuta.

  7. frap1964 Says:

    Resto dell’opinione che la risposta migliore a questi patetici tentativi di alcuni politici di raccattare consenso con i blog sia quella di ignorarli semplicemente.

  8. Stella Says:

    Scommetto che, ignorati (nel blog), tirerebbero un sospiro di sollievo..

  9. Luca Rosso Says:

    @riccardo
    Sul blog di Grillo fanno apposta a censurare i dibattiti per aumentare la confusione. Questa è la mia esperienza.
    Una volta infatti ho provato a cercare un dialogo con altri commentatori. Ne era venuto fuori un ottimo quadro sulla vicenda medio orientale, con una decina d commenti corposi e collegati fra loro, ricchi di notizie concrete e di vicendevoli correzioni. Dopo circa mezzora questi commenti sani spariscono. Non si sa perché, l’unico elemento trovato da me e sensato è stato che l’argomento trattato era fuori tema rispetto al tema del post del giorno.

  10. Riccardo Campaci Says:

    @Luca:

    no, non metto in dubbio che possano nascere discussioni interessanti.

    Però trovarsi di fronte a 800 commenti da leggere è disarmante; almeno io personalmente non riesco a reggere la lettura di centiaia e centinaia di commenti, vista anche la necessità di smistare lo spam o messaggi autopromozionali.

    Penso che la maggior parte delle persone si limitino a leggere il post di Grillo e non facciano nemmeno caso ai commenti, proprio perchè troppi.

    Sulla censura non lo sapevo…

  11. nicola Says:

    Anche Franca Rame ha un blog e mi sembra lo usi bene.
    ciao
    nicola.


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