Rottura di Maroni

dicembre 15, 2009

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Francamente Roberto Maroni sembrava uno dei meno peggio della compagnia al Governo, invece non se ne salva uno che sia uno. Dopo i deliri della Carlucci, che si è sempre distinta nello sfoggio ostinato di ignoranza riguardo a Internet, ecco che anche Maroni invoca leggi demenziali e liberticide contro la rete.

In un intervento alla Camera, Maroni aveva fatto riferimento alla polemica nata per la presenza in rete di siti inneggiati all’aggressore di Berlusconi: “Valuteremo soluzioni idonee da presentare al prossimo consiglio dei ministri per consentire l’oscuramento dei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere“.

Incredibilmente, parole sensate arrivano invece da Casini: “Guai a promuovere provvedimenti illiberali“, ha affermato il laeder dell’Udc: “Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete“.

Sembra che i gruppi su Facebook pro o contro Tartaglia siano già stati oscurati. Ora non è chiaro cosa abbiano in mente al governo, ma sembra che la logica sia quella di togliere i gabinetti sui treni perché qualche imbecille scrive frasi sconce nei cessi. Ma si può?

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O mia bela Madunina

dicembre 13, 2009

Il premier Silvio Berlusconi, al termine del suo comizio oggi a Milano, è stato colpito al volto da un oggetto contundente, sembra una riproduzione del Duomo in ferro, lanciatogli da un uomo di 42 anni, Massimo Tartaglia.

Risultato dell’aggressione: un copioso sanguinamento dal labbro spaccato, una frattura del setto nasale e, pare, due denti fratturati.

Purtroppo per Berlusconi, l’aggressore non è un militante politico, non risulta iscritto a nessun partito, tantomeno comunista o di sinistra, è sconosciuto alla Digos e non ha precedenti penali. Risulta invece in cura da circa 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano. Ma a questo punto, dopo il fatto di oggi, credo che Tartaglia  si possa dichiarare clinicamente guarito :D

Troppo zelo sant’Antonio, ci sarebbe da dire se Antonio Marano, noto soprattutto per aver censurato la Borromeo nel programma della Bignardi, “L’Era Glaciale”, fosse ancora direttore di Raidue. Invece si tratta del suo successore, subentrato alla direzione di Raidue, il guardingo Massimo Liofredi, che già si è distinto subito per l’eccezionale prudenza.

Insomma c’erano questi due romipicoglioni ospiti di Daria Bignardi, Morgan e la Mannoia, che s’erano permessi di ironizzare sul premier e criticare il governo. Che fare? Dopo Topogigio a combattere l’influenza, ecco che si è arruolato Topolino per contrastare il dissenso: quasi un’ora di cartoni Disney hanno congelato la messa in onda dell‘Era Glaciale, facendola scivolare  in un orario più tranquillo vicino alla mezzanotte, evidentemente meno pericoloso, avranno pensato a Raidue, per le casalinghe di Voghera che notoriamente votano Berlusconi e per fortuna vanno a letto presto, dopo essersi rimbambite di quizzoni e Tg4.

Un eccesso di zelo davvero ridicolo, che però mette tristezza. A questo è ridotta la Rai, considerata una volta, a torto o a ragione, la più importante fabbrica culturale del paese.

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E’ almeno un mese che su tutti i giornali e sui tg ci rompono l’anima sull’estradizione di Battisti, qualcosa di cui alla stragrande maggioranza degli italiani non importa un fico. Su “La Repubblica” del 27 novembre 2009 a pag. 37 (trentasette!) scopro un minuscolo trafiletto sulle indagini riguardo ad un colossale truffa sui contatori del gas.

Dodici avvisi di garanzia
a manager di Eni e di Snam Rete Gas, la controllata del colosso petrolifero che si occupa della distribuzione del metano in Italia. I pubblici ministeri Letizia Mannella e Sandro Raimondi hanno chiuso una parte delle indagini condotte insieme con la Guardia di Finanza sulle misurazioni del gas: le società e i loro manager avrebbero sottratto al pagamento delle accise un miliardo e mezzo di metri cubi di gas, pari a 260 milioni di euro, e all’ accertamento qualcosa come 20 miliardi di euro.

Ora rischiano di finire a giudizio, tra gli altri, Carlo Malacarne, direttore generale delle attività operative di Snam Rete Gas e Claudio Baroni, responsabile dell’ ufficio tributario. Per Eni, Stefano Cao, ai tempi direttore della divisione Exploration & Production di Eni. Oltre all’ illecito tributario, gli indagati sono stati iscritti anche per l’ ostacolo dell’ esercizio delle funzioni di vigilanza, perché non osservavano gli obblighi di comunicazione all’ Autorità per l’ energia elettrica ed il gas (AEEG).
[fonte Repubblica]

No so a voi, ma a me questa sembrerebbe una notizia senz’altro da prima pagina, stiamo parlando di una truffa spaventosa ai danni dello Stato e quindi della collettività. E invece la notizia sta a pagina 37 di uno dei più importanti quotidiani nazionali, in un trafiletto quasi invisibile. Poi qualcuno si lamenta della scarsa credibilità del nostro giornalismo.

C’è vita intelligente anche nel PDL, pare. L’onorevole Roberto Cassinelli ha infatti presentato una proposta di legge per modificare il demenziale decreto legge Pisanu che, con la scusa della sicurezza nazionale contro il terrorismo, prevede l’identificazione, con tanto di documento di identità da fotocopiare e archiviare, di chiunque voglia collegarsi a un internet point.

Scrive Cassinelli nel suo blog: “L’attuale normativa è eccessivamente restrittiva e crea un grosso freno allo sviluppo e alla diffusione delle nuove forme di comunicazione. È opportuno evidenziare che nessun paese occidentale adotta una normativa tanto restrittiva, neppure gli Stati Uniti, le cui leggi contro il terrorismo sono le più severe al mondo”.

Purtroppo il rattoppo rischia di essere peggiore del buco, perché si ipotizza comunque un’autentificazione tramite sms. All’atto del collegamento, un’apposita finestra andrebbe a bloccare l’accesso alla rete wireless, chiedendo all’utente l’inserimento del proprio numero di cellulare. Pochi secondi dopo verrebbe inviato tramite SMS il codice per sbloccare il sistema e accedere tranquillamente alla rete. Questo però introdurrebbe altre complicazioni: chi pagherebbe gli sms? Ma, soprattutto, questo sistema precluderebbe l’accesso a tutti coloro che non hanno una sim italiana, per esempio i turisti stranieri.

Ma quel che più conta sarebbe forse sapere quanti terroristi hanno preso finora con queste norme demenziali. Per coerenza, si dovrebbe identificare anche chi entra in un bar (potrebbe complottare con dei complici), oppure chi prende il treno o una corriera (potrebbe andare a fare un attentato). E vogliamo forse non identificare chi entra in un ufficio postale? (potrebe spedire le istruzioni per fare una bomba o una lettera all’antrace!).

A questo punto, perché non mettere a tutti, nessuno escluso, un braccialetto elettronico e buonanotte? Siamo alla pura follia, quest’ossessione di controllare tutto sta diventando francamente ridicola.

Non si capisce poi quale fesso di terrorista andrebbe in un internet point per commettere dei reati, e soprattutto quali. Manderebbe una mail al complice con scritto: “Ci vediamo il 24 dicembre in località X ad ore 21, porta la dinamite come concordato”? Qualcuno si ricorda l’idea demente di Frattini di censurare su internet le parole “attentato”, “bomba” “esplosivo” eccetera? Noi italiani siamo proprio specialisti a farci ridere dietro.

Aziende dal volto umano / 3

novembre 27, 2009

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Tra la crisi economica e il precariato che avanza, ogni tanto si leggono notizie che appaiono come un barlume di speranza in una società sempre più dura e spietata.

Dopo i casi dell’operaio Carlo Corraini, vittima di un terribile incidente e la cui azienda, l’Aqualfil di Rovereto, gli ha tenuto il posto benché non fosse obbligata, quello del pastaio Enzo Rossi che ha dato un aumento di 200 euro ai suoi operai dopo aver provato a vivere con mille euro al mese, oppure quello dell’ex tornitore Attilio Camozzi, divenuto industriale che salva gli operai della INNSE, ora arriva un’altra buona notizia.

L’azienda Meltasim spa di Rovereto, dopo aver letto la lettera dello studente modello 17enne che voleva lasciare gli studi per aiutare la famiglia in difficoltà, ha deciso di offrire un posto di lavoro al padre neo-disoccupato. Lo ha annunciato con una lettera al Corriere della Sera, Maurizio Azzolini, amministratore delegato, che riconosce al ragazzo al centro della vicenda grande “nobiltà d’animo”.

Tuttavia la sua iniziativa, spiega, “potrebbe trasmettere un segnale non positivo, ossia che studiare è un’opportunità riservata solo ai benestanti”. Inoltre, secondo Azzolini, “se vogliamo dare un futuro al nostro territorio e al nostro Paese non possiamo permetterci alcun arretramento sul fronte degli investimenti, nella conoscenza e nella qualificazione professionale”. Ecco perchè “noi imprenditori – aggiunge – non ci stanchiamo di invocare il massimo impegno nel campo dell’istruzione e della formazione”.

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Brutta vicenda di censura preventiva a La7. Il direttore Antonello Piroso ha cancellato l’inchiesta di Silvia Resta che doveva andare in onda nel programma “Reality” del 16 novembre.

L’argomento principale era la storia del famoso “papello” di Riina, e parlava dei presunti rapporti che Marcello Dell’Utri avrebbe avuto con dei mafiosi, anche di peso notevole nell’organizzazione. In particolare, si parlava dei suoi rapporti con i fratelli Graviano, coloro che fondarono il primo circolo di Forza Italia a Palermo-Brancaccio e che successivamente furono condannati per la bomba ai Georgofili di Firenze.

Piroso ha negato la trasmissione del servizio perché secondo lui l’inchiesta aveva una «costruzione a tesi» e «testimonianze unidirezionali», inoltre ha accusato la Resta di fare «giornalismo militante». E’ insorta la redazione, che ha protestato ribadendo la bontà dell’inchiesta e contestando anche il modo, cioé la censura scattata a poche ore dalla messa in onda. “Sconcerto” e un “invito a ripensarci” sono stati espressi dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio e da Stampa Romana.