Negli Usa si può

Novembre 9, 2009



Al
Columbus Day di New York qualuno di Qui New York Libera, in elegante giacca e cravatta e megafono di cartone, ha colto l’occasione per contestare il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che sfilava su una macchina scoperta, rinfacciandolgli l’Agenda rossa di Borsellino, l’impunità di Berlusconi e il famigerato lodo Alfano.

Il minisitro dapprima ha fatto finta di niente, poi ha fatto le linguacce (!), quindi ha apostrofato uno dei contesatori urlandogli “Ti riconosco, pedofilo!… Sei un pedofilo! Mi ricordo cosa facevi con le bambine… vergognati pedofilo!”. Due guardiaspalle del ministro sono andati incontro con aria minacciosa verso il contestatore:  “Chi ti ha pagato?” e  “Pedofilo, che vuoi pedofilo!”.

Ora attenzione: a questo punto in Italia sarebbero intervenuti i Carabinieri o la Polizia che avrebbero identificato i contestatori, magari portandoli in questura. Negli USA no: una poliziotta è intervenuta con decisione… allontanando i guardiaspalle del ministro!

A me questo questo fatto ha suscitato una certa impressione… o no?

Spirito di servizio

Novembre 8, 2009

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Si dice spesso che molti politici siano animati da un puro  “spirito di servizio”. Sicuramente sarà così per tanti. Suscita tuttavia una fastidosa inquietitudine quando si leggono alcune notiziole sul tenore di vita di Piero Marrazzo, dopo le polemiche scaturite sui generosi compensi ai trans (5000 euro a botta) con cui l’ex presidente della Regione pare si intrattenesse, almeno leggendo le cronache, con una certa frequenza. Come faceva a spendere tanti soldi? Se lo sono chiesto in molti.

“Se lo poteva permettere” spiega il suo avvocato Petrucci (Repubblica 6 novembre 2009): nella qualità di Presidente della Regione, consigliere regionale e di presidente della Fondazione di Policlinico Tor Vergata ammontavano a 20.000 euro netti al mese. Marrazzo si poteva permettere, tra le altre cose, di sborsare quasi 7.000  euro al mese per sostenere ben due mutui su altrettanti appartamenti acquistati negli ultimi anni a Vigna Clara, quartiere bene di Roma nord (uno acceso il 23 novembre 2007 per 570.000 euro rimborsabili in 30 anni al tasso del 5,49% per un importo mensile di 2.306 euro; l’altro 25ennale attivato nel luglio 2006 per 1,3 milioni di euro ad un interesse del 4,2% con rata di 4.686 euro al mese. Nel frattempo ha estinto una terza ipoteca sulla villa di famiglia a Riano, dove l’ex presidente vive con la figlia più piccola e la moglie Roberta Sardoz: 300.000 euro pagati sull’unghia dai coniugi Marrazzo il 18 gennaio 2008.

L’avvocato Petrucci ha fornito più precisamente le cifre dei compensi del suo assistito: 9.362 euro lordi a titolo di indennità di carica, 4.003 euro a titolo di diaria, 7.607 euro come indennità di funzione (cioé presidente della giunta); cui bisogna aggiungere 4.190 euro netti di rimborsi spettanti a ciascun consigliere regionale per le spese dei collaboratori e il rapporto con gli elettori, nonché 36.738 euro netti all’anno come presidente della Fondazione Policlinico Tor Vergata.

Sul Corriere dell’8 novembre si legge che, dopo lo scandalo che lo ha travolto, Marrazzo potrebbe rientrare nei ranghi della Rai. Per fare cosa non è ancora chiaro, sarà oggetto di trattativa: «È una questione molto delicata», ammettono in viale Mazzini. Il giornalista pare infatti abbia “diritto” a un incarico non inferiore a quello di conduttore. Per spirito di servizio, si capisce.

Sempre meglio del cetriolo

Novembre 6, 2009

Ecco il nuovo video turistico dell’Italia di Enit, l’ente per il turismo nazionale. Sempre meglio del famoso “cetriolo” dello sfortunato portale-mostro italia.it, anche se, alla fine del filmato, spunta con sgomento un nuovo sito: www.italiamuchmore.com. Ma perché? Non bastava quello ufficiale per cui sono già state buttate montagne di soldi?

La cosa più incredibile è che il bottone “approfondisci” rimanda al sito dell’Enit – Agenzia Nazionale del Turismo: non c’è neppure un link al sito ufficiale di italia.it! Ma la Brambilla lo sa?

Insomma ciascuno procede per conto suo, ignorando ciò che fa l’altro, ma continuando a succhiare contributi e finanziamenti.

Dove sono i talebani

Novembre 5, 2009

Agghiacciante intervento di Ignazio La Russa nell’aghiacciante programma “L’Italia in diretta”, condotto da Lamberto Sposini. Il ministro si lancia in una delirante filippica contro il matematico Piergiorgio Odifreddi, che si è espresso in precedenza sulla questione dei crocifissi nelle scuole, reo di non avere “alcun titolo scientifico come esperto di religione” (sic!)

Il bello (il bello?) è che la Russa manda poi i nostri soldati a combattere l’integralismo talebano in Afghanistan…

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Questa è l’ultima volta che compro roba De Longhi. Già mi ero pentito dopo l’acquisto di un condizionatore “Pinguino”, ora ci sono ricascato con un umidificatore, modello UH 800 E.

Già la sigla fa girare le scatole: ma è così difficile mettere delle sigle più semplici e magari intelleggibili? Tra l’altro sul sito ufficiale De Longhi il mio modello non c’è. Eppure l’ho comprato l’altro giorno, non dieci anni fa. C’è il modello UH 660 E, UH 650 M, VH 200, VH 100, ma l’UH 800 E no. E non chiedetemi il significato delle sigle.

L’oggetto ha un’estetica gradevole ma, come al solito, è sull’usabilità che casca l’asino. La tanica è capiente, 6,5 litri, ma è scomodissima da riempire: è una specie di “uovo” che bisogna staccare dalla base, per riempirlo bisogna rovesciarlo e svitare un tappo sul fondo. L’uovo è piuttosto grande, quindi non ci sta nel solito lavandino, perciò  bisogna attrezzarsi con una caraffa o un annaffiatoio, badando bene a non rovesciare l’uovo perché, essendo sferico, non sta in piedi da solo.

Riempito d’acqua l’uovo, si rimette il tappo e lo si ri-capovolge (occhio che se avete avvitato male il tappo rischiate di allagare la stanza). Lo si risistema quindi sulla base infilando i suoi quattro piedini nei rispettivi fori. Mi immagino una persona anziana maneggiare un uovo scivoloso da 6 chili e mezzo, col rischio concreto di farlo cadere e romperlo.

Domanda: era così difficile fare un’apertura direttamente sull’apparecchio per un banale rabbocco? La stessa solfa della tanica rovesciabile c’era anche sul condizionatore Pinguino, con l’aggravante che la tanica in quel caso pesava 15 o 20 kg, roba da ernia al disco! Mi immagino ancora la vecchina trascinare la tanica sul pavimento e poi fare sollevamento pesi.

Passiamo ai comandi dell’umidificatore: c’è un serie di bottoni e un display che indica (o dovrebbe indicare, come vedremo in seguito) la percentuale di umidità della stanza, oltre a poter impostare l’umidità desiderata. I comandi  sono sul lato inferiore dell’apparecchio: siccome gli umidificatori di solito si mettono sul pavimento, bisogna buttarsi per terra per leggere i bottoni a 2 cm dal pavimento. Altra domanda: era così insensato mettere i comandi sul lato superiore, così almeno ci si inginocchiava e basta?

Non è finita: appena acceso l’apparecchio, “l’umidostato“, come lo chiamano loro,  segnava 55%. Dopo una nottata di funzionamento era sceso a 45%! Ma come, non doveva umidifcare la stanza? Delle due l’una: o l’umidostato non funziona, o l’apparecchio deumidifica invece di umidificare. Se l’umidostato non funziona come dovrebbe, sottostimando la percentuale di umidità effettiva, se ne deduce  che l’apparecchio NON si spegnerà quando ha raggiunto l’umidità impostata, oppure si spegnerà per gli affari suoi, senza alcuna relazione con la vera umidità dell’ambiente. Insomma è impossibile sapere quant’è realmente l’umidità dell’aria nella stanza e, di conseguenza, anche regolarla.

Il disastro di usabilità si conclude col libretto di istruzioni in 13 lingue, scritto dal solito delinquente, incluse le indispensabili pagine in greco, svedese e ugro-finnico. L’approssimazione e la sciatteria con cui sono scritte le istruzioni completano il quadro: i vari pezzi sono contrassegnati da lettere invece che da numeri, più semplici da ricordare. Così al posto del più banale, e intuitivo, “+” e “-” per regolare l’umidità, abbiamo due bottoni indicati con  “p” e “q” (!). Ma perché?

Sulla  pagina delle caratteristiche tecniche c’è una serie di asterischi: significa che la funzione c’è o non c’è? Un “sì” e un “no” era troppo banale?  Nella riga della potenza assorbita, infine, un dato piuttosto importante circa i consumi,  c’è la scritta “vedi targha caratteristiche” (testuale), senza alcun cenno però di dove sia questa “targha”. Forse è sul fondello dell’apparecchio, ma se è già in funzione bisognerebbe spegnerlo, aspettare che si raffreddi e svuotarlo per poter guardare se c’è l’etichetta. Non si poteva mettere il dato direttamente su libretto di istruzioni?

Dulcis in fundo, esiste un centro telefonico di assistenza  pagamento, la DLS service, di cui però non sono indicati né i giorni né gli orari di funzionamento. Insomma secondo De Longhi dovrei telefonare e spendere altri soldi per segnalare che il loro apparecchio è difettoso.

Le boiate della Stampa

Ottobre 28, 2009

Ogni testata di giornale sul web ha doverosamente il suo bravo colonnino “tette & culi” per attirare visite. Ogni tanto ci infilano qualche boiata. Ad esempio La Stampa dà conto dell’uomo dei sogni, cioè un volto che ricorrerebbe “nei sogni di migliaia di persone” (sic!).

Non so dove abbiano pescato quest’idiozia, poi però non si lamentino del calo dei lettori. Una scemenza del genere non la pubblicherebbero mai sulla versione di carta, chissà perché sul web ritengono invece di aver a che fare con una manica di deficienti, a cui propinare qualsiasi fesseria.

Sballerò

Ottobre 28, 2009

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Il programma Ballarò nacque come alternativa a quello di Santoro, temporanenamente epurato, e il giovine Floris sembrò una gradevole novità. Si scoprì insomma che i famosi santoni televisivi non sono insostituibili, e anche un signor nessuno poteva fare la sua dignitosa figura con un programma decoroso e buoni ascolti.

Purtroppo Ballarò col tempo è diventato un Porta a Porta di (centro)sinistra, col solito giro nauseante di figuranti, sempre gli stessi: Letta-Bersani-Franceschini contro Tremonti-Castelli-Gasparri, oppure Tabacci-Casini-Bindi contro La Russa-Maroni-Santanché. Ospiti più o meno fissi i politici-dobermann di Berlusconi: Lupi-Bondi-Cicchitto-Bonaiuti-Gasparri, ringhiosi e aggressivi qualunque sia l’argomento, che di solito cercano di azzannare Di Pietro, Marino, D’Alema, Vendola o la Finocchiaro.

Tutti sono mischiabili e intercambiabili, apparentemente secondo l’argomento in discussione ma spesso per criteri che appaiono imperscrutabili, se non quello dell’obbligo di comparsata televisiva dettato dal manuale Cencelli catodico.

Appuntamento quasi fisso, la telefonata in diretta del premier che inveisce e straparla per decine di minuti, contrastato da nessuno. Alla fine del programma rimane quella fastidiosa sensazione di aver perso inutilmente due ore di tempo, senza aver capito nulla avendo sentito parlare inutilmente del nulla. E soprattutto con la domanda molesta sul perché si debba pagare il canone per vedere quest’immondizia propagandistica riciclata di continuo.

Marrazzi amari

Ottobre 24, 2009

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La penosa vicenda che ha travolto Piero Marrazzo induce a qualche riflessione. Fermo restando che ciascuno, nella sua vita privata, fa quel che gli pare -anche se magari ci sarebbe da chiedersi se sia moralmente accettabile che un uomo, e a maggior ragione se uomo pubblico e di potere, sfrutti delle prostitute- quello che più colpisce nel suo caso, come in altri, è la doppiezza di certi personaggi impegnati in politica.

Che mostrano una faccia in pubblico, mentre in privato ne hanno un’altra, poco edificante e inconfessabile. Sul sito della Regione Lazio, si legge nella biografia di Marrazzo: “La famiglia è la sua vera grande passione. Ha tre figlie: Giulia , Diletta e la più piccolina, Chiara. Con loro e con Roberta, la donna della sua vita, passa tutto il tempo libero”.

Non proprio tutto, a quanto pare :). La domanda sorge quindi spontanea: ci si può fidare di un politico che si presenta con una faccia che non è la sua? Ingannando cioé i cittadini? Per questa e non per altre ragioni, Marrazzo si dovrebbe dimettere. Negli USA, scandali molto meno peggiori di questo non lasciano alcuno scampo.

Il posto fisso di Vespa

Ottobre 23, 2009

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Credo sia difficile trovare qualcuno che apprezzi il giornalismo di Bruno Vespa, contraltare pubblico di Emilio Fede nel privato. Questi due giornalisti sono ormai diventato il simbolo, a torto o a ragione, del giornalismo più deteriore, ruffiano e servile.

Nonostante questo la Rai, da anni, ha affidato al conduttore di Porta a Porta il monopolio dell’informazione di approfondimento su Rai Uno, la rete ammiraglia della Rai. In questo modo Vespa ha acquisito un potere enorme, che gli deriva per l’appunto dal fatto di gestire uno spazio così importante sulla principale rete di Stato come se fosse suo. Non contento di questo, Vespa si fa pagare uno stipendio faraonico: un milione e seicentomila euro l’anno. Insomma anche lui ha capito da tempo, come tanti altri supergiornalisti e forse prima di tutti, che il “posto fisso”, meglio ancora nell’ente pubblico e anche se nascosto sotto la foglia di fico di un contratto da esterno, è una pacchia come poche altre. Ma da quanti decenni Vespa lavora in Rai?

A qualcuno però sfugge che senza l’enorme spazio che gli è generosamente concesso sulla televisione di Stato, Vespa sarebbe ricondotto a più miti consigli e, soprattutto, a più modeste pretese, economiche e non. Senza l’occupazione in pianta stabile dello spazio serale su Raiuno, Vespa perderebbe gran parte del suo “appeal”, che in realtà è funzionale, più che gli utenti del servizio pubblico, ai partiti che spadroneggiano in Rai e che hanno bisogno del megafono permanente di Porta a Porta.

Anche ieri, per dire, abbiamo dovuto vedere Clemente Mastella che si difendeva dalle accuse che hanno travolto la moglie, Sandra Lonardo. Ma in quale altro paese del mondo il marito di un indagato, ed ex ministro, va sulla rete di Stato per difendere la moglie coinvolta in un’inchiesta ancora in corso su raccomandazioni e appalti pilotati?

Al Fano contro Facebook

Ottobre 21, 2009

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Il ministro Angelino “Al Fano” si è detto profondamente turbato del fatto che esistano ”parecchi forum su Facebook, quindi su Internet, che inneggiano all’odio nei confronti di Silvio Berlusconi, inneggiano all’omicidio nei confronti del presidente del Consiglio”.

“Poiché nel nostro Paese esiste l’obbligatorietà dell’azione penale” ha aggiunto il ministro “io mi attendo che la Magistratura faccia il proprio dovere indagando, perseguendo e trovando coloro i quali inneggiando all’odio e all’omicidio, commettono un reato penale e compiono un’azione disdicevole dal punto di vista morale. E’ un tema grande di sicurezza che riguarda la persona del presidente del Consiglio”.

Gli iscritti al gruppo che vorrebbero “uccidere Berlusconi” sono attualmente oltre 13.00o. Che facciamo: li arrestiamo tutti?